Se sei un’impresa hai l’obbligo di caratterizzare i tuoi rifiuti. Scopri il perchè…

Se sei un’impresa, produci sicuramente dei rifiuti e potresti essere già a conoscenza dell’obbligo di caratterizzare e classificare i tuoi rifiuti. Se non ne hai mai sentito parlare allora questa potrebbe essere una buona occasione per informarti e decidere come adeguare la tua gestione dei rifiuti.

In molti articoli, dall’apertura del blog ad oggi, ne abbiamo parlato diffusamente ed in maniera ancor più dettagliata ne abbiamo parlato durante i nostri corsi di formazione o durante le attività di screening iniziali che effettuiamo presso i nuovi clienti.

Ma cosa significa caratterizzare e classificare i rifiuti? E perché deve essere il Produttore a farlo?

Caratterizzazione e Classificazione dei rifiuti non sono due sinonimi come spesso erroneamente si crede ma sono due attività, che in parte si intrecciano, necessarie per poter giungere a definire in maniera certa un rifiuto.

Per caratterizzazione dobbiamo intendere l’insieme di processi di indagine finalizzati a comprendere quali sono le materie prime ed i processi coinvolti nella generazione del rifiuto, quali possono essere le sostanze e le relative concentrazioni che possono rendere il rifiuto pericoloso, quali sono i documenti e le informazioni disponibili ed utili per conoscere nel dettaglio il rifiuto prodotto.

Ogni informazione è preziosa.

Per classificazione invece dobbiamo intendere le attività poste a valle della caratterizzazione e tese ad individuare il corretto codice CER del rifiuto.

La caratterizzazione e la classificazione devono essere quindi intesi come due processi indispensabili e preliminari alla gestione dei rifiuti.

Ciò vuol dire che ancor prima di preoccuparsi di organizzare un deposito temporaneo, impostare i registri di carico e scarico, stipulare contratti per l’avvio a recupero/smaltimento degli stessi, è obbligatorio procedere con le attività su indicate in quanto senza di esse, di fatto, non sappiamo con quale rifiuto abbiamo a che fare.

E’ un’attività da svolgere sempre? La risposta è Si. L’obiettivo finale della caratterizzazione e classificazione è giungere senza dubbi ad identificare correttamente il rifiuto che è stato prodotto. Tali attività, se svolte correttamente, pongono in una posizione di sicurezza il Produttore del rifiuto in caso di controllo.

E’ solo una questione sicurezza e responsabilità del Produttore? La risposta in questo caso è no.

Essere in grado di procedere ad una corretta classificazione dei rifiuti conduce a dei risvolti importanti dal punto di vista:

  • Economico
  • Di filiera
  • Adempimenti ambientali

Le imprese sanno bene che un rifiuto pericoloso è più costoso da gestire rispetto ad uno non pericoloso eppure spesso si assiste a Produttori che optano per una classificazione “cautelativa” del rifiuto come pericoloso solo per evitare i costi delle analisi chimiche. Inutile dire che tale prassi non ha alcuna giustificazione razionale.

Attraverso una corretta caratterizzazione dei rifiuti, il Produttore si pone in una posizione di sicurezza in caso di controllo in quanto sarà per lui possibile dimostrare che sono state svolte tutte le indagini necessarie per conoscere nel dettaglio ogni aspetto che riguarda il rifiuto in oggetto.

Se il rifiuto dovesse risultare non pericoloso, dalla caratterizzazione dovranno emergere i dati e le informazioni che conducono a tale asserzione e viceversa, se dovesse risultare pericoloso i dati e le informazioni raccolte permetteranno di dimostrare che l’attribuzione del CER pericoloso al rifiuto non è stata effettuata in modo arbitrario.

E’ importante sottolineare che tutti i dati e le informazioni che raccogliamo durante la fase di caratterizzazione dovranno essere riversate all’interno di una scheda di caratterizzazione che si rivelerà fondamentale per poter ricevere un preventivo dettagliato dal fornitore di servizi ambientali (intermediario, trasportatore, impianto di destino).

Infatti per un operatore ambientale, avere a disposizione molte informazioni sul rifiuto permette di poter comprendere se il rifiuto è recuperabile o meno, in quale impianto deve essere destinato e a quale metodologia di trattamento deve essere sottoposto. Ne discende da ciò che egli sarà in grado di formulare un’offerta economica mirata e quindi più conveniente per il Produttore.

Caratterizzazione: scienza o alichimia?

E’ bene sottolineare che la caratterizzazione di un rifiuto non è alchimia né un gioco di prestigio ma è un’operazione tecnica mirata all’analisi processi e di documenti. Sono richieste molte conoscenze ed esperienza al tecnico che dovrà svolgere tali attività.

Allo stesso modo l’attribuzione delle caratteristiche di pericolo, se il rifiuto dovesse risultare pericoloso, non è da intendersi arbitraria. Anche in questo caso la normativa ci viene in soccorso e ci fornisce le indicazioni da seguire per giungere alla corretta attribuzione delle “famose” HP.

Fortunatamente il legislatore ci ha fornito tutti gli elementi necessari per poter procedere ad una corretta caratterizzazione ed all’attribuzione delle caratteristiche di pericolo ad un rifiuto. Ciononostante non si comprende come mai capita spesso di assistere a casi in cui le HP attribuite al rifiuto non hanno alcuna correlazione con la pericolosità del rifiuto stesso.

Prassi di questo genere, oltre ad essere errate, espongono tutti i soggetti della filiera al pericolo di sanzioni. Ma oltre a ciò potrebbero determinarsi casi in cui le HP attribuite obblighino il Produttore ad organizzare un trasporto in regime ADR (magari senza la nomina di un consulente ADR come previsto dalla norma) o viceversa si corre il rischio di effettuare un trasporto in regime ordinario quando dovrebbe essere svolto in ADR.

E le analisi chimiche?

La domanda che più frequentemente ci viene posta e se le analisi chimiche sono sempre obbligatorie. Ovviamente no. Ci sono dei rifiuti che non ne necessitano perché composti da materiali facilmente identificabili, altri corredati da schede di sicurezza aggiornate e ben redatte che forniscono informazioni sufficienti a desumere tutte le caratteristiche necessarie del rifiuto per poter giungere alla sua corretta caratterizzazione e classificazione.

Ci sono però dei casi in cui le analisi si rendono necessarie ed altri in cui sono obbligatorie (ad esempio il conferimento in discarica). Pensare quindi di classificare il rifiuto come pericoloso solo per evitarle è errato oltre che rischioso.

Se un rifiuto viene classificato come pericoloso, a questo dovranno essere attribuite una o più caratteristiche di pericolo, ma se la classificazione è stata fatta in modo arbitrario è chiaro che non si avranno a disposizione informazioni sufficienti per poter attribuire correttamente le HP.

Ricordiamo che le analisi chimiche ci permettono di determinare anche le caratteristiche di pericolo.

Se volessimo provare a fare due calcoli ci renderemmo subito conto che il risparmio del costo delle analisi chimiche, espone il Produttore di rifiuti a sanzioni notevoli considerando che stiamo parlando di rifiuti pericolosi.

La domanda che noi poniamo quindi è: E’ conveniente aggirare la norma e non eseguire le analisi chimiche a fronte del rischio di sanzioni?

Considerando la complessità della materia non pretendiamo di poter elencare in questo articolo tutti i passaggi necessari per una corretta caratterizzazione dei rifiuti ma se avete necessità di procedere alla caratterizzazione dei vostri rifiuti è bene sapere che occorre raccogliere almeno le seguenti informazioni:

  • Schede di sicurezza aggiornate delle materie prime che vengono coinvolte nei processi produttivi e che generano il rifiuto;
  • Descrizione accurata del processo produttivo che conduce alla generazione del rifiuto;
  • Normative nazionali ed internazionali di riferimento (regolamento REACH, regolamento CLP, regolamento ADR, normativa ambientale D.Lgs. 152/2006 e normative specifiche);
  • Analisi chimiche pregresse;
  • Analisi chimiche aggiornate;
  • Foto del rifiuto ed eventualmente del suo contenitore;

Queste poche informazioni permettono di avere una prima sommaria idea delle caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto e potrebbero fornire importanti informazioni al produttore per poter giungere ad una corretta classificazione del rifiuto stesso.

Il Produttore può trasferire la responsabilità della classificazione del rifiuto ad un altro soggetto?

Non è insolito assistere a casi in cui il Produttore, per pigrizia o mancanza di informazioni o di tempo o altro, decida di affidarsi unicamente ad uno degli operatori ambientali affinché classifichi per lui il rifiuto. Non è una prassi corretta. Purtroppo nel panorama nazionale non tutti gli operatori del settore ambientale sono competenti in materia. E’ possibile trovarne alcuni che forniscono servizi specializzati di consulenza assumendosi le proprie responsabilità, ma ve ne sono anche altri che attribuiscono il codice CER più conveniente in base alle proprie autorizzazioni.

Inutile ribadire ancora che la responsabilità ricade sempre sul Produttore dei rifiuti, così come stabilito con la legge 123/2017:

La classificazione dei rifiuti è effettuata dal Produttore assegnando ad essi il competente codice CER ed applicando le disposizioni contenute nella decisione 2014/955/UE e nel Regolamento (UE) n.1357/2014 della Commissione, del 18 Dicembre 2014, nonché nel Regolamento (UE) 2017/997 del Consiglio, dell’8 Giugno 2017.

Il legislatore ha indicato chiaramente che l’obbligo di procedere alla caratterizzazione e classificazione dei rifiuti, ricade sul Produttore in quanto unico conoscitore del processo produttivo che ha condotto alla generazione di tali rifiuti. Ritengo che i lettori siano tutti concordi con tale affermazione. Solo l’imprenditore ed il suo team possono sapere quali materie prime e quali processi industriali sono coinvolti nella produzione di un bene e conseguentemente dei rifiuti (scarti).

A supporto di quanto abbiamo scritto finora, riportiamo di seguito alcuni passaggi di due importanti sentenze della Corte di Giustizia che forniscono chiare indicazioni sull’obbligatorietà della caratterizzazione dei rifiuti:

La sentenza della Corte di Giustizia del 15 Novembre 2018 afferma che non è possibile invocare il principio di precauzione come pretesto per non applicare la procedura di classificazione dei rifiuti…[omissis]

La sentenza della corte di Giustizia, sez X, 28 Marzo 2019 cause riunite da C-487/17 a C-489/17 afferma che qualora la composizione di un rifiuto cui potrebbero essere attribuiti codici speculari non sia immediatamente nota, spetta al suo detentore, in quanto responsabile della sua gestione, raccogliere le informazioni idonee a consentirgli di acquisire una conoscenza sufficiente di detta composizione e, in tal modo, di attribuire a tale rifiuto il codice appropriato. Infatti, in mancanza di tali informazioni, il detentore di un siffatto rifiuto rischia di venire meno ai suoi obblighi in quanto responsabile della sua gestione, qualora successivamente risulti che tale rifiuto è stato trattato come non pericoloso, malgrado presentasse una o più caratteristiche di pericolo di cui all’allegato III della direttiva 2008/98

Possiamo concludere dicendo che la caratterizzazione e la classificazione dei rifiuti è un’attività obbligatoria che deve essere svolta nel momento in cui il rifiuto viene prodotto e prima che esso venga posto nel deposito temporaneo.

E’ in capo all’impresa e quindi al Produttore dei rifiuti l’obbligo di procedere allo svolgimento di tali attività anche con il supporto di un consulente esperto in materia.

Solo a seguito di tali attività è possibile redigere la scheda di caratterizzazione ossia una sorta di carta di identità del rifiuto. Tale scheda non deve però essere intesa come un documento statico ma è dinamico, si aggiorna man mano che si aggiornano i processi produttivi ed ogni qualvolta cambiamo le materie prime coinvolte nei processi.

Grazie alla scheda di caratterizzazione sarà possibile richiedere un’offerta economica all’operatore ambientale di fiducia ed operare in sicurezza.

Sono attività che già svolgi in azienda? Ritieni che il tuo processo di caratterizzazione necessiti di un miglioramento? Ambiente&Rifiuti è a vostra completa disposizione per effettuare un audit delle attività di gestione dei rifiuti nella tua azienda e fornirti un report completo di quanto riscontrato.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni o vuoi richiedere un preventivo personalizzato puoi scrivere a info@ambiente-rifiuti.com

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia

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Nuove categorie dell’Albo Gestori Ambientali. 4bis e 2ter (parte prima)

L’Albo Nazionale Gestori Ambientali si arricchisce di due nuove categorie che vanno a disciplinare in maniera specifica due settori del trasporto di rifiuti e mira a rendere maggiormente tracciabili rifiuti trasportati.

Come sappiamo bene, la tracciabilità dei rifiuti riveste un ruolo importante sul nostro territorio. Per i rifiuti oggetto di queste due categorie l’importanza è duplice. Da un lato abbiamo quella legata alla anzidetta tracciabilità dei rifiuti, dall’altra abbiamo quella legata al voler economico dei rifiuti metallici.

Perché è importate tracciare i rifiuti raccolti?

Le imprese coinvolte dalla categoria 4-bis, di cui parleremo in questo articolo, sono perlopiù piccole imprese, ditte individuali che raccolgono metalli dai privati o lungo le vie urbane.

Le imprese senza autorizzazione che raccolgono rifiuti e li conferiscono negli impianti generato due problematiche non indifferenti.

Da un lato l’assoluta mancanza di tracciabilità dei rifiuti (problema ambientale riassumibile in: Dove finiscono i nostri rifiuti?), dall’altra, la generazione di un mercato nero. Se i rifiuti non sono tracciati ed è difficile farli conferire in un impianto come puoi fatturarli? Spesso le manovre poste in atto per aggirare il problema rendono il percorso di indagine più complesso ma alla fine gli organi di vigilanza sono in grado di ricostruire l’intero percorso.

Gli impianti sappiamo essere soggetti ad autorizzazione e pertanto hanno l’obbligo di monitorare ingressi ed uscite in termini documentali e di peso del rifiuto.

D’altro canto però bisogna osservare che piccole imprese che avessero voluto stipulare operare in questo settore rischiavano spesso di essere fuori mercato a causa dei costi di gestione della propria impresa più elevati di chi invece nulla aveva da dichiarare.

Ecco quindi che nasce la categoria 4-bis. Questa viene in soccorso di piccoli imprenditori che vogliono (e devono da ora) mettersi in regola ed autorizzare i propri automezzi. Fortunatamente non è una categoria ordinaria con i relativi costi ed adempimenti che in passato hanno scoraggiato chi voleva intraprendere questo settore, ma è una semplificata e quindi consente un facile accesso al mercato con pochissime risorse.

Vediamo ora nel dettaglio cosa permette di fare la categoria 4-bis

Con la delibera 2 del 24 Aprile 2018, l’Albo Nazionale Gestori Ambientali, istituisce formalmente la categoria 4-bis per le imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi.

La delibera è in applicazione di quanto previsto dall’articolo 1 comma 124 della Legge 4 Agosto 2017 che dispone la individuazione di modalità semplificate per l’esercizio dell’attività di raccolta e trasporto di rifiuti costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi.

Innanzitutto è opportuno sottolineare che l’iscrizione in categoria 4-bis esclusa la contemporanea iscrizione nelle altre categorie dell’Albo relative al trasporto di rifiuti.

Requisiti per l’iscrizione:

  • Le imprese devono essere iscritte al registro delle imprese o al REA come imprese per l’attività di commercio all’ingrosso di rottami metalli con codice ATECO 46.77.10;
  • Le imprese che intendono iscriversi alla categoria 4-bis devono avere i seguenti requisiti;
    • Essere cittadini italiani o cittadini di Stati membri della UE o cittadini di un altro Stato, a condizione che quest’ultimo riconosca analogo diritti ai cittadini italiani;
    • Siano iscritti al registro delle imprese o al repertorio economico amministrativo, ad eccezione delle imprese individuali che vi provvederanno successivamente all’iscrizione all’Albo, o in analoghi registri dello Stato di residenza, ove previsto;
    • Non siano in stato di interdizione o inabilitazione ovvero in interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
    • Non abbiano riportato condanna passata in giudicato, anche ai sensi dell’articolo 444 del C.P. e anche qualora sia intervenuta l’estinzione di ogni effetto penale della stessa o sia stato concesso il condono della pensa, nei seguenti:
      • Condanna a pena detentiva per reati previsti dalle norme a tutela dell’ambiente, ivi incluse le norme a tutela della salute, le norme in materia edilizia e in materia urbanistica;
      • Condanna alla reclusione per un tempo superiore ad un anno per delitti non colposi;
    • Siano in regola con gli obblighi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori, secondo la legislazione italiana o quella dello stato di residenza;
    • Non sussistono nei loro confronti le cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all’articolo 67 del D.Lgs. 159 del 6 Settembre 2011;
    • Non si trovino, in sede di prima iscrizione, in stato di liquidazione o siano, comunque, soggetti ad una procedura concorsuale o a qualsiasi altra situazione equivalente secondo la legislazione straniera;
    • Non abbiano reso false dichiarazione o compiuto falsificazioni nel fornire le informazioni richieste
  • Dimostrare la disponibilità di un veicolo o di non più di due veicoli immatricolati ad uso proprio la cui portata utile non superi complessivamente 3,5 tonnellate.

Ai fini dell’iscrizione i codici CER che possono essere trasportati, fino ad un massimo annuale di 400 tonnellate sono:

CER Descrizione
020110 Rifiuti metallici
120101 Limatura e trucioli di metalli ferrosi
120103 Limatura, scaglie e polveri di metalli non ferrosi (limitatamente ai rifiuti non pulverulenti)
120121 Corpi di utensile e materiale di rettifica esauriti, diversi da quelli di cui alla voce 120120
120199 Rifiuti ferrosi e non ferrosi
150104 Imballaggi metallici
170401 Rame, bronzo, ottone
170402 Alluminio
170403 Piombo
170404 Zinco
170405 Ferro e acciaio
170406 Stagno
170407 Metalli misti
170411 Cavi diversi da quelli di cui alla voce 170410
200140 Metalli
200307 Rifiuti ingombranti (limitatamente ai rifiuti in metallo)

 

Per poter iscrivere la propria impresa in categoria 4-bis, la procedura è telematica ed occorre autocertificare l’idoneità tecnica dei mezzi utilizzati.

Costi per l’iscrizione

Diritti di segreteria: 10, 00 €

Diritti annuali di iscrizione: 50,00 €

Marche da bollo: 32,00 €

Tassa di concessione governativa: 168,00 €

 

Per informazioni e supporto al fine di poter iscrivere la propria impresa all’Albo Nazionale Gestori Ambientali potete contattarci telefonicamente o a mezzo mail.

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei Vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

Dal 5 Luglio 2018 obbligo di valutazione dell’HP14. I tuoi rifiuti non pericolosi potrebbero essere riclassificati come pericolosi

A partire dal 5 Luglio 2018 occorre effettuare la verifica di attribuzione della caratteristica di pericolo HP14 ai propri rifiuti in accordo con prescritto dal Regolamento 2017/997.

Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

Il Regolamento UE 2017/997 modifica l’allegato III della direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE per quanto concerne l’assegnazione della caratteristica di pericolo HP 14 Ecotossico.

Il regolamento appena citato, definisce i criteri comunitari stabiliti per l’attribuzione della caratteristica di pericolo HP14 superando di fatto le disposizioni relative all’assegnazione di tale caratteristica di pericolo contenuta nel regolamento 1357/2014.

Il Regolamento, in vigore dal 5 Luglio 2017 trova applicazione a partire dal 5 Luglio 2018.

In Italia, il D.Lg. 78 del 2015, convertito con modificazioni dalla legge n.125/2015, riporta all’art. 7 comma 9-ter che la caratteristica di pericolo di ecotossicità (HP 14) si attribuisce al rifiuto secondo le modalità dell’accordo ADR per la classe 9 – M6 e M7.

Per chi non lo sapesse, l’accordo ADR regola il trasporto internazionale di merci pericolose su strada. Tale accordo si basa sulle modalità di classificazione delle sostanze e delle miscele definite, dal Regolamento (UE) 1272/2008 conosciuto anche come regolamento CLP (acronimo di Classification, labeling and packaging).

L’interazione tra le norme ed i regolamenti può comportare in questo caso che le modifiche introdotte possano incidere anche sulle modalità di trasporto delle merci contenenti tali sostanze, secondo l’accordo ADR.

In base alle modifiche introdotte, la caratteristica di pericolo HP 14 si applica ai rifiuti che:

  • Contengono in concentrazione pari o superiore a 0,1% sostanze che riducono lo strado di ozono (H420) (halon, tetracloruro di carbonio, clorofluorocarburi, idrofluorocarburi, tricloroetano, metilcloroformio, bromuro di metile, bromoclorometano, ecc…) e/o
  • Contengono una o più sostanze classificate con tossicità acuta per l’ambiente acquatico (H400) in concentrazione pari o superiore al 25%, con un valore soglia dello 0,1 % e/o
  • Contengono una o più sostanze classificate come sostanze con tossicità cronica per l’ambiente acquatico (H410, H411, H412), la cui somma ha concentrazione pari o superiore al 25%, con un valore soglia di 0,1 % per sostanze H410 e 1% per sostanze H411 e H412 ed applicando un fattore moltiplicativo di 100 per H410, di 10 per h411 e/o
  • Contengono una o più sostanze classificate come sostanze con tossicità cronica per l’ambiente acquatico (H410, H411, H412, H413), la cui somma ha concentrazione pari o superiore al 25%, con un valore soglia di 0,1 % per sostanze H410 e 1% per sostanze H411, H412 e H413.

Il regolamento può quindi far risultare che rifiuti attualmente classificati come pericolosi possano non esserlo più e viceversa ovviamente.

Vediamo ora quali sono le condizioni che possono verificarsi e che i produttori devono tener presenti:

  • Rifiuto ecotossico secondo l’ADR che permane nel suo stato anche secondo il regolamento 2017/997;
  • Rifiuto ecotossico secondo l’ADR che non è più ecotossico secondo il regolamento 2017/997;
  • Rifiuto non ecotossico secondo l’ADR che resta non ecotossico secondo il regolamento 2017/997;
  • Rifiuto non ecotossico secondo l’ADR che diventa ecotossico secondo il regolamento 2017/997;

 

In aggiunta a queste condizioni dobbiamo considerare l’applicazione, dal 1° Marzo 2018, dell’aggiornamento del regolamento CLP, da cui discendono ulteriori 2 condizioni da tenere in considerazione:

  • Rifiuto non ecotossico secondo l’ADR fino al 28 febbraio 2018, diventa ecotossico per effetto delle modifiche al regolamento CLP e che rimane ecotossico con l’applicazione del regolamento 2017/997;
  • Rifiuti non ecotossico secondo l’ADR fino al 28 febbraio 2018 che diventa ecotossico a seguito delle modifiche introdotte al regolamento CLP e che non è più ecotossico secondo il regolamento 2017/997.

Cosa fare dunque per essere certi di essere in linea con quanto previsto dalla normativa?

I produttori di rifiuti speciali, tenuti sempre ad effettuare la classificazione e la caratterizzazione dei propri rifiuti (D.Lgs. 152/2006) devono:

  • Verificare se nei rifiuti prodotti dai propri cicli produttivi vi sono composti pericolosi a cui sono attribuite le frasi di pericolo H420, H400, H410, H411, H412, H413;
  • Procedere al ricalcolo delle concentrazioni dei composti ecotossici nei propri rifiuti in base a quanto stabilito dal regolamento UE 997/2017

Effettuato ciò si deve procedere alla riclassificazione dei propri rifiuti.

Di seguito uno specchietto illustrativo delle casistiche che possono presentarsi.

  • Il rifiuto era classificato ecotossico ai sensi del regolamento ADR e non lo è più ai sensi del regolamento 2017/997
    1. Nel caso in cui il codice CER sia “a specchio” se al rifiuto non sono attribuibili altre caratteristiche di pericolo ai sensi del regolamento 1357/2014, allora si assegnerà il codice CER non pericoloso;
    2. Nel caso in cui il codice CER sia “pericoloso assoluto” non dovrà più essere attribuita la caratteristica di pericolo HP14.
    3. Nel caso in cui il codice CER sia “pericoloso assoluto” e non siano più attribuibili altre caratteristiche di pericolo, sarà necessario individuare un codice CER non pericoloso;
  • Il rifiuto era classificato non ecotossico ai sensi del regolamento ADR e lo diventa ai sensi del regolamento 2017/997
    1. Nel caso in cui il codice CER sia “a specchio” non pericoloso dovrà essere assegnato il codice CER pericoloso ed attribuita la caratteristica di pericolo HP14;
    2. Nel caso in cui il codice CER sia “a specchio” pericoloso dovrà essere attribuita anche la caratteristica di pericolo HP14;
    3. Nel caso in cui il codice CER sia “pericoloso assoluto” si aggiungerà la caratteristica di pericolo HP14
  • Se il rifiuto era classificato ecotossico ai sensi del regolamento ADR e continua ad esserlo secondo il Regolamento 2017/997 allora nulla cambia ed al rifiuto continua ad essere attribuita la caratteristica di pericolo HP14.

Se per la classificazione e riclassificazione dei rifiuti sono valide le istruzioni appena riportate, ovviamente occorre prestare attenzione anche ai registri di carico e scarico.

Molte imprese, che compilano correttamente i registri di carico e scarico rifiuti, potrebbero trovarsi nella condizione in cui vi siano in deposito temporaneo e sul registro dei rifiuti presi in carico prima del 5 luglio 2018. A seguito della riclassificazione dei propri rifiuti è necessario dare evidenza agli organi di controllo di quanto è stato effettuato (schede di caratterizzazione, analisi chimiche, procedura di classificazione e caratterizzazione dei propri rifiuti) e del corretto aggiornamento dei propri registri al fine di non far risultare disallineamenti. Tale procedura è ovviamente doverosa in quanto i rifiuti in carico dovranno essere avviati a recupero/smaltimento con il corretto codice CER e le giuste caratteristiche di pericolo.

Le indicazioni fornite di seguito sono dei suggerimenti atti a rendere il registro di carico e scarico chiaro al produttore ed agli organi di controllo e per avere una gestione corretta dei propri rifiuti.

  • Per i rifiuti identificati con codice CER pericoloso “assoluto” che dal 5 Luglio 2018 vedono attribuirsi anche la caratteristica di pericolo HP14, questa deve essere inserita nelle annotazioni della registrazione di carico indicando il riferimento al regolamento 2017/997;
  • Per i rifiuti identificati con codice CER a specchio pericoloso e che dal 5 Luglio 2018 continuano a restare pericolosi ma ai quali viene aggiunta la caratteristica di pericolo HP14 si procede come nel caso precedente;
  • Per i rifiuti identificati con codice CER a specchio pericoloso e che dal 5 Luglio 2018 non sono più pericolosi occorre indicare nelle annotazioni il codice CER non pericoloso individuato a seguito della riclassificazione ed il riferimento al regolamento 2017/997;
  • Per i rifiuti identificati con codice CER a specchio non pericoloso che al 5 Luglio 2018 divengono pericolosi occorre indicare nel campo delle annotazioni il codice CER pericolosi derivante dalla riclassificazione dei rifiuti, le nuove caratteristiche di pericolo ed il riferimento al regolamento 2017/997.

Consigliamo ai produttori di procedere rapidamente alla riclassificazione dei rifiuti prodotti dai propri cicli produttivi.

Come sempre siamo a vostra disposizione per supporto e consulenza.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com