Indicazioni per gestione rifiuti urbani potenzialmente infetti da CoronaVirus

EPcxME_W4AAnV0zCondividiamo con tutti i lettori le indicazioni ad interim per la gestione dei rifiuti urbani in relazione alla trasmissione dell’infezione da Virus SARS-COV-2 elaborato dal Gruppo di lavoro ISS Ambiente e Gestione dei rifiuti.

Di seguito vi riportiamo i passaggi fondamentali invitandovi caldamente ad una lettura completa del documento che è possibile scaricare dal link posto al termine dell’articolo.

Le linee guida riportate nel documento, improntate sul principio di cautela su tutto il territorio nazionale,  si basano sulle evidenze ad oggi note per la trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2, e fungono da supporto per la corretta gestione dei rifiuti urbani.

Al momento non è noto il tempo di sopravvivenza in un rifiuto domestico dei coronavirus in generale e del virus SARS-CoV-2 in particolare. Limitatamente a quanto è noto al momento, si può ipotizzare che il virus SARS-CoV-2 si disattivi in un intervallo temporale che va da pochi minuti a un massimo di 9 giorni, in dipendenza della matrice/materiale, della concentrazione e delle condizioni microclimatiche.

Generalmente altri coronavirus non sopravvivono su carta in assenza di umidità, ma si ritrovano più a lungo su indumenti monouso (se a concentrazione elevata, per 24 ore), rispetto ad esempio al cotone.

Le linee guida analizzando la gestione di due tipi di rifiuti:

  • Rifiuti urbani prodotti nella abitazioni dove soggiornano soggetti positivi al tampone in isolamento o in quarantena obbligatoria;
  • Rifiuti urbani prodotti dalla popolazione generale, in abitazioni dove non soggiornano soggetti positivi al tampone in isolamento o in quarantena obbligatoria.

Da un punto di vista normativo, occorre dare uno sguardo al DPR 254/2003 “Regolamento recante la disciplina della gestione dei rifiuti sanitari a norma dell’articolo 24 della legge 31 Luglio 2002, n. 179” per individuare  le disposizioni normative in materia.

Tale regolamento identifica quali rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo “i rifiuti che provengano da ambienti di isolamento infettivo e siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto da pazienti isolati”.

Rifiuti derivanti da soggetti positivi al tampone o in quarantena obbligatoria

I rifiuti urbani che provengono da abitazioni dove soggiornano soggetti positivi al tampone o in isolamento o in quarantena obbligatoria, dovrebbero quindi essere considerati equivalenti a quelli che si possono generare in una struttura sanitaria, così come definito dal DPR 254/2003.

Da ciò ne discende che devono essere applicate le prescrizioni del DPR stesso.

  • I rifiuti andrebbero raccolti in idonei imballaggi a perdere (art. 9 del DPR 254/2003)

Le linee guida, in riferimento a ciò riportano la seguente nota:

“Nella consapevolezza che la procedura sopra descritta potrebbe essere di difficile attuazione, anche per l’assenza di contratti in essere con aziende specializzate nella raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti infettivi, si raccomandano le seguenti procedure che si considerano sufficientemente protettive per tutelare la salute della popolazione e degli operatori del settore dell’igiene ambientale (Raccolta e Smaltimento Rifiuti).

Si raccomanda quindi che nelle abitazioni in cui sono presenti soggetti positivi al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria, sia interrotta la raccolta differenziata, ove in essere, e che tutti i rifiuti domestici, indipendentemente dalla loro natura e includendo fazzoletti, rotoli di carta, i teli monouso, mascherine e guanti, siano considerati indifferenziati e pertanto raccolti e conferiti insieme.

Per la raccolta dovranno essere utilizzati almeno due sacchetti, uno dentro l’altro, o in numero maggiore in dipendenza della loro resistenza meccanica, possibilmente utilizzando un contenitore a pedale.

Si raccomanda di:

  • chiudere adeguatamente i sacchi utilizzando guanti mono uso;
  • non schiacciare e comprimere i sacchi con le mani;
  • evitare l’accesso di animali da compagnia ai locali dove sono presenti i sacchetti di rifiuti;
  • smaltire il rifiuto dalla proprio abitazione quotidianamente con le procedure in vigore sul territorio.”

Rifiuti derivanti da soggetti NON positivi al tampone e NON in quarantena obbligatoria

Per le abitazioni in cui non sono presenti soggetti positivi al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria, si raccomanda di mantenere le procedure in vigore nel territorio di appartenenza NON interrompendo la raccolta differenziata.

A scopo cautelativo fazzoletti o rotoli di carta, mascherine e guanti eventualmente utilizzati, dovranno essere smaltiti nei rifiuti indifferenziati.

Inoltre dovranno essere utilizzati almeno due sacchetti uno dentro l’altro o in numero maggiore in dipendenza della resistenza meccanica dei sacchetti.

Si raccomanda di chiudere adeguatamente i sacchetti, utilizzando guanti monouso, senza comprimerli, utilizzando legacci o nastro adesivo e smaltirli come da procedura già in vigore.

Raccomandazioni per gli operatori del settore di raccolta e smaltimento rifiuti

Relativamente agli operatori del settore dell’igiene ambientale (Raccolta e Smaltimento Rifiuti) si raccomanda l’adozione di dispositivi di protezione individuale (DPI), come da gestione ordinaria, in particolare di mascherine (filtranti facciali) FFP2 o FFP3 (in quest’ultimo caso, compatibilmente con la valutazione del rischio in essere in azienda). Si raccomanda inoltre di effettuare in maniera centralizzata:
– la pulizia delle tute e degli indumenti da lavoro, riducendo al minimo la possibilità di disperdere il virus nell’aria (non scuotere o agitare gli abiti), sottoponendo le tute e gli indumenti a lavaggi e seguendo idonee procedure (lavaggio a temperatura di almeno 60°C con detersivi comuni, possibilmente aggiungendo disinfettanti tipo perossido di idrogeno o candeggina per tessuti);
– la sostituzione dei guanti da lavoro non monouso, nella difficoltà di sanificarli, ogni qualvolta l’operatore segnali al proprio responsabile di aver maneggiato un sacco rotto e/o aperto;
la sanificazione e la disinfezione della cabina di guida dei mezzi destinati alla raccolta dei rifiuti urbani dopo ogni ciclo di lavoro, facendo particolare attenzione ai tessuti (es., sedili) che possono rappresentare un sito di maggiore persistenza del virus rispetto a volante, cambio, ecc., più facilmente sanificabili. Tuttavia è da tenere in considerazione la necessità di non utilizzare aria compressa e/o acqua sotto pressione per la pulizia, o altri metodi che possono produrre spruzzi o possono aerosolizzare materiale infettivo nell’ambiente. L’aspirapolvere deve essere utilizzato solo dopo un’adeguata disinfezione. È consigliato l’uso di disinfettanti (es: a base di alcol almeno al 75% v/v) in
confezione spray.

Raccomandazioni per i volontari

Poiché esistono sul territorio iniziative di volontariato atte a sostenere le esigenze di persone anziane, sole, o affette da patologie, si raccomanda quanto segue:
– i volontari non possono prelevare rifiuti presso abitazioni in cui siano presenti soggetti positivi al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria
–  nelle abitazioni nelle quali siano presenti soggetti NON positivi al tampone, e non in isolamento o in quarantena obbligatoria, i volontari possono prelevare i rifiuti utilizzando le seguenti precauzioni e osservando nome comportamentali:
a) utilizzare guanti monouso, che successivamente all’uso dovranno essere smaltiti come rifiuti indifferenziati;
b) non prelevare sacchetti aperti o danneggiati;
c) gettare il sacchetto come da procedure già in vigore (es: apposito cassonetto dell’indifferenziato o contenitore condominiale).

Link per approfondire

Scarica il documento Indicazioni ad Interim per la gestione dei rifiuti urbani in relazione alla trasmissione dell’infezione da Virus Sars-CoV-2

Ambiente&Rifiuti – Consulenza tecnica per la gestione dei rifiuti

Se sei un’impresa hai l’obbligo di caratterizzare i tuoi rifiuti. Scopri il perchè…

Se sei un’impresa, produci sicuramente dei rifiuti e potresti essere già a conoscenza dell’obbligo di caratterizzare e classificare i tuoi rifiuti. Se non ne hai mai sentito parlare allora questa potrebbe essere una buona occasione per informarti e decidere come adeguare la tua gestione dei rifiuti.

In molti articoli, dall’apertura del blog ad oggi, ne abbiamo parlato diffusamente ed in maniera ancor più dettagliata ne abbiamo parlato durante i nostri corsi di formazione o durante le attività di screening iniziali che effettuiamo presso i nuovi clienti.

Ma cosa significa caratterizzare e classificare i rifiuti? E perché deve essere il Produttore a farlo?

Caratterizzazione e Classificazione dei rifiuti non sono due sinonimi come spesso erroneamente si crede ma sono due attività, che in parte si intrecciano, necessarie per poter giungere a definire in maniera certa un rifiuto.

Per caratterizzazione dobbiamo intendere l’insieme di processi di indagine finalizzati a comprendere quali sono le materie prime ed i processi coinvolti nella generazione del rifiuto, quali possono essere le sostanze e le relative concentrazioni che possono rendere il rifiuto pericoloso, quali sono i documenti e le informazioni disponibili ed utili per conoscere nel dettaglio il rifiuto prodotto.

Ogni informazione è preziosa.

Per classificazione invece dobbiamo intendere le attività poste a valle della caratterizzazione e tese ad individuare il corretto codice CER del rifiuto.

La caratterizzazione e la classificazione devono essere quindi intesi come due processi indispensabili e preliminari alla gestione dei rifiuti.

Ciò vuol dire che ancor prima di preoccuparsi di organizzare un deposito temporaneo, impostare i registri di carico e scarico, stipulare contratti per l’avvio a recupero/smaltimento degli stessi, è obbligatorio procedere con le attività su indicate in quanto senza di esse, di fatto, non sappiamo con quale rifiuto abbiamo a che fare.

E’ un’attività da svolgere sempre? La risposta è Si. L’obiettivo finale della caratterizzazione e classificazione è giungere senza dubbi ad identificare correttamente il rifiuto che è stato prodotto. Tali attività, se svolte correttamente, pongono in una posizione di sicurezza il Produttore del rifiuto in caso di controllo.

E’ solo una questione sicurezza e responsabilità del Produttore? La risposta in questo caso è no.

Essere in grado di procedere ad una corretta classificazione dei rifiuti conduce a dei risvolti importanti dal punto di vista:

  • Economico
  • Di filiera
  • Adempimenti ambientali

Le imprese sanno bene che un rifiuto pericoloso è più costoso da gestire rispetto ad uno non pericoloso eppure spesso si assiste a Produttori che optano per una classificazione “cautelativa” del rifiuto come pericoloso solo per evitare i costi delle analisi chimiche. Inutile dire che tale prassi non ha alcuna giustificazione razionale.

Attraverso una corretta caratterizzazione dei rifiuti, il Produttore si pone in una posizione di sicurezza in caso di controllo in quanto sarà per lui possibile dimostrare che sono state svolte tutte le indagini necessarie per conoscere nel dettaglio ogni aspetto che riguarda il rifiuto in oggetto.

Se il rifiuto dovesse risultare non pericoloso, dalla caratterizzazione dovranno emergere i dati e le informazioni che conducono a tale asserzione e viceversa, se dovesse risultare pericoloso i dati e le informazioni raccolte permetteranno di dimostrare che l’attribuzione del CER pericoloso al rifiuto non è stata effettuata in modo arbitrario.

E’ importante sottolineare che tutti i dati e le informazioni che raccogliamo durante la fase di caratterizzazione dovranno essere riversate all’interno di una scheda di caratterizzazione che si rivelerà fondamentale per poter ricevere un preventivo dettagliato dal fornitore di servizi ambientali (intermediario, trasportatore, impianto di destino).

Infatti per un operatore ambientale, avere a disposizione molte informazioni sul rifiuto permette di poter comprendere se il rifiuto è recuperabile o meno, in quale impianto deve essere destinato e a quale metodologia di trattamento deve essere sottoposto. Ne discende da ciò che egli sarà in grado di formulare un’offerta economica mirata e quindi più conveniente per il Produttore.

Caratterizzazione: scienza o alichimia?

E’ bene sottolineare che la caratterizzazione di un rifiuto non è alchimia né un gioco di prestigio ma è un’operazione tecnica mirata all’analisi processi e di documenti. Sono richieste molte conoscenze ed esperienza al tecnico che dovrà svolgere tali attività.

Allo stesso modo l’attribuzione delle caratteristiche di pericolo, se il rifiuto dovesse risultare pericoloso, non è da intendersi arbitraria. Anche in questo caso la normativa ci viene in soccorso e ci fornisce le indicazioni da seguire per giungere alla corretta attribuzione delle “famose” HP.

Fortunatamente il legislatore ci ha fornito tutti gli elementi necessari per poter procedere ad una corretta caratterizzazione ed all’attribuzione delle caratteristiche di pericolo ad un rifiuto. Ciononostante non si comprende come mai capita spesso di assistere a casi in cui le HP attribuite al rifiuto non hanno alcuna correlazione con la pericolosità del rifiuto stesso.

Prassi di questo genere, oltre ad essere errate, espongono tutti i soggetti della filiera al pericolo di sanzioni. Ma oltre a ciò potrebbero determinarsi casi in cui le HP attribuite obblighino il Produttore ad organizzare un trasporto in regime ADR (magari senza la nomina di un consulente ADR come previsto dalla norma) o viceversa si corre il rischio di effettuare un trasporto in regime ordinario quando dovrebbe essere svolto in ADR.

E le analisi chimiche?

La domanda che più frequentemente ci viene posta e se le analisi chimiche sono sempre obbligatorie. Ovviamente no. Ci sono dei rifiuti che non ne necessitano perché composti da materiali facilmente identificabili, altri corredati da schede di sicurezza aggiornate e ben redatte che forniscono informazioni sufficienti a desumere tutte le caratteristiche necessarie del rifiuto per poter giungere alla sua corretta caratterizzazione e classificazione.

Ci sono però dei casi in cui le analisi si rendono necessarie ed altri in cui sono obbligatorie (ad esempio il conferimento in discarica). Pensare quindi di classificare il rifiuto come pericoloso solo per evitarle è errato oltre che rischioso.

Se un rifiuto viene classificato come pericoloso, a questo dovranno essere attribuite una o più caratteristiche di pericolo, ma se la classificazione è stata fatta in modo arbitrario è chiaro che non si avranno a disposizione informazioni sufficienti per poter attribuire correttamente le HP.

Ricordiamo che le analisi chimiche ci permettono di determinare anche le caratteristiche di pericolo.

Se volessimo provare a fare due calcoli ci renderemmo subito conto che il risparmio del costo delle analisi chimiche, espone il Produttore di rifiuti a sanzioni notevoli considerando che stiamo parlando di rifiuti pericolosi.

La domanda che noi poniamo quindi è: E’ conveniente aggirare la norma e non eseguire le analisi chimiche a fronte del rischio di sanzioni?

Considerando la complessità della materia non pretendiamo di poter elencare in questo articolo tutti i passaggi necessari per una corretta caratterizzazione dei rifiuti ma se avete necessità di procedere alla caratterizzazione dei vostri rifiuti è bene sapere che occorre raccogliere almeno le seguenti informazioni:

  • Schede di sicurezza aggiornate delle materie prime che vengono coinvolte nei processi produttivi e che generano il rifiuto;
  • Descrizione accurata del processo produttivo che conduce alla generazione del rifiuto;
  • Normative nazionali ed internazionali di riferimento (regolamento REACH, regolamento CLP, regolamento ADR, normativa ambientale D.Lgs. 152/2006 e normative specifiche);
  • Analisi chimiche pregresse;
  • Analisi chimiche aggiornate;
  • Foto del rifiuto ed eventualmente del suo contenitore;

Queste poche informazioni permettono di avere una prima sommaria idea delle caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto e potrebbero fornire importanti informazioni al produttore per poter giungere ad una corretta classificazione del rifiuto stesso.

Il Produttore può trasferire la responsabilità della classificazione del rifiuto ad un altro soggetto?

Non è insolito assistere a casi in cui il Produttore, per pigrizia o mancanza di informazioni o di tempo o altro, decida di affidarsi unicamente ad uno degli operatori ambientali affinché classifichi per lui il rifiuto. Non è una prassi corretta. Purtroppo nel panorama nazionale non tutti gli operatori del settore ambientale sono competenti in materia. E’ possibile trovarne alcuni che forniscono servizi specializzati di consulenza assumendosi le proprie responsabilità, ma ve ne sono anche altri che attribuiscono il codice CER più conveniente in base alle proprie autorizzazioni.

Inutile ribadire ancora che la responsabilità ricade sempre sul Produttore dei rifiuti, così come stabilito con la legge 123/2017:

La classificazione dei rifiuti è effettuata dal Produttore assegnando ad essi il competente codice CER ed applicando le disposizioni contenute nella decisione 2014/955/UE e nel Regolamento (UE) n.1357/2014 della Commissione, del 18 Dicembre 2014, nonché nel Regolamento (UE) 2017/997 del Consiglio, dell’8 Giugno 2017.

Il legislatore ha indicato chiaramente che l’obbligo di procedere alla caratterizzazione e classificazione dei rifiuti, ricade sul Produttore in quanto unico conoscitore del processo produttivo che ha condotto alla generazione di tali rifiuti. Ritengo che i lettori siano tutti concordi con tale affermazione. Solo l’imprenditore ed il suo team possono sapere quali materie prime e quali processi industriali sono coinvolti nella produzione di un bene e conseguentemente dei rifiuti (scarti).

A supporto di quanto abbiamo scritto finora, riportiamo di seguito alcuni passaggi di due importanti sentenze della Corte di Giustizia che forniscono chiare indicazioni sull’obbligatorietà della caratterizzazione dei rifiuti:

La sentenza della Corte di Giustizia del 15 Novembre 2018 afferma che non è possibile invocare il principio di precauzione come pretesto per non applicare la procedura di classificazione dei rifiuti…[omissis]

La sentenza della corte di Giustizia, sez X, 28 Marzo 2019 cause riunite da C-487/17 a C-489/17 afferma che qualora la composizione di un rifiuto cui potrebbero essere attribuiti codici speculari non sia immediatamente nota, spetta al suo detentore, in quanto responsabile della sua gestione, raccogliere le informazioni idonee a consentirgli di acquisire una conoscenza sufficiente di detta composizione e, in tal modo, di attribuire a tale rifiuto il codice appropriato. Infatti, in mancanza di tali informazioni, il detentore di un siffatto rifiuto rischia di venire meno ai suoi obblighi in quanto responsabile della sua gestione, qualora successivamente risulti che tale rifiuto è stato trattato come non pericoloso, malgrado presentasse una o più caratteristiche di pericolo di cui all’allegato III della direttiva 2008/98

Possiamo concludere dicendo che la caratterizzazione e la classificazione dei rifiuti è un’attività obbligatoria che deve essere svolta nel momento in cui il rifiuto viene prodotto e prima che esso venga posto nel deposito temporaneo.

E’ in capo all’impresa e quindi al Produttore dei rifiuti l’obbligo di procedere allo svolgimento di tali attività anche con il supporto di un consulente esperto in materia.

Solo a seguito di tali attività è possibile redigere la scheda di caratterizzazione ossia una sorta di carta di identità del rifiuto. Tale scheda non deve però essere intesa come un documento statico ma è dinamico, si aggiorna man mano che si aggiornano i processi produttivi ed ogni qualvolta cambiamo le materie prime coinvolte nei processi.

Grazie alla scheda di caratterizzazione sarà possibile richiedere un’offerta economica all’operatore ambientale di fiducia ed operare in sicurezza.

Sono attività che già svolgi in azienda? Ritieni che il tuo processo di caratterizzazione necessiti di un miglioramento? Ambiente&Rifiuti è a vostra completa disposizione per effettuare un audit delle attività di gestione dei rifiuti nella tua azienda e fornirti un report completo di quanto riscontrato.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni o vuoi richiedere un preventivo personalizzato puoi scrivere a info@ambiente-rifiuti.com

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia

Dalla caduta del SISTRI al nuovo Registro Elettronico

La caduta del SISTRI, dopo le giuste lamentele da parte delle imprese operanti nel settore dei rifiuti, ha aperto la strada verso un nuovo orizzonte.

Se è vero che per ogni innovazione occorre attendersi dei fallimenti prima di raggiungere l’obiettivo, forse il SISTRI ha tracciato la strada verso la digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti.

Per quanti siano convinti che la chiusura del SISTRI abbia chiuso definitivamente il capitolo della digitalizzazione, ci spiace dovervi informare che così non è.

Infatti con la legge 11 Febbraio 2019 n. 12, di conversione con modifiche del Decreto Legge 14 Dicembre 2018 n.135 recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazioni per le imprese e per la pubblica amministrazione, viene ufficialmente istituito il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti. (art. 6 del D.L. 14 Dicembre 2018 n. 135 coordinato)

Saranno tenuti ad iscriversi al Registro Elettronico:

  • Enti ed imprese che effettuano il trattamento dei rifiuti;
  • Produttori di rifiuti pericolosi
  • Enti ed imprese che raccolgono o trasportano rifiuti pericolosi a titolo professionale;
  • Commercianti ed intermediari di rifiuti pericolosi;
  • Consorzi istituiti per il recupero ed il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti;
  • Con riferimento ai rifiuti pericolosi, i soggetti individuati dall’articolo 189 comma 3 del D.Lgs. 152/2006

Spetterà al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, l’approvazione di un decreto che definisca le modalità di organizzazione e funzionamento del Registro Elettronico Nazionale, le modalità di iscrizione dei soggetti obbligati e di coloro che intenderanno farlo volontariamente, nonché tutti gli adempimenti dei soggetti medesimi.

L’iscrizione al Registro Elettronico non sarà gratuito ma comporterà il versamento di un diritto di segreteria e di un diritto di iscrizione annuale al fine di garantire l’integrale copertura dei costi di finanziamento del sistema.

Importi e modalità di versamento dovranno essere stabiliti dal decreto citato prima.

Ovviamente saranno previste delle sanzioni per i soggetti inadempienti.

Fino al momento in cui non diventi pienamente operativo il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, la tracciabilità dei rifiuti è assicurata da:

  • Compilazione del registro di carico e scarico rifiuti (modello A e B);
  • Compilazione del formulario di identificazione rifiuti;
  • Presentazione del MUD

Quali criticità aspettarci?

Questo primo approccio al nuovo Registro Elettronico presenta delle criticità che dovranno in qualche modo essere superate. Se i soggetti obbligati ad utilizzare il Registro Elettronico sembrano essere tutti coloro che in qualche modo entrano in contatto con i rifiuti pericolosi, tutti gli adempimenti relativi ai rifiuti non pericolosi come dovranno essere gestiti? Assisteremo nuovamente alla compresenza della tracciabilità classica con una digitale? Che vantaggi ci saranno allora per le imprese?

Ci saranno limiti oltre i quali scatteranno gli obblighi di iscrizione al Registro Elettronico? Sarà nuovamente il numero di dipendenti a fare da discriminante o si passerà ad un criterio più razionale come le quantità di rifiuti pericolosi prodotti durante un anno?

La normativa sui soggetti obbligati alla tenuta del registro varierà? E’ possibile ipotizzare che i rifiuti non pericolosi non saranno più annotati sul registro di carico e scarico?

Assisteremo ad una evoluzione digitale del formulario?

Dovremo attenderci un periodo transitorio fatto di un doppio binario? (e speriamo non lungo quanto quello appena concluso)

Le domande aperte sono ovviamente tante e non possiamo riportarle tutte qui. Molti di questi interrogativi furono già sollevati al tempo del SISTRI ed auspichiamo che lo sviluppo del Registro Elettronico ne abbia tenuto conto al fine di assicurare realmente la tracciabilità dei rifiuti ma senza pesare eccessivamente sulle imprese.

Per le imprese che ancora non si siano dotate di un sistema interno efficiente di gestione dei rifiuti, potrebbe essere questo un buon momento per fare un’analisi dei propri cicli di gestione e prepararsi, per tempo, al nuovo sistema di tracciabilità.

Come ricordiamo spesso ai nostri clienti, è preferibile prepararsi con calma ai cambiamenti per evitare che siano troppo radicali per la propria azienda.

Al seguente link potete scaricare il decreto legge 14 Dicembre 2018 n. 135 coordinato

Al seguente link potete scaricare la Legge 11 Febbraio 2019

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com