Rifiuti – dal 4 Luglio alcune definizioni sono variate

New_LogoCon l’introduzione del Decreto Legge 92/2015 si interviene sul Testo Unico Ambientale andando a variare alcune definizioni che avremmo potuto considerare già esaustive, ma a quanto pare per il legislatore italiano così non è data la sua necessità di adeguare la legislazione italiana in materia ambientale a quella europea.

Con decorrenza 4 Luglio 2015, sono variate quindi tre definizioni importanti che fino ad oggi ci hanno permesso di gestire i rifiuti:

  • Produttore di rifiuti (già discussa a lungo nel corso delle sue variazioni)
  • Raccolta (anche queste sempre in discussione)
  • Deposito temporaneo (forse unica definizione che sembrava essere abbastanza esaustiva)

All’articolo 183 comma 1 lettera f del D.lgs. 152/2006 la nozione di produttore di rifiuti viene ampliata andando a comprendere anche il soggetto giuridico a cui sia riferibile la produzione di rifiuti.

Alla lettera o del medesimo articolo con riferimento alla nozione di raccolta di rifiuti, il decreto precisa che il deposito è solo quello preliminare alla raccolta.

Infine in riferimento al deposito temporaneo (lettera bb del medesimo articolo), questo oltre al raggruppamento di rifiuti nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, in attesa di essere inviati ad un impianto di recupero o smaltimento, viene ora ampliato anche al “deposito preliminare alla raccolta ai fini del trasporto di detti rifiuti in un impianto di trattamento”. Viene inoltre specificato che il luogo di produzione dei rifiuti, di cui parla la definizione del deposito temporaneo, è ora da intendersi riferito all’intera area sulla quale si svolge l’attività di produzione dei rifiuti.

Ambiente &  Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

Il Trasportatore è responsabile dei rifiuti che trasporta e dove li trasporta

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Al contrario delle leggende metropolitane che molto spesso si sentono in giro, il trasportatore ha l’obbligo di verificare che la documentazione autorizzativa ed inerente il trasporto, di tutti i soggetti coinvolti nella filiera della gestione del rifiuto, sia in ordine. Questo è quanto stabilito dalla sentenza della corte di cassazione penale, sezione III, sentenza del 9 Aprile 2013 n° 16209 e che offre spunto per alcune importanti riflessioni sull’argomento.

La sentenza  è riferita al caso di un trasportatore professionale di rifiuti che ha conferito i rifiuti presi in carico dal produttore ad un impianto non autorizzato alla gestione degli stessi.

Gli operatori del settore sanno benissimo che la filiera del rifiuto è generalmente costituita dalle seguenti figure:

–          Produttore / detentore del rifiuto

–          Trasportatore

–          Destinatario

Di tanto in tanto si riscontra anche la presenza dell’Intermediario, figura ancora in bilico nell’ordinamento italiano nonostante gli sia stata riconosciuta una categoria all’interno dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Ciò che è più importante è sapere che alcuni degli operatori appena citati, ossia tutti meno il produttore del rifiuto, devono essere autorizzati al trasporto, al trattamento, all’intermediazione dei rifiuti. Qualora venga a mancare l’autorizzazione, che può essere il provvedimento dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali o il provvedimento Regionale / provinciale per il trattamento dei rifiuti, il soggetto in questione non può operare in conformità alla normativa, ed eventuali suoi interventi nella filiera divengono illeciti.

Prendendo lumi dall’art. 183 lett. n del D.Lgs. 152/2006 riscontriamo rapidamente che il “trasporto” di rifiuti rientra tra le attività di gestione dei rifiuti. Ciò significa che tutto quanto è espressamente previsto per le attività di gestione dei rifiuti divengono automaticamente valide anche per l’attività di trasporto dei rifiuti. Questo chiarimento conduce ad una più ampia visione di quelle che sono le responsabilità in capo al trasportatore che fino ad oggi poteva anche fingere di nulla sapere circa il destinatario oggetto del trasporto, e di tanto in tanto anche del contenuto del trasporto.

Rinviando alla lettura della sentenza, ciò che preme sottolineare è l’importanza del controllo delle autorizzazioni, di tutto quanto sia tecnicamente verificabile prima di iniziare il trasporto e prima di accettare un carico di rifiuti presso il proprio impianto; infatti non è ammissibile che un trasportatore non si cauteli nel verificare che l’impianto presso il quale sta andando a scaricare il proprio carico sia autorizzato o meno e che l’autorizzazione sia in vigore.

 Certamente non è compito del conducente la verifica di questi dati ma di quella famosa figura di cui abbiamo parlato nel precedente articolo e che ora ritorna alla ribalta con le proprie responsabilità, oneri e doveri ossia il Responsabile Tecnico. E’ a questa figura, a mio parere che spetta il coordinamento di queste attività di supervisione delle autorizzazioni. Prima di iniziare un trasporto è bene verificare che queste ultime siano in ordine, che l’impianto di destinazione sia in grado di accettare il carico verificando la corrispondenza dei codici CER ed infine ma non meno importante dovrebbe essere verificata anche la corrispondenza del codice CER assegnato dal produttore del rifiuto al rifiuto stesso.

Se da un lato la responsabilità della classificazione del rifiuto è imputata al produttore, dall’altra non possiamo presumere la totale ignoranza del trasportatore (che il più delle volte svolge le veci del produttore in queste operazioni) nel controllare che un codice CER sia idoneo o meno alla identificazione del rifiuto che si sta per trasportare.

Inutile dire che parliamo ovviamente di quei casi lampanti dove emerge chiaramente la difformità del rifiuto dal codice CER e non di quei casi dove vi può essere il lecito dubbio tra due codici molto affini.

Pertanto è doveroso per un trasportatore prestare la massima attenzione alla documentazione con la quale accompagna il rifiuto, ossia il Formulario di Identificazione Rifiuti (non dimentichiamo infatti che il trasportatore lo sottoscrive assumendosi la responsabilità di quanto riportato) e delle autorizzazioni dei soggetti coinvolti richiedendone copia ancor prima di iniziare il trasporto. Oggi con la diffusione di internet è molto più semplice ottenere una copia delle autorizzazioni di qualsiasi soggetto intervenga nella filiera del rifiuto; anzi ancor più facile è verificare la correttezza delle autorizzazioni dei trasportatori grazie al database dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali consultabile all’indirizzo: http://www.albogestoririfiuti.it/ElenchiIscritti.aspx

Non è infatti insolita la consuetudine con la quale alcuni produttori di rifiuti settimane dopo la conclusione del trasporto si ricordano di chiedere le autorizzazioni del trasportatore e dell’impianto divenendo improvvisi investigatori su piccolezze e dettagli che andavano invece investigate prima. La domanda che come sempre mi pongo è: “ A posteriori se rilevi un errore o una mancanza la responsabilità di chi è?”

La risposta è sempre la solita e data sempre dalla normativa vigente, ossia di tutti i soggetti coinvolti ed identificati in maniera chiara proprio nel Formulario di Identificazione Rifiuti.

Si rimanda il lettore alla lettura della sentenza in oggetto per avere maggiori chiarimenti in merito

Consulenza Ambientale e per una buona gestione dei propri rifiuti speciali

Con l’evoluzione normativa degli ultimi anni, le vicende del SISTRI, i sempre più restrittivi parametri per l’ingresso nelle discariche, gestire correttamente i rifiuti non è più semplice come fare una raccolta differenziata nelle nostre case.

Ambiente & Rifiuti, nato come progetto professionale per una migliore gestione dei rifiuti nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni, mira ad intervenire, in sinergia con i professionisti del settore consulenza e dei sistemi di gestione ambientale, nel supportare le aziende e le pubbliche amministrazioni ad adempiere a tutti gli obblighi ambientali, all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni per operare, a gestire in maniera virtuosa i rifiuti prodotti dalle proprie attività.

I rifiuti prodotti da ogni attività che sia diversa dall’ambito domestico sono definiti rifiuti speciali dalla normativa ambientale, D.Lgs. 152/2006, e come tali devono seguire delle procedure ben definite per essere avviati correttamente a recupero o discarica.

Coloro i quali hanno a disposizione un tecnico in grado di seguirli passo dopo passo nella analisi dei processi produttivi, la caratterizzazione dei rifiuti, le principali e migliori via di recupero degli stessi e di gestione del deposito temporaneo, riducono in maniera significativa la possibilità di essere sanzionati durante i controlli da parte degli organi di vigilanza, ed ottengono un monitoraggio continuo sull’utilizzo di materie prime, produzione di scarti e conseguentemente di rifiuti.

Attualmente, pubbliche amministrazioni ed aziende, si trovano nella condizione, molto spesso, di non avere a disposizione una figura interna che sia adeguatamente preparata e che abbia tempo a sufficienza da dedicare alla gestione dei rifiuti.

E’ importante in questi casi scegliere in maniera oculata il tecnico che dovrà poi seguirli in quanto quest’ultimo dovrà essere in grado di seguire l’azienda in ogni sua decisione inerente la gestione dei rifiuti e dovrà avere premura degli interessi del proprio cliente prima che dei suoi.

Una preparazione tecnico – normativa si rende necessaria al fine di seguire tutti gli sviluppi che quasi ogni giorno interessano il mondo della normativa ambientale, ma non solo, infatti anche le nuove tecnologie che si impongono sul mercato sono importanti da seguire per poter avere a disposizione metodologie e strumenti sempre efficienti e all’avanguardia nell’ottica di un risparmio aziendale.

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