Le risorse sprecate dei RAEE non raccolti ed il disastro della raccolta differenziata italiana

La questione della raccolta differenziata, del riciclaggio, del recupero dei materiali, dello sviluppo di tecnologie innovative che diano sviluppo economico, posti di lavoro e siano di supporto all’ambiente, si sa in Italia non hanno mai trovato molto spazio a causa di una scarsa cultura generale che ritiene la raccolta differenziata una perdita di tempo, di energie, o forse semplicemente troppo complicata da attuare.

 Tralasciando i dati statistici che dimostrano palesemente come il nord Italia sia più virtuoso rispetto al centro e al sud Italia, e gli ultimi dati inerenti i comuni ricicloni che hanno messo in evidenza il disastro della capitale, resta il problema dei rifiuti, della loro gestione e del loro recupero; già perché non è proprio possibile pensare che se si ignora il problema quest’ultimo svanisca. Dobbiamo prendere atto che il continuo avvio in discarica dei nostri rifiuti oggi non è più possibile, lo spazio non è infinito e buchi neri in grado di inghiottire tutti i nostri scarti non siamo ancora in grado di crearli; non è tutto, dobbiamo ancora ricordarci che la cattiva gestione dei rifiuti, a partire dalle nostre case, fino ad arrivare alle aziende all’interno delle quali lavoriamo, comporta un avvelenamento dell’ambiente, dell’aria che respiriamo, del cibo che mangiamo e in un periodo di crisi economica come quello che viviamo comporta anche una ulteriore perdita di redditività e di posti di lavoro. E’ lampante quindi come la questione dei rifiuti se ignorata è come un cane che si morde la coda con la sola conseguenza che facciamo del male a noi stessi sia dal punto di vista della salute che economico. E parlare anche di economia ritengo sia un obbligo  perché molto spesso non riusciamo a comprendere come i rifiuti possano dare anche sviluppo economico. Questo perché ancor più spesso dimentichiamo da dove provengano i materiali con i quali i nostri beni sono prodotti e dai quali poi scaturiscono i nostri rifiuti.

Consideriamo i famosi beni durevoli, i RAEE, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, composti per la maggior parte da sostanze la cui disponibilità sul nostro pianeta è limitata e difficilmente accessibile tanto da essersi guadagnate l’appellativo di Terre Rare. Ma non è solo da questi che sono composti, troviamo anche oro, argento, platino, plastica, vetro, rame ed altri materiali che in percentuali più o meno influenti compongono tutti quegli oggettini tecnologici con i quali ormai viviamo tutti i giorni, sia per piacere che per lavoro.

Dove finiscono quando si rompono, giungono a fine vita o semplicemente li sostituiamo con un modello più innovativo? Il più delle volte vengono accatastati all’interno delle nostre case in scatoloni che vengono poi dimenticati, altre volte vengono gettati nell’indifferenziata (nella speranza che nessuno li veda) e solo in piccola parte viene avviata ad un corretto recupero. E se nelle nostre case, nella nostra quotidiana vita domestica l’abitudine è questa, nelle aziende le cattive abitudini non sono diverse. Generalmente i RAEE vengono accatastati all’interno di magazzini aspettando che qualcuno si prenda la briga di portarli via, gratis ovviamente. E ciò comporta purtroppo anche ad una cattiva gestione dei nostri rifiuti che dovremmo iniziare a considerare come fossero delle risorse per noi stessi.

Più volte ho tentato di spiegare come l’avvio a recupero dei rifiuti elettronici, dei metalli, delle plastiche, del vetro, a lungo termine porterà inevitabilmente ad un abbassamento dei prezzi dei prodotti che ne scaturiscono, è economia su larga scala. Basterebbe considerare il costo medio di un personale computer dieci anni fa, ed il costo di un personal computer oggi.

Con la raccolta differenziata ed il corretto trattamento dei rifiuti la filosofia alla base è la stessa.

Durante questi ultimi due anni, grazie al polverone sollevato dal SISTRI (ad oggi ricordiamo sospeso fino a Giugno 2013), molte aziende si sono poste il problema della gestione dei rifiuti, il che a conti fatti è stato un bene ovviamente, ma non è sufficiente, ancora molta ignoranza permane in quest’ambito dando adito alle più complesse e fantasiose teorie circa lo smaltimento dei rifiuti.

Le stime elaborate dall’ E-Waste Academy sulla raccolta dei RAEE hanno dimostrato come questa particolare tipologia di rifiuti, di cui tutti siamo ormai produttori, sia poco raccolta, trattata male ed i materiali che siamo in grado di recuperare sono fin troppo bassi.  Sappiamo, dalle recenti stime, che nei paesi in via di sviluppo dove mancano le basi tecnologiche per recuperare questi rifiuti, i materiali che li compongono vengono di fatto recuperati, ma non essendoci alcun controllo, danneggiano la salute degli operatori. Sappiamo inoltre che moltissimi paesi, tra i quali anche l’Italia, inviano verso questi paesi i suoi rifiuti tecnologici, chiudendo gli occhi di fronte ai danni che vengono causati da una tale pratica, il tutto nell’ambito di un risparmio economico, di un aumento della redditività degli operatori, ed in nome della difesa ambientale (perché avvelenare persone e ambienti di luoghi distanti migliaia di chilometri è un comportamento virtuoso). La realtà dei fatti invece ci dovrebbe far comprendere che già nel nostro paese noi potremmo essere in grado di recuperare i preziosi materiali che compongono i rifiuti elettronici.

Attualmente sappiamo che la produzione industriale dei dispositivi elettronici utilizza 320 tonnellate di oro e 7500 tonnellate di argento l’anno, e di tutto ciò viene recuperato solo una minima percentuale pari al 15%, il che ci dice che la restante parte viene persa a causa di smaltimenti illegali, di traffici illeciti, per conferimenti in discarica.

Se invece la raccolta differenziata di questi rifiuti, il loro recupero ed il loro trattamento fosse effettuato sfruttando al meglio le potenzialità a nostra disposizione, certamente le quantità aumenterebbero a dismisura facendoci giungere a quel punto di equilibrio che determinerebbe poi una riduzione dei costi di produzione dei beni. E’ da tenere presente che la continua estrazione di materie prime dal sottosuolo non può essere continua ed a tempo indefinito, prima o poi dovremo renderci conto che una condotta sconsiderata come la nostra ha delle conseguenze, e la prima fra tutte sarà certamente una impennata dei costi di produzione dei beni tecnologici con una riduzione della fetta di mercato che potrà acquistarlo. Ma tale ragionamento può essere facilmente applicato anche ad altre tipologie di rifiuto dai quali è possibile reperire materie prime secondarie.

Ad oggi, il sistema normativo italiano, detta delle regole per la gestione dei rifiuti, e nell’ambito dei RAEE sono state recentemente emanate delle regole per una corretta raccolta differenziata di questi rifiuti. Il famoso “uno contro uno” ossia il D.M. 65 del 8 Marzo 2010, se correttamente applicato, dai grandi centri di distribuzione e dai piccoli distributori potrebbe comportare una impennata dei tassi di raccolta differenziata. Sul territorio nel corso degli ultimi due anni, molto è stato fatto per adeguare i centri di raccolta affinché siano aperti ad accettare i RAEE derivanti dalla distribuzione, altrettanto è stato fatto in alcuni comuni virtuosi per attivare servizi di raccolta a domicilio dei RAEE per portarli poi in isola ecologica. Ancora molto resta da fare sul fronte delle aziende che non hanno ben compreso come le apparecchiature elettriche in loro possesso, obsolete, danneggiate, o in disuso siano in realtà dei rifiuti e che come tali devono essere trattati, ossia ci si deve affidare ad aziende autorizzate affinché vengano trasportati ad impianti di trattamento autorizzati. E’ forse in questa direzione che la normativa italiana dovrebbe muoversi imponendo ai produttori di rifiuti di gestirli nella maniera corretta, dalla loro produzione, al loro trasporto fino al loro conferimento in impianto. Rari sono ad oggi esempi del genere che perlopiù risiedono in aziende certificate e che quindi hanno alle spalle professionisti in grado di dare un valido supporto all’imprenditore nell’ambito della sicurezza e dell’ambiente.

Prima di concludere, vorrei riportare anche alcuni dati derivanti da Legambiente inerenti i “Comuni Ricicloni”. Per il terzo anno di file il primato spetta a Ponte sulle Alpi in provincia di Belluno, in seconda posizione si classificano circa 1123 comuni che hanno un tasso di raccolta differenziata che si aggira intorno al 65%. Al Sud Italia è Salerno a detenere il primato con il 68% e questo dimostra come l’Italia viaggi a due velocità per quanto riguarda la raccolta differenziata. Dai dati che sono stati raccolta è emerso – ha commentato il presidente di Legambiente – una riduzione della produzione dei rifiuti del 4,4 % segno della crisi economica.

L’immagina proposta di seguito, prodotta dalle stime di Legambiente, mostra chiaramente qual è per ogni regione la percentuale di comuni ricicloni sul totale dei comuni. E’ lampante come il Veneto sia al primo posto con una percentuale che supera il 60%, e altrettanto chiara è l’immagine di una Italia spaccata letteralmente in due. Infatti le percentuali maggiori si registrano nelle cinque regioni del nord Italia, per poi lasciare spazio ad una drastica riduzione delle percentuali che giungono fino allo 0% nella Basilicata, lo 0,2% nella Calabria e lo 0,4 % nella Puglia.

Politiche ambientali più incisive, personale competente, campagne di sensibilizzazione, supporto alle pubbliche amministrazioni nella preparazione di progetti dedicati alla raccolta differenziata, nuove infrastrutture, potrebbero essere la risposta a percentuali così basse.

La strada che il nostro paese deve fare per allinearsi all’unione europea è ancora lunghissima. Manca ancora una cultura nazionale che abbia compreso come la virtù di un popolo oggi passa anche attraverso il recupero dei rifiuti, delle materie che li compongono, l’utilizzo di energie da fonti rinnovabili. E’ forse giunto il tempo che ognuno di noi si chieda realmente in quale mondo vuole vivere?

Se ognuno di noi compie un piccolo passo, tutti insieme possiamo compiere un grande salto.

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Un pensiero su “Le risorse sprecate dei RAEE non raccolti ed il disastro della raccolta differenziata italiana

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