RAEE Uno contro Zero la semplificazione…in teoria

78-Immagine4Potrà sembrare che ne parliamo con notevole ritardo ma in realtà avevamo già descritto in uno degli ultimi articoli cosa sarebbe successo con la pubblicazione in G.U. del decreto  Uno contro Zero.

La conferma di quanto al Legislatore poco piaccia toccare con mano la realtà restando invece nell’ambito della teoria e della faciloneria è arrivata puntuale con il decreto 31 Maggio 2016 n. 121, entrato in vigore il 22 Luglio 2016, con il quale di fatto viene data attuazione all’ Uno contro zero già annunciata nel d.Lgs. 49/2014.

In questo articolo non ci soffermeremo su ogni singolo punto del decreto, avendolo già analizzato a suo tempo evidenziandone ogni criticità pratica, ma ci limiteremo a ricordare e sottolineare quali sono gli adempimenti ai quali i distributori dovranno adempiere per essere in regola con questo nuovo decreto sui RAEE.

Innanzitutto ricordiamo che l’Uno contro Zero non coinvolge tutte le tipologie di RAEE ma soltanto quelli di piccolissime dimensioni e che presentano quindi  dimensioni esterne non superiori a 25 cm.

Lo spirito alla base dell’Uno contro Zero avrebbe dovuto essere quello di incentivare la raccolta di questi RAEE per permettere al nostro paese di raggiungere i tassi di raccolta prefissati dall’Unione Europea in materia di rifiuti elettronici. Purtroppo come spesso accade il legislatore ha dimenticato di toccare con mano la realtà cercando di andare incontro a quelle che sono le esigenze dei distributori, principali soggetti coinvolti, e li ha caricati, ancora una volta, di adempimenti  ovviamente sanzionabili.

Inoltre, ed avremo modo di ribadirlo nel corso dell’articolo, è accaduto che il legislatore si sia anche contraddetto nella stesura della norma ed auspichiamo che qualcuno vi ponga rimedio onde evitare confusione e prestare il fianco alla sanzione facile…

Ricordiamo che l’Uno contro Zero prevede che gli utilizzatori finali, domestici, possono conferire i loro piccolissimi RAEE presso i distributori, senza l’obbligo di acquisto di una nuova AEE, a differenza di quanto avviene per l’Uno contro Uno.

Soggetti coinvolti

I soggetti coinvolti da questo decreto sono tutti quei distributori che hanno una superficie di vendita superiore a 400 mq. Per essi l’Uno contro Zero è un obbligo. Per tutti gli altri distributori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, adempiere all’Uno contro Zero è una facoltà. Resti ben inteso che adempiere facoltativamente all’Uno contro Zero non significa farlo in maniera parziale ma occorre rispettare ogni punto della norma, che come vedremo riserva delle interessanti sorprese.

Tra i distributori che potranno aderire facoltativamente rientrano anche quelli che adottano tecniche di vendita a distanza.

E’ utile ricordare, al fine di evitare sanzioni, che gli obblighi previsti dall’Uno contro Uno non decadono e che aderire all’Uno contro Zero non esclude il precedente. Ciò significa che tutti i distributori di apparecchiature elettriche ed elettroniche a nuclei domestici restano sempre obbligati all’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali in categoria 3-bis.

 

Rifiuti coinvolti

A differenza di quanto avviene con l’Uno contro Uno, i RAEE coinvolti sono quelli di provenienza domestica e con dimensioni esterne massime di 25 cm. Potranno essere sia pericolosi che non pericolosi.

I RAEE di dimensioni  maggiori e provenienti da nuclei domestici o professionali restano assoggettati a quanto previsto dal D.M 65 del 8 Marzo 2010 così come modificato dal D.Lgs. 49/2014.

I distributori potranno rifiutarsi di ritirare i RAEE, rientranti nell’Uno contro Zero, solo nei casi in cui sia evidente la mancanza di componenti essenziali (a questo punto è lecito chiedersi il perché…)  o se contengono al loro interno rifiuti diversi dai RAEE.

Obblighi del distributore

Il distributore obbligato o che volontariamente aderisce all’Uno contro Zero, deve:

  • Ritirare i RAEE di piccolissime dimensioni dagli utilizzatori domestici;
  • Informare gli utilizzatori finali, in modo esplicito, circa la gratuità del ritiro e del fatto che esso non comporta l’acquisto di una nuova apparecchiatura. Tale informazione deve essere fornita con modalità chiare e di immediata percezione anche tramite l’apposizione di avvisi facilmente leggibili collocati nei locali commerciali;
  • Se lo desidera, potrà favorire il conferimento dei RAEE di piccolissime dimensioni attraverso campagne pubblicitarie, campagne informative o di sensibilizzazione o iniziative commerciali incentivanti o premiali;
  • Deve allestire il luogo di ritiro che potrà essere localizzato nel punto vendita o nelle immediate vicinanze purché di pertinenza del distributore stesso;
  • Compilare la documentazione di carico e scarico (con modulistica unica per l’Uno contro Zero).

Luogo del ritiro

Al distributore spetta l’allestimento del luogo del ritiro dei RAEE. Egli dovrà mettere a disposizione degli utenti finali uno o più contenitori che abbiano le seguenti caratteristiche:

  • Essere liberamente e facilmente fruibili;
  • Essere adeguatamente segnalati dal distributore;
  • Se collocati all’interno del punto vendita, dovranno essere collocati preferibilmente in corrispondenza dei punti di accesso o uscita;
  • Se posti all’esterno del punto vendita dovranno essere posti in luoghi di pertinenza del punto vendita e comunque su un’area circoscritta, al riparo da agenti atmosferici;
  • Essere predisposti in modo da assicurare che il conferimento ed il deposito dei RAEE avvenga in sicurezza e senza rischi per l’ambiente e la salute umana;
  • Essere strutturati in modo tale che i RAEE conferiti non siano poi accessibili o asportabili;
  • Riportare visibilmente l’indicazione delle tipologie di RAEE conferibili;

In ogni caso i distributori dovranno garantire la raccolta separata dei RAEE, ossia pericolosi dai non pericolosi. Agli stessi viene conferita la responsabilità su eventuali furti di RAEE dai contenitori.

Periodicamente il distributore dovrà svuotare i contenitori nel deposito preliminare (o ex luogo di raggruppamento).

Luogo di raggruppamento

Il luogo di raggruppamento non presenta novità differenti da quelle già previste per il luogo di raggruppamento dell’Uno contro Uno. Difatti il legislatore ha previsto che si possa utilizzare lo stesso luogo per il raggruppamento dei RAEE provenienti dall’Uno contro Zero ma occorre prestare attenzione in quanto questi RAEE devono essere tenuti separati da quelli provenienti dall’Uno contro Uno (ricordiamo anche che la modulistica è diversa per la loro gestione). A scanso di equivoci ricordiamo inoltre che il luogo di raggruppamento è un luogo diverso dal deposito temporaneo, ossia da quel luogo nel quale il distributore dovrà raggruppare i propri rifiuti in attesa di inviarli ad un impianto autorizzato al trattamento (questi rifiuti adottano una modulistica diversa dalle prime due per la loro tracciabilità ossia registro di carico e scarico, formulario di identificazione rifiuti e SISTRI).

Tempi di permanenza dei RAEE  e trasporto

I RAEE provenienti dall’Uno contro Zero potranno essere avviati a:

  • Centro accreditato di preparazione per il riutilizzo;
  • Centro di raccolta;
  • Centro di raccolta o di restituzione organizzato e gestito dai produttori di AEE ai sensi dell’art. 12 comma 1 lett. b) del D.Lgs. 49/2014 a seguito di apposita convenzione con il distributore e che il trasporto abbia per oggetto solo ed esclusivamente i RAEE gestiti per il tramite di quel sistema;
  • Impianto autorizzato al trattamento dei RAEE ai sensi della vigente disciplina;

entro sei mesi dalla loro presa in carico o al raggiungimento di 1000 Kg. In ogni caso la durata del deposito non può superare 1 anno.

Il trasporto dei RAEE derivanti dall’Uno contro Zero dal luogo di raggruppamento del distributore è soggetto a preventiva richiesta di iscrizione in categoria 3-bis da parte del distributore stesso o di un trasportatore che agisce per suo nome.

Durante il trasporto, i RAEE sono accompagnati da un documento di trasporto conforme all’allegato 2 del decreto in esame. Tale documento dovrà essere numerato ed in 3 esemplari.

Il documento dovrà essere datato e firmato dal distributore o dal trasportare che agisce per suo nome e reca in allegato i moduli di cui all’articolo 5 comma 6.

Quest’ultimo modulo è una sorta di annotazione compilata e firmata dal distributore ogni qual volta dovrà svuotare il contenitore a servizio degli utilizzatori finali nel luogo di raggruppamento.

Al termine del trasporto, il trasportatore, se diverso dal distributore, provvederà a consegnare al distributore una copia del documento di trasporto sottoscritta dall’addetto al centro o all’impianto e tratterrà per sé una copia. La terza copia resterà in possesso del luogo di destino dei RAEE.

Il trasportatore e/o il distributore adempiono agli obblighi di tenuta del registro di carico e scarico attraverso la conservazione per 3 anni dei documenti di cui sopra.

Conclusioni

Se di semplificazione si voleva parlare è chiaro che l’obiettivo è stato mancato completamente. Grazie a questo decreto, si vedano i commenti nei precedenti articoli inerenti, i distributori dovranno ora avere sotto mano ulteriori moduli e documenti da compilare. Nella realtà ciò che ha fatto il legislatore è stato creare più confusione di quanta già non ce ne fosse. Per chi non se ne fosse ancora reso conto il distributore dovrà essere in grado di compilare e conservare tre tipologie di documenti a seconda della tipologia di rifiuto che dovrà gestire.

Nell’ordine:

  • Registro di carico e scarico, formulari ed eventualmente schede SISTRI per i rifiuti prodotti dalla sua attività;
  • Schedario di carico e scarico e documenti di trasporto semplificato per i RAEE derivanti dall’Uno contro Uno;
  • Modulo di annotazione dei RAEE e documento di trasporto semplificato (lo chiameremo bis?) per i RAEE derivanti dall’Uno contro Zero.

Inoltre il distributore dovrà fare in modo che le tre tipologie di rifiuti siano tra di loro separate e ricordiamo dovrà essere in ogni caso iscritto all’Albo Gestori Ambientali in categoria 3-bis (in quanto deve adempiere agli obblighi relativi all’Uno contro Uno). Non dimentichiamolo mai!   Il legislatore sembra averlo fatto quando fa riferimento ai trasportatori invece in quanto nel modulo di trasporto alla voce trasportatore troviamo: “Estremi iscrizione all’albo gestori ambientali ( se si tratta di soggetto iscritto)”. Ciò induce in errore. All’articolo 7 comma 3 viene ribadito l’obbligo di essere iscritti in categoria 3-bis.

Ambiente & Rifiuti resta comunque a vostra disposizione per ogni chiarimento in merito.

Scarica qui il Decreto 31 maggio 2016 n. 121

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei Vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

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RAEE della distribuzione – un corso per apprendere i dettagli pratici ed operativi

Dei RAEE provenienti della distribuzione ne abbiamo parlato moltissimo in questo blog e l’anno scorso abbiamo anche pubblicato un piccolo manualetto edito dalla Grafill – Riciclo e Gestione RAEE che permetteva a tutti di conoscere gli aspetti pratici ed operativi del mondo dei RAEE (ed in parte anche del mondo dei rifiuti in generale).

Sappiamo bene che non è sempre semplice dedicare delle ore della propria giornata lavorativa per poter studiare tutti gli aggiornamenti normativi e quindi abbiamo pensato di condensare in un intero pomeriggio le nozioni principali del mondo dei RAEE della distribuzione.

Il corso si svolgerà nel pomeriggio del 10 Giugno 2016 (al raggiungimento di almeno 15 partecipanti).

Luogo: Viale Castrense 8 – 00182 – Roma (RM)
Presso: Solco Srl

Costo: 130,00 € + IVA – Uno sconto del 10% è riservato agli utenti del portale Ambiente&Rifiuti.

Per poter usufruire dello sconto sarà sufficiente inviare una mail a: Ambiente&Rifiuti indicando nell’oggetto iscrizione al corso RAEE. Vi invieremo la scheda di iscrizione abilitandovi lo sconto del 10%.

Qualora il corso non dovesse essere attivato il 10 Giugno e fosse rinviato, la vostra iscrizione resterà valida per la prima data utile successiva.

Rivolto a: Distributori ed installatori di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche)
Prepara per: Una corretta gestione del “Uno contro Uno” e degli adempimenti previsti dalla normativa per non incorrere in pesanti sanzioni previste per la mancata iscrizione e/o ritiro
Requisiti: Non sono richiesti particolari requisiti o competenze
Docenti: Ing. Vito la Forgia – Ingegnere Ambientale e del Territorio

Programma

Il corso si articola in capitoli dedicati specificatamente a chi vuole conoscere gli aspetti pratici ed operativi del mondo dei RAEE derivanti dalla distribuzione.

  1. Riferimenti normativi – Evoluzione normativa del 2014 con il D.Lgs. n. 49 del 2014
  2. Iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali in categoria 3-bis
  3. Gestione dell’Uno contro Uno dalla raccolta al deposito preliminare
  4. Trasporto dei RAEE
  5. Tracciabilità dei RAEE derivanti dall’Uno contro Uno
  6. Gestione dell’Uno contro zero, i casi ancora aperti
  7. Sanzioni
  8. Analisi dello schema del decreto RAEE in bozza presso il Ministero
  9. I servizi dello Sportello RAEE

Gli argomenti sono tanti ed avremo quindi un pomeriggio molto intenso.

Per maggiori informazioni ed iscrizioni clicca qui

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei Vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

 

L’importanza del riciclaggio dei RAEE

logo_laForgiaDopo una prolungata assenza sull’argomento, oggi torniamo a parlare di RAEE.

Viviamo in un mondo tecnologico, fatto di dispositivi elettronici che ci aiutano in ogni fase della giornata ed in ogni attività. Ipotizzare di vivere senza l’ausilio di questi dispositivi è ovviamente un’utopia, ne siamo assuefatti.

Affinché il nostro idillio tecnologico sia duraturo nel tempo però è necessario che tutte le materie prime per la produzione di nuovi dispositivi siano sempre disponibili ed a prezzi accessibili.

Come ben sappiamo, un normale dispositivo tecnologico è in genere composto, in varie percentuali dai seguenti materiali:

  • Plastica;
  • Alluminio;
  • Ferro;
  • Rame;
  • Metalli preziosi;
  • Terra rare.

Mi si perdoni se ho dimenticato qualche elemento, ma questi sono quelli a più elevata percentuale che ritroviamo all’interno dei nostri dispositivi e che giustificano tutto ciò che andremo ad illustrare nel corso di questo articolo.

L’estrazione di materie prime sappiamo bene essere un costo per la nostra società, e sappiamo anche abbastanza bene che l’estrazione di queste sostanze non può essere considerata infinita poiché le nostre risorse sono limitate. Alcune sostanze però sono ancor più limitate ed altre richiedono interventi ecologicamente dannosi per la loro estrazione (ad esempio le terre rare).

Affinché quindi il costo dei beni tecnologici prodotti sia sempre accessibile al grande pubblico, è necessario che le aziende produttrici siano in grado di approvvigionarsi di queste sostanze a costi ridotti. Tali costi devono ovviamente tener conto della produzione (estrazione) e trasporto.

Tutta questa premessa è utile per poter introdurre l’argomento di cui vorrei parlare ossia, la necessità di spingere il riciclaggio dei RAEE su scala più ampia.

Qualche giorno fa sul sito www.repubblica.it è apparso un interessante articolo che va in leggera controtendenza a tutti i report che sono stati sbandierati ultimamente in tema di riciclaggio dei RAEE.

A quanto pare in Europa il riciclo dei RAEE sta fallendo.

“Solo un terzo dei RAEE in Europa viene correttamente riciclato, mentre un gran numero di cellulari, computer e televisori prende la strada dello scambio o dello smaltimento illegale”

La notizia vien fuori da uno studio condotto dalle Nazioni Unite insieme all’Interpol.

Si rinvia il lettore alla lettura dell’articolo che fornisce buoni spunti per ulteriori ricerche e per comprendere alcuni aspetti, a mio parere fondamentali, che hanno condotto ad una tale affermazione.

Innanzitutto, lo studio afferma che al contrario di quello che si pensi i RAEE non vengono gestiti illegalmente inviandoli in africa o in altri paesi in via di sviluppo, ma la gestione illegale avviene proprio vicino casa nostra, ovvero all’interno del proprio quartiere i RAEE vengono gestiti fuori norma con danni all’ambiente ed all’economia.

Non potendo parlare per gli altri paesi europei, possiamo invece fare il punto sulla questione italiana.

La crisi economica che ha condizionato il nostro paese, ha fatto migrare l’interesse di alcune figure particolari del mondo dei rifiuti, quali sono i cosiddetti “rottamai”, verso il mondo dei RAEE.

Il problema di fondo è che loro non sono specialisti del settore e pochi comprendono cosa contengano di fatto i RAEE al loro interno (in termini di materiali nocivi per l’ambiente). Ci si è quindi limitati a smontare manualmente i RAEE estraendo le componenti che secondo loro avevano più valore, disinteressandosi di fatto di tutto ciò che rimaneva. Questa frazione residua, in alcuni casi veniva gestita secondo i normali canoni della gestione rifiuti e quindi avviati a trattamento in altri impianti specializzati, in altri casi invece purtroppo, se la gestione era già abbastanza fumosa e poco lecita, veniva abbandonata o avviata alla discarica.

Tale pratica quindi ha escluso dai conteggi ufficiali della gestione dei RAEE una buona percentuale di flussi.

Prendiamo alcuni numeri. Secondo lo studio di cui sopra, nel 2012 in Europa solo 3.3 milioni di tonnellate di RAEE sarebbero state gestite legalmente e quindi riciclate su un totale di 9.5 milioni di tonnellate di RAEE. Di questi 3,3 milioni di tonnellate, solo 1,3 sarebbero state avviate all’esportazione. Quindi vuole dire che la fetta maggiore dell’intera torta rappresentante i RAEE sul mercato è stata gestita illegalmente.

Tutto ciò denota da un lato un mancato controllo da parte delle forze dell’ordine circa il trasporto di rifiuti, dall’altra una cattiva informazione al pubblico su come smaltire correttamente i RAEE senza danneggiare l’ambiente. Occorre però tener presente anche un altro aspetto di non poco conto. I RAEE come sappiamo possono essere di origine domestica e professionale. Il loro viaggio dal produttore del rifiuto all’impianto di trattamento è ovviamente diverso e ciò comporta possibilità di esonero dalla legalità molto diverse.

Proviamo a sintetizzare:

I RAEE domestici dovrebbero  viaggiare dalla sede dell’utente domestico al centro di raccolta comunale. Qui i RAEE vengono poi convogliati verso l’impianto di trattamento. Il più delle volte quest’ultima tratta è seguita da uno dei consorzi obbligatori ai quali i produttori di AEE aderiscono. Ciò significa che i rifiuti sono tracciati e non vi è possibilità di infiltrazioni da parte di operatori poco onesti (almeno in teoria).

I RAEE professionali sono generati all’interno di aziende, unità amministrative e simili. Nonostante il D.Lgs. 49/2014 assimili le AEE dual use a AEE domestiche, spesso i RAEE generati da contesti al di fuori di quelli domestici sono gestiti come rifiuti speciali. Normalmente il tragitto che compiono i RAEE professionali prevedono la presa in carico da parte di un operatore professionale autorizzato ed il conferimento presso un impianto di trattamento autorizzato. In questo caso i rifiuti sono tracciati grazie all’ausilio dei formulari di identificazione rifiuti.

Accade però sempre più spesso che questa strada virtuosa non venga seguita, che i RAEE vengano raccolti da operatori non autorizzati ma in grado di pagare all’utente che cede i RAEE una somma di denaro, ovviamente “a nero”. Ovviamente questa pratica vale per i RAEE che hanno un valore per le componenti presenti al loro interno ed il risultato è che i cosiddetti RAEE non pericolosi (perlopiù PC-case, quadri elettrici ecc..) vengano ritirati lasciando al produttore di rifiuti quelli di minor valore e che hanno costo per la loro gestione.

Ciò comporta quindi un mancato tracciamento dei RAEE i quali escono fuori sia dal controllo da parte dei consorzi obbligatori sia degli impianti di trattamento autorizzati.

Il risultato è quello che viene esibito nello studio con il quale abbiamo aperto il nostro articolo ossia un gran flusso di RAEE che non sono tracciati e sono gestiti illegalmente. La gestione illecita ovviamente impedisce ai materiali di essere trattati e riciclati correttamente e non alimentano la filiera virtuosa che invece dovrebbe essere punto cardine dell’intero sistema del ciclo di vita della apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Con queste premesse appare chiaro che il tasso di riciclaggio dei RAEE potrebbe essere in realtà più alto di quello che abbiamo oggi e che tutto il virtuosismo che tanto viene decantato dai report del centro di coordinamento RAEE con le sue percentuali sulla raccolta e le soglie raggiunte dalle varie regioni appaiono ora alquanto scialbe e prive si significato.

Il problema legato al riciclaggio dei RAEE, almeno in Italia potrebbe essere risolto abbastanza facilmente applicando alcune semplici regole.

Innanzitutto occorrono più controlli presso i produttori di rifiuti. Molto spesso ci si dimentica che i RAEE sono rifiuti al pari di tutti gli altri quali possono essere gli imballaggi, gli oli ecc…; in secondo luogo è necessario che i controlli si spingano verso il trasporto su strada e quindi occorre che i preposti al controllo sappiano di fatto cosa devono controllare per evitare il traffico di queste apparecchiature che molto spesso sono spacciate per apparecchiature usate anziché rifiuti elettronici. Infine occorre intensificare il controllo presso gli impianti di trattamento, da quelli autorizzati a quelli, ed in special modo, non autorizzati di cui si è a conoscenza ma di cui molto spesso ci si dimentica. Queste prime regole permettono di evitare che i RAEE professionali prendano strade diverse da quelle che dovrebbero invece percorrere e darebbero un impulso di non poco conto al mondo economico della gestione rifiuti dati i materiali che sono contenuti all’interno dei RAEE. Ma solo  questo non basta. Occorre risolvere un altro problema di non poco conto e che riguarda i RAEE domestici.

L’Italia è dotata di strumenti normativi che molto spesso vengono emanati ma poi lasciati a metà e quindi in balia delle onde. Per quanto riguarda i RAEE il “dito deve essere puntato” verso il DM 65 del 8 Marzo 2010 che avrebbe dovuto incrementare il tasso di raccolta dei RAEE domestici ma che di fatto ha sortito pochi effetti. In alcuni articoli pubblicati sul blog www.ambienterifiuti.wordpress.com, è possibile leggere le principali critiche mosse da chi scrive nei confronti di questo decreto che se nelle intenzioni era lodevole, nei fatti ha creato confusione.

Innanzitutto c’è da considerare l’aspetto riguardante la gestione dei rifiuti. Il DM 65, che ricordiamo essere stato in parte modificato dal D.lgs 49/2014, ha di fatto assimilato i distributori di apparecchiature elettriche ed elettroniche a dei gestori dei rifiuti i quali seppur in maniera semplificata devono essere iscritti in categoria 3-bis dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, devono autorizzare i propri mezzi per il trasporto dei RAEE, devono essere dotati di luoghi idonei allo stoccaggio dei RAEE e devono essere in grado di compilare una documentazione che quanto più confusionaria non poteva essere. A tutto ciò occorre aggiungere i costi legati a questa gestione poiché l’iscrizione all’Albo non è gratuita e deve essere rinnovata ogni anno. Anche se i costi sono di fatto ridotti essi incidono ad ogni modo su ogni distributore coinvolto dalla gestione dell’”uno contro uno”.

Aver emanato una norma di questo genere ed aver poi ignorato il fatto che i soggetti coinvolti esigevano delle risposte chiare ai loro dubbi denota una mancanza di attenzione da parte del governo verso aspetti che sono invece importanti. I distributori di AEE, sentendosi abbandonati, e non essendoci di fatto controlli in merito hanno deciso (ovviamente non tutti) di ignorare la questione andando avanti così come hanno sempre fatto. Per chi conosce il decreto di cui si sta parlando, viene facile comprendere come una leva che avrebbe dovuto incentivare gli utenti a consegnare i propri RAEE presso i punti vendita dai quali acquistavano nuove apparecchiature ha di fatto fallito. Gli unici che probabilmente hanno conseguito qualche risultato, seppur sporadico e molto spesso al di fuori dei dettami normativi, sono i grandi centri di distribuzione.

Dov’è il neo di tutto questa faccenda? Ovviamente nell’aver voluto far diventare dei rivenditori di apparecchiature elettriche dei gestori di rifiuti quando di fatto non lo sono. La soluzione poteva essere molto più semplice ed in parte il tiro è stato corretto con l’introduzione del D.Lgs. 49/2014 con il quale però ancora una volta si è dimostrata l’incompetenza del legislatore nel saper gestire la situazione. Con il decreto appena introdotto (dal 2014) il legislatore ha affiancato all’Uno contro Uno il cosiddetto Uno contro Zero con il quale gli utenti possono consegnare presso i distributori di AEE i propri RAEE di  piccolissime dimensioni (dimensione esterna non superiore ai 25 cm), senza l’obbligo di acquistare un nuova apparecchiature.

L’Uno contro Zero è obbligatorio per i distributori che hanno superficie di vendita superiore ai 400 mq, mentre per tutti gli altri è facolativo.

Ancora una volta quindi il legislatore dimostra di non aver compreso quali siano le strade più semplici da percorrere per raggiungere un obiettivo. Ciò dimostra ancora una volta come in Italia purtroppo si seguano strade complesse per “non” raggiungere facili obiettivi.

Ci si chiede, o almeno lo scrivente lo fa, se non fosse stato più semplice ridurre la questione dei RAEE ai minimi termini introducendo ad esempio una sola modalità di gestione dei RAEE per i distributori sulla falsa riga dell’ “Uno contro Zero” che permettesse ai possessori di RAEE domestici di conferire presso i distributori i propri RAEE in ragione di uno contro zero con l’eccezione dei RAEE più voluminosi (quali televisori, frigoriferi ecc…) che ovviamente possono rappresentare un costo ed un disagio per il piccolo distributore. Di fianco a questa modalità di conferimento, avrebbe dovuto essere eliminata la necessità di iscrizione all’albo gestori ambientali, e si sarebbe dovuto obbligare il centro di coordinamento RAEE a ritirare gratuitamente, da tutti i distributori che ne avessero fatto richiesta, i RAEE raccolti.

La soluzione non sembra fantascientifica, certo richiede qualche piccolo ritocco, ma non è scopo di questo articolo redigere una proposta di legge.

Purtroppo invece si ha ora in vigore sia l’Uno contro Uno con tutti gli obblighi derivanti che l’Uno contro Zero che è di fatto una modalità di gestione RAEE lasciata a metà poiché la norma non spiega come i RAEE debbano essere trasportati presso i centri di raccolta o presso gli impianti di trattamento. Difatti per l’Uno contro Zero non è previsto l’obbligo di iscrizione dei distributori all’albo gestori ambientali né tantomeno la tenuta di uno schedario di carico e scarico, ma non è nemmeno illustrato come questi RAEE debbano viaggiare: si dovrebbe utilizzare il classico formulario di identificazione rifiuti? Quindi occorrono trasportatori autorizzati e con licenza di trasporto conto terzi. Oppure si deve viaggiare con l’ausilio dei documenti di trasporto semplificati? Chiaramente la confusione ancora una volta regna sovrana.

A tutto ciò dobbiamo poi ancora aggiungere la carenza di centri di raccolta comunali funzionanti su tutto il territorio italiano. Più nel meridione che nel settentrione, queste strutture non esistono o se esistono sono mal funzionanti, ma cosa ancora peggiore è la cattiva cultura ambientale che noi tutti abbiamo in materia di gestione dei rifiuti. La comunicazione che il governo dovrebbe fare nei nostri confronti dovrebbe essere più pressante così da condizionare le nostre menti a ragionare in termini ambientali. In fondo la pubblicità è nata per questo e sappiamo bene che funziona dato che riesce a creare bisogni indotti, perché mai non utilizzare una pratica tanto discussa per poter creare una cultura ambientale indotta ma funzionante?

Come può ben intuire il lettore, le modalità con le quali tracciare i RAEE ed assicurare che essi vengano effettivamente riciclati esistono, non occorre andare fuori dal nostro pianeta per cercarle, occorre solo l’utilizzo della logica, della buona volontà, e la voglia di assicurare al nostro futuro un pianeta migliore che sia in grado di ottenere materie prime dai nostri scarti. E’ tempo di iniziare a pensare seriamente che i nostri rifiuti siano una risorsa per il nostro futuro e non che i rifiuti siano tali e che vadano ignorati.

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la Gestione dei Rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com