DM 25 Luglio 2016 – Incentivi per nuove tecnologie di trattamento dei RAEE

schede_elettronicheL’acronimo RAEE è entrato ormai nel nostro linguaggio quotidiano da almeno 3-4 anni grazie alle recenti novità normative che hanno cercato di incrementare il più possibile i tassi di raccolta di questa tipologia di rifiuto che noi tutti produciamo nelle nostre case e nelle nostre imprese.

Ciò di cui però spesso ci si dimentica è che oltre alla raccolta è importante procedere poi al loro recupero. Spesso questa parte della filiera ci è oscura, in alcuni casi ignota ed in altri preferiamo ignorarla lasciando ad altri il compito di occuparsene.

Cosa accade quindi ai RAEE che vengono raccolti e convogliati presso gli impianti di trattamento? In genere questi vengono disassemblati nelle loro componenti principali, vengono asportate le componenti più pericolose e poi il tutto viene avviato ad un trituratore in grado di ridurre ad una pezzatura ridotta ogni singolo RAEE al fine di poterne separare a valle le varie frazioni di materiali come rame, ferro, plastica ecc… (il processo in realtà è molto più complesso ma era necessario semplificare).

Ad oggi questa è la prassi, la normale chiusura del ciclo di recupero dei RAEE. C’è dell’altro? Questo è il solo sistema che abbiamo per trattare i RAEE?

In alcuni casi è possibile estrarre dalle schede elettroniche delle sostanze ad elevato valore economico al fine di poterlo immettere nuovamente sul mercato. Queste sostanze sono ad esempio oro, argento, rame, palladio, terre rare di vario tipo. Tutti questi materiali sono di primaria importanza per la produzione dei nostri dispositivi elettronici.

Di questi materiali e delle tecnologie alla base della loro estrazione dai RAEE ne abbiamo parlato in alcuni articoli presenti sul blog www.ambienterifiuti.wordpress.com al quale siete tutti invitati per dare un’occhiata ovviamente.

Cercare di migliorare i processi di recupero di qualsiasi tipologia di rifiuto ha un costo in termini di ricerca, sviluppo, test e implementazione delle soluzioni innovative. Per le imprese italiane, in particolare in questo momento storico, è difficile ed in alcuni casi impossibile, pensare di avviare questi studi. Fortunatamente, grazie all’introduzione del DM 25 Luglio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.188 del 12 Agosto 2016, il Ministero dell’Ambiente ha avviato i processi di incentivazione per le imprese coinvolte nella filiera dei RAEE per lo sviluppo di nuove tecnologie per il trattamento dei RAEE.

I contributi economici saranno erogati a favore di soggetti pubblici e privati, singoli o associati, operanti nella filiera di gestione dei RAEE ed istituti universitari e di ricerca.

Gli obiettivi dell’intervento da mettere in atto sono ad esempio:

  1. Massimizzare la quantità di materia recuperabile o riciclabile in uscita dagli impianti di recupero, riciclaggio e trattamento;
  2. Ottimizzare il consumo energetico dei processi di recupero, riciclaggio e trattamento;
  3. Ridurre i tempi ed il numero delle fasi dei processi di recupero, riciclaggio e trattamento;
  4. Ridurre i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Riuscire a massimizzare la quantità di materia recuperabile è importantissimo per poter incrementare il valore in uscita delle varie componenti, ma non solo in quanto ciò permetterebbe di ottenere la massima resa da ogni trattamento.

Ridurre invece il consumo energetico dei vari processi, permetterebbe alle imprese di essere più green ma anche di utilizzare processi più economici il che può avere solo ricadute positive sull’intera filiera. Ed ancora, se riuscissimo a ridurre tutti i tempi di trattamento delle varie fasi di lavorazione avremmo una ottimizzazione dei processi stessi che condurrebbero ad una riduzione di energia impiegata ma anche di risorse economiche investite. Per le imprese ciò potrebbe tradursi in vantaggi economici di non poco conto.

Infine, e forse non meno importante, qualsiasi innovazione tecnologica che sia in grado di ridurre al minimo i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori contribuirebbe a migliorare le condizioni di lavoro degli addetti della filiera ed anche di ridurre i costi legati alla sicurezza ma anche di ridurre le malattie professionali.

Questi incentivi quindi andrebbero sfruttati al massimo per poter potenziare le nostre imprese di trattamento RAEE.

I contributi saranno erogati a seguito di avviso pubblico con il quale saranno definiti i criteri, le modalità e le procedure per l’accesso ai suddetti contributi e le risorse stanziate annualmente dalla Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del Ministero dell’Ambiente.

I soggetti che possono richiedere i contributi, potranno farlo solo se i loro progetti sono finalizzati all’implementazione tecnologica per il raggiungimento degli obiettivi di recupero minimi già previsti del D.Lgs. 49/2014 e dovranno dimostrare di offrire la migliore soluzione tecnologica sotto i profili:

  • Tecnici
  • Economici
  • Ambientali

Ciò significa doversi impegnare per poter presentare sul mercato delle vere e proprie innovazioni.

E’ bene sottolineare però che i contributi non potranno essere richiesti per le attività preliminari di recupero ossia la cernita ed il deposito dei RAEE.

Nel momento in cui questo articolo viene scritto non sono presenti sul sito del Ministero dell’Ambiente bandi inerenti gli incentivi di cui si parla nel decreto. Dovremo pertanto attendere così da poter analizzare nel dettaglio le misure con le quali questi contributo vengono erogati e dare il via ad un processo di rivoluzione tecnologica dei nostri impianti in Italia.

L’innovazione tecnologica sappiamo bene essere importante in qualunque settore produttivo. Nel campo dei rifiuti assume un’importanza strategica in quanto poter massimizzare il recupero dei rifiuti elettronici ci assicurerebbe una maggior produzione di “MPS” o materie prime seconde ossia materiali da poter introdurre nuovamente nei cicli produttivi.

Come abbiamo più volte già affermato nel corso dei precedenti articoli, è importante poter recuperare quanto più possibile dai rifiuti elettronici e non solo, poiché non potremo estrarre materia prima vergine all’infinito dal nostro pianeta. E se questa è una considerazione puramente ambientale è bene considerare anche quella strettamente economica e che tocca da vicino ognuno di noi.

Sappiamo bene, perché in ogni servizio o articolo sui RAEE lo si ripete, che il ricambio tecnologico dei nostri dispositivi elettronici è elevatissimo. Grazie alla produzione di massa, ed all’accesso a tutte le materie prime necessarie per la produzione di ogni apparecchio, è possibile per noi utenti acquistare a prezzi accessibili tutti i dispositivi di cui abbiamo bisogno nella nostra vita quotidiana. Dal Televisore ultrapiatto, allo smartphone, al tablet, al pc portatile ecc… l’accesso a questi prodotti è garantito dalla presenza sul mercato di ogni singolo componente di cui ci sia bisogno.

Nel momento in cui una delle materie prime dovesse scarseggiare, il costo di produzione si impennerebbe perché l’accesso a quella particolare materia prima è divenuto costoso; di conseguenza anche il prezzo di vendita del prodotto finito sarà più elevato e non tutti potremmo accedervi.  Ciò potrebbe condurre ad un rallentamento anche dell’innovazione tecnologica poiché le imprese produttrici di AEE non avrebbero a disposizione i fondi necessari per poter investire in ricerca e sviluppo.

Questo è un classico scenario che dovrebbe farci riflettere. Oggi siamo in grado di acquistare un automobile ad un prezzo contenuto perché qualcuno anni addietro comprese che la produzione di massa avrebbe abbattuto i costi e perché le materie prime necessarie erano facilmente accessibili. Ciò si tradusse nella possibilità di far avvicinare al mercato dell’auto non solo i soggetti facoltosi ma anche le famiglie. E’ così che nacque il boom economico e successivamente quello tecnologico (chiaramente semplificando moltissimo). Nel momento in cui non potremo accedere alle materie prime di cui abbiamo bisogno, probabilmente potremmo assistere ad una involuzione del fenomeno.

Ecco il motivo per il quale dobbiamo essere in grado di procurarci da ogni RAEE tutte le materie prime estraibili. Oggi siamo in grado di triturare i RAEE e separare le componenti di cui essi sono composti; e se fossimo in grado di farlo spendendo meno energia? E se fossimo in grado di farlo riducendo il numero di fasi di cui l’intero trattamento necessità? E se fossimo in grado di estrarre rapidamente ed a basso costo (economico ed ambientale) le terre rare di cui le schede elettroniche sono composte?

Forse in quel caso potremmo iniziare a pensare che chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti elettronici non è poi così lontano come si pensa e potremo fare un ulteriore salto evolutivo nella scala tecnologica.

Nell’area normativa ambientale troverete tutti i decreti aggiornati relativamente ai RAEE, compreso il DM 25 Luglio 2016

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia  – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

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Produttori AEE e finanziamento sistema di gestione RAEE

In uno dei precedenti articoli abbiamo accennato al sistema di finanziamento per la gestione dei RAEE, che come ricordiamo sono rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. In questo articolo cercheremo di approfondire un attimo la questione andando ad individuare i soggetti che devono contribuire al finanziamento di tale gestione e come ciò deve avvenire.

Il D.Lgs. 151/2005 stabilisce una classificazione per i RAEE a seconda che essi derivino da nuclei domestici o da nuclei professionali dandone due definizioni:

RAEE domestici: sono rifiuti elettrici ed elettronici originati da nuclei domestici e i RAEE di origine commerciale, industriale, istituzionale e di altro tipo analoghi, per natura e per quantità a quelli originati da i nucei domestici

RAEE professionali: sono rifiuti elettrici ed elettronici prodotti da attività amministrative ed economiche, diversi da quelli domestici

Restando semplicemente fermi alle definizioni date dalla normativa, è difficile inquadrare quali siano realmente i RAEE domestici e quelli professionali. Certamente per esclusione è possibile dire che certamente tutti i RAEE prodotti all’interno delle nostre case come privati cittadini sono RAEE domestici, mentre per quelli professionali dobbiamo estendere la definizione anche per necessità legate alla contabilità delle aziende. E’ possibile infatti considerare RAEE professionali tutti i rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche destinate ad attività amministrative ed economiche, la cui fornitura sia quantitativamente importante o le cui caratteristiche siano di uso esclusivamente professionale.

Ma la differenza tra RAEE domestici e RAEE professionali non è solo legata alla loro provenienza, ma anche al finanziamento per le operazioni di raccolta, trasporto e trattamento. Infatti per i RAEE professionali non è prevista l’applicazione di un eco-contributo su base preventiva, basato cioè sull’applicazione di un contributo al momento dell’immissione sul mercato, cosa che invece accade peri RAEE domestici. Il produttore dell’AEE sostiene dei costi solo nel momento in cui il cliente richiede il ritiro dell’AEE da smaltire, ossia quando esso diventa rifiuti.

I produttori di AEE, infatti per legge sono tenuti a finanziare le operazioni di raccolta, trasporto e trattamento dei prodotti da loro immessi sul mercato, e la normativa, il D.lgs. 151/2005 ed i successivi decreti attuativi, impongono ai produttori di AEE domestici di farlo aderendo ad uno dei sistemi collettivi. (in italia se ne contano ad oggi circa 15). Per i produttori di AEE professionali invece la normativa lascia libero il produttore di aderire ad un sistema collettivo versano periodicamente le quote richieste sulla base del numero di pezzi immessi sul mercato, o di organizzare su base individuale tale tipo di servizio.

Quindi se per i RAEE domestici è chiaro che i produttori, aderendo ad un sistema collettivo adempiono ai loro obblighi di legge (la procedura prevede l’iscrizione del produttore al registro AEE telematico previa iscrizione ad uno dei sistemi collettivi) per i RAEE professionali invece le cose sono leggermente diverse. Infatti il produttore di AEE professionali non è tenuto in tutti i casi a finanziare le operazioni di raccolta trasporto e trattamento.

La responsabilità per il fine vita delle apparecchiature professionali va così distinta, sulla base delle recenti normative (Decreto legge 30 dicembre 2009 n. 194 coneritito in legge 26 febbraio 2010 n. 25):

RAEE professionali storici: apparecchiatura immessa sul mercato prima del 31 Dicembre 2010, gli oneri si raccolta trasporto e trattamento sono a carico del soggetto detentore il RAEE professionale (tale soggetto è genericamente identificabile in un ente o impresa). La responsabilità finanziaria del produttore è prevista solo nel caso in cui, contestualmente alla vendita di una nuova AEE, egli ritiri un RAEE storico del medesimo tipo e funzione.

RAEE professionali nuovi: apparecchiatura immessa sul mercato dopo il 31 Dicembre 2010, gli oneri di raccolta trasporto e trattamento sono a carico del produttore. Quest’ultimo deve adempiere alle obbligazioni di legge individualmente o attraverso l’adesione ad un sistema collettivo

E’ inoltre necessario, per poter applicare queste due regole fare delle precisazioni in quanto non è sempre immediata, come già accennata, la distinzione tra RAEE domestico e professionale.

Alcune aziende sono definite produttrici esclusive di AEE professionali. Proviamo a considerare ad esmepio le apparecchiature elettro-medicali destinate ad uso strettamente medico oppure consideriamo i distributori automatici e cosi via. In questi casi è inderogabile la classificazione del RAEE come professionale.

In altri casi invece la questione diventa un tantino più spinosa, in quanto alcuni produttori definiti come produttori di AEE domestiche diventano saltuariamente produttori di AEE professionali quanto i loro prodotti vengono venduti in quantitativi importanti a utenti di tipo professionale. E quindi dobbiamo considerare la vendita di un intero parco computer destinato ad un’azienda ad esempio.

Infine dobbiamo considerare come RAEE professionali tutte le apparecchiature che rappresentano rimanenze di magazzino o resi di cui il produttore deve in qualche modo disfarsi. In questo caso tali RAEE entrano a far parte dei loro cespiti e come tali devono  seguire le procedure indicate dall’agenzia delle entrate per essere dismesse.

Abbiamo però tralasciato un quesito importante fondamentale per poter individuare i soggetti obbligati al finanziamento delle operazioni di raccolta, trasporto e trattamento dei RAEE, ossia chi sono i produttori di AEE?

Il D.Lgs. 151/2005 identifica in maniera chiara tali soggetti:

Produttore: chiunque, a prescindere dalla tecnica di vendita utilizzata, compresi i mezzi di comunicazione a distanza di cui aldecreto legislativo 22 maggio 1999 n. 185 e s.m.i.

– fabbrica o vende apparecchiature elettriche ed elettroniche recanti il suo marchio

– rivende con il proprio marchio apparecchiature  prodotte da altri fornitori. Il rivenditore non è considerato produttore se l’apparecchiatura reca il marchio del produttore

– importa o immette per primo, nel territorio nazione, apparecchiature eletriche ed elettroniche nell’ambito di un’attività professionale e ne opera la commercializzazione, anche mediante vendita a distanza

– non è considerato produttore chi fornisce finanziamenti esclusivamente sulla base o a norma di un accordo finanziario a meno che non agisca in qualità di produttore come specificato in precedenza

Le modalità con le quali i produttori devono adempiere agli obblighi di legge partono dal momento successivo all’iscrizione in camera di commercio. Da quel momento prima di immettere AEE sul mercato devono iscriversi al registro telematico AEE, fornire tutti i dati come richiesto dalla modulistica (ed una valida guida digitale messa a disposizione). Se le AEE sono domestiche, prima di iscriversi al registro telematico, dovranno aderire obbligatoriamente ad un sistema collettivo.