Risparmiare sui costi delle analisi chimiche…quanto può costare alla fine?

Quando si sta conducendo un progetto di gestione dei rifiuti presso i produttori e si giunge alla fase delle analisi chimiche da svolgere sui rifiuti, capita spesso che si diffonda il panico nella stanza.

Le domande più frequenti sono:

  • “Ma sono proprio necessarie?”
  • “Ma le abbiamo fatte qualche anno fa”
  • “E’ necessario spendere questi soldi?”
  • “Chi mai verrà a controllare”

Le domande chiaramente sono molte di più ma credo che il problema sia stato inquadrato.

Il problema di tanto panico discende spesso dal non aver messo a budget i costi di gestione dei rifiuti o dal fatto che quel famoso “cugino” ha detto che non sono necessarie. Spesso ci si convince che i costi di gestione siano solo quelli legati al trasporto ed al conferimento in impianto dei rifiuti ed ancor più spesso ci si convince che le proprie responsabilità decadano nel momento in cui si firma un contratto con un intermediario o un trasportatore che si occuperà dell’avvio in impianto dei rifiuti prodotti.

Mi spiace dover deludere tutti i lettori che credevano che avrei dato ragione loro a questo punto dicendo che le analisi si possono sempre evitare. Non è così e nel corso di questo articolo vedremo il perché.

Partiamo dalle basi che ormai tutti conoscete ma che è bene rinfrescare. Il produttore di rifiuti ha degli obblighi ai quali non può esimersi. Uno di questi è la classificazione e la caratterizzazione dei propri rifiuti.

Queste due attività non possono essere delegate, nelle proprie responsabilità, a trasportatori, intermediari ecc.. senza vigilare sull’operato.

Ciò significa che il produttore deve sempre partecipare alle sessioni di classificazione e caratterizzazione in quanto è l’unico profondo conoscitore dei processi produttivi che hanno condotto alla produzione di quel particolare rifiuto.

L’abitudine diffusa dell’attribuire codici CER in maniera arbitraria, ai rifiuti che palesemente ne dovrebbero avere un altro, personalmente mi irrita in quanto denota una cattiva etica da parte del trasportatore o dell’impianto che ha attribuito un particolare codice CER per poter assecondare le autorizzazioni dell’impianto, quale conferisce, o le proprie autorizzazioni al trasporto di rifiuti che magari non prevedono tutti i codici CER.

Di tutta l’erba non se ne può fare un fascio e non tutti gli operatori si comportano in questo modo. Anzi al contrario  ho avuto la fortuna di incontrare operatori che ci mettono impegno e molta serietà in questa fase e chiaramente tutto questo ha un costo.

La classificazione e la caratterizzazione, lo abbiamo detto più volte, sono due processi che ci permettono di giungere all’attribuzione del corretto codice CER ai nostri rifiuti dopo averne esaminato tutte le caratteristiche chimico-fisiche.

Vediamo ora cosa dice il legislatore in merito a queste operazioni.

La classificazione dei rifiuti è disciplinata dal D.Lgs. 152/2006, parte IV allegato D che contiene l’elenco dei rifiuti.

Art. 184

Classificazione

  1. Ai fini dell’attuazione della parte quarta del presente decreto i rifiuti sono classificati, secondo l’origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.
  2. Sono rifiuti urbani:

a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;

b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell’articolo 198, comma 2, lettera g);

c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;

d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;

e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;

f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), c) ed e).

3. Sono rifiuti speciali:

a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti dell’Art. 2135 c.c.;(*)

b) i rifiuti derivanti dalle attivita’ di demolizione, costruzione, nonche’ i rifiuti che derivano dalle attivita’ di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 184-bis(*)

c) i rifiuti da lavorazioni industriali, [fatto salvo quanto previsto dall’articolo 185, comma 1, lettera i);](**)

d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;

e) i rifiuti da attività commerciali;

f) i rifiuti da attività di servizio;

g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;

h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;

i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;

l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti;

m) il combustibile derivato da rifiuti;](***)

n) i rifiuti derivati dalle attività di selezione meccanica dei rifiuti solidi urbani.](**)

Le operazioni di classificazione

  1. La classificazione dei rifiuti è effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente codice CER, applicando le disposizioni contenute nella decisione 2000/532/CE.
  2. Se un rifiuto è classificato con codice CER pericoloso ‘assoluto’, esso è pericoloso senza alcuna ulteriore specificazione. Le proprietà di pericolo, definite da H1 ad H15, possedute dal rifiuto, devono essere determinate al fine di procedere alla sua gestione.
  3. Se un rifiuto è classificato con codice CER non pericoloso ‘assoluto’, esso è non pericoloso senza ulteriore specificazione.
  4. Se un rifiuto è classificato con codici CER speculari, uno pericoloso ed uno non pericoloso, per stabilire se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso debbono essere determinate le proprietà di pericolo che esso possiede. Le indagini da svolgere per determinare le proprietà di pericolo che un rifiuto possiede sono le seguenti:

a) individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso: la scheda informativa del produttore; la conoscenza del processo chimico; il campionamento e l’analisi del rifiuto;

b) determinare i pericoli connessi a tali composti attraverso: la normativa europea sulla etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi; le fonti informative europee ed internazionali; la scheda di sicurezza dei prodotti da cui deriva il rifiuto;

c) stabilire se le concentrazioni dei composti contenuti comportino che il rifiuto presenti delle caratteristiche di pericolo mediante comparazione delle concentrazioni rilevate all’analisi chimica con il limite soglia per le frasi di rischio specifiche dei componenti, ovvero effettuazione dei test per verificare se il rifiuto ha determinate proprietà di pericolo.

5. Se i componenti di un rifiuto sono rilevati dalle analisi chimiche solo in modo aspecifico, e non sono perciò noti i composti specifici che lo costituiscono, per individuare le caratteristiche di pericolo del rifiuto devono essere presi come riferimento i composti peggiori, in applicazione del principio di precauzione.

6. Quando le sostanze presenti in un rifiuto non sono note o non sono determinate con le modalità stabilite nei commi precedenti, ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate, il rifiuto si classifica come pericoloso.

7. La classificazione in ogni caso avviene prima che il rifiuto sia allontanato dal luogo di produzione.

Come si può osservare, il legislatore dice chiaramente al punto 1 che la classificazione è effettuata dal produttore.

Il legislatore continua spiegando le differenze tra rifiuto pericoloso in assoluto, rifiuto non pericoloso in assoluto rifiuto contraddistinto da un codice CER a specchio.

In quest’ultimo caso non si può pensare di attribuire il codice CER non pericoloso semplicemente perché si ha la “sensazione” che il rifiuto sia non pericoloso o perché in questo modo si ha un risparmio sui costi di smaltimento.

Quindi la classificazione forse è un’operazione ben più complessa di quanto potrebbe sembrare ad un primo approccio, in particolare se non si studia a fondo quali sono i processi che hanno generato il rifiuto e quali sono le caratteristiche chimico-fisiche della sostanza o dell’oggetto che si deve avviare a recupero/smaltimento.

Questo studio prende invece il nome di caratterizzazione ossia il produttore deve stilare una carta di identità del proprio rifiuto. Tale carta di identità è la famosa scheda di caratterizzazione che consiglio a tutti i produttori di redigere per ogni singolo rifiuto prodotto e di aggiornarla ogni qual volta sia necessario (variazione dei processi produttivi, variazione delle materie prime coinvolte ecc…).

La caratterizzazione dei rifiuti è un processo tecnico che richiede delle conoscenze approfondite e che effettua le sue indagini a partire dai processi produttivi che hanno generato il rifiuto, quali sono le materie prime coinvolte, studio delle relative schede di sicurezza, analisi dei riferimenti normativi vigenti in materia di sostanze pericolose ecc…

Se fin qui abbiamo riportato i riferimenti di legge, ora introduciamo un ulteriore elemento che dovrebbe far riflettere i produttori prima di chiedersi se le analisi devono essere fatte.

Facciamo quindi riferimento alla Sentenza della Corte di Cassazione n°46897 che vi invito a leggere. La sentenza riguarda il caso di conferimento di rifiuti in un impianto autorizzato allo stoccaggio e trattamento di soli rifiuti non pericolosi. A tali rifiuti era stato attribuito un codice CER non pericoloso e non erano state condotte analisi per verificare la presenza o meno di sostanze pericolose che potessero determinare l’attribuzione del codice CER, a specchio, pericoloso.

Il documento effettua una disamina molto attenta sulla classificazione dei rifiuti e la corretta attribuzione di un codice CER quando esso presenta una voce speculare e sulla necessità (obbligatorietà) di effettuare le analisi chimiche per essere certi che quel rifiuto sia non pericoloso.

Spesso capita che il produttore decida di attribuire, in via prudenziale, il codice CER pericoloso ad un rifiuto con codice CER a specchio, solo per evitare di effettuare le analisi chimiche.

Personalmente non sono concorde su questo comportamento poiché a fronte di una spesa annuale per le analisi si potrebbe avere la certezza che il rifiuto sia non pericoloso e quindi ottenere un risparmio sui costi di conferimento.

Quindi, cercare di risparmiare sulle analisi chimiche potrebbe non essere proprio una bella idea. Come non lo è trovare escamotage per cercare di evitarle. Se conferite i vostri rifiuti in una discarica le analisi saranno obbligatorie, idem se conferiti in impianti che presentano nelle autorizzazioni l’obbligo di richiedere i certificati di analisi ai produttori che conferiscono.

Se grazie al SISTRI è emerso il problema della gestione dei rifiuti nelle imprese (cosa che prima si evitava palesemente) ora è tempo di considerare l’intero sistema di gestione dei rifiuti come normale prassi aziendale. Non classificare correttamente i propri rifiuti espone la vostra azienda a sanzioni in caso di controllo ed in un periodo storico come questo credo che se si possano evitare con una piccola spesa tanto vale farlo.

Quando ad inizio anno predisponete il budget annuale il mio invito è quello di considerare a pieno i costi di gestione dei rifiuti (trasporti, conferimenti, analisi, consulenze) poiché quei soldi non saranno mai spesi inutilmente ma vi metteranno al riparo da sanzioni in caso di controllo ed in molti casi vi permetteranno di risparmiare.

Una corretta gestione dei rifiuti è oggi da intendersi parte integrante delle attività lavorative aziendali e non può più essere considerata una frazione residuale o addirittura un aspetto da trascurare.

Esistono le norme che disciplinano questo settore ed esistono anche le relative sanzioni.

Ogni processo produttivo conduce alla produzione di un bene che viene immesso sul mercato. Esso ha un valore che è la somma non solo delle materie prime utilizzate, della forza lavoro impiegata ma anche dei costi di gestione dei rifiuti che derivano dall’intero processo produttivo.

Se vuoi verificare la correttezza della gestione dei tuoi rifiuti nella tua azienda contattaci per un preventivo gratuito e se la tua azienda ha sede provincia di Bari potrai usufruire di un audit iniziale gratuito.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei tuoi rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

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MUD – SISTRI e Registri di carico e scarico…I soggetti obbligati

Vista la crescente richiesta di informazioni in merito al SISTRI ed alla tenuta del registro di carico e scarico rifiuti, abbiamo deciso di scrivere questo articolo così da fugare dubbi che dovessero essere emersi dal confronto tra “Produttore di rifiuti” e “Consulenti”.

Come sappiamo, la normativa in tema ambientale è alquanto complessa, si evolve abbastanza rapidamente (solo per alcuni aspetti) e spesso sembra essere in contraddizione con sé stessa.

In questo periodo in cui gli animi si infervorano per l’invio del MUD, capita spesso di ricevere richieste di chiarimenti in merito a chi sono i soggetti obbligati all’invio del MUD e se questo è a sua volta connesso alla tenuta del registro di carico e scarico e l’iscrizione al SISTRI.

Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza. Tutti e tre gli argomenti sono fortemente interconnessi tra di loro attraverso un filo conduttore unico ossia la tracciabilità dei rifiuti. Per il legislatore è importante sapere in ogni istante cosa accade ai rifiuti che produciamo, raggruppiamo nel deposito temporaneo ed avviamo poi a recupero/smaltimento attraverso un trasporto autorizzato.

Quindi la tracciabilità dei rifiuti prende il via nel momento esatto in cui i rifiuti sono prodotti.

Più volte abbiamo avuto modo di ribadire quali siano i compiti e le responsabilità del produttore dei rifiuti nel momento in cui egli produce un rifiuto.

La Caratterizzazione e Classificazione svolgono un ruolo di primaria importanza in tutto il processo in quanto è da queste due attività che è possibile attribuire il codice CER al rifiuto, individuarne le sue caratteristiche chimico-fisiche, le caratteristiche di pericolo, eventualmente le disposizioni ADR da applicare ecc…

Cosa accade subito dopo? Il rifiuto prodotto viene raggruppato in un’area che è definita deposito temporaneo. Quindi da quel momento ci si attende che il rifiuto sia in qualche modo “inventariato”. I soggetti che hanno l’obbligo di “inventariare” i rifiuti prodotti, su un apposito registro di carico/scarico rifiuti sono:

  • Produttori di rifiuti speciali pericolosi;
  • Produttori di rifiuti speciali derivanti da attività artigianali ed industriali;

Volutamente omettiamo tutti i soggetti che partecipano attivamente alle attività di intermediazione, trasporto e smaltimento di rifiuti in quanto questi sono sempre obbligati alla tenuta del registro.

Il registro di carico e scarico sappiamo dover essere compilato entro 10 giorni dalla produzione del rifiuto. Il registro quindi si integra completamente con il deposito temporaneo.

Capita sovente di parlare con produttori che ritengono di non avere un deposito temporaneo.

Ricordando la definizione presente all’articolo 183 comma 1 lett.bb):

Il deposito temporaneo è il raggruppamento  dei  rifiuti  e  il deposito preliminare alla raccolta ai fini  del  trasporto  di  detti rifiuti in  un  impianto  di  trattamento,  effettuati,  prima  della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono  prodotti,  da  intendersi quale l’intera area in cui si svolge l’attività che  ha  determinato la produzione dei rifiuti

Come si può osservare ogni qualvolta produciamo un rifiuto e lo raggruppiamo in azienda in attesa che il trasportatore venga a prelevarlo per conferirlo in impianto, stiamo gestendo un deposito temporaneo e quindi dovremo porre attenzione a come esso è organizzato e gestito. Rinviamo ai dettagli sull’argomento ai precedenti articoli pubblicati sul blog.

I produttori che producono rifiuti pericolosi, e che quindi sono obbligati alla tenuta del registro di carico e scarico devono verificare se possiedono i requisiti per doversi iscrivere al SISTRI. Ricordiamo che per i soggetti obbligati l’iscrizione è obbligatoria e non facoltativa (viste le sanzioni).

I produttori obbligati all’iscrizione al SISTRI sono:

ENTI E IMPRESE CON PIÙ DI DIECI DIPENDENTI PRODUTTORI INIZIALI DI RIFIUTI SPECIALI PERICOLOSI DERIVANTI DA:

  • attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 184-bis del Decreto Legislativo 152/2006 ss.mm.ii.;
  • lavorazioni industriali;
  • lavorazioni artigianali;
  • attività commerciali;
  • attività di servizio;
  • attività sanitarie;
  • attività agricole e agroindustriali ad esclusione, indipendentemente dal numero dei dipendenti, degli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del codice civile che conferiscono i propri rifiuti nell’ambito di circuiti organizzati di raccolta.
  • attività di pesca e acquacoltura ad esclusione, indipendentemente dal numero dei dipendenti, degli enti e delle imprese iscritti alla Sezione Speciale «Imprese Agricole» del Registro delle Imprese che conferiscono i propri rifiuti nell’ambito di circuiti organizzati di raccolta.

Si intendono per tali i soggetti che, come conseguenza della loro primaria attività professionale, producono rifiuti speciali pericolosi.

Oltre ai produttori ricordiamo che le imprese iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali in categoria 2-bis per il trasporto dei propri rifiuti, se l’autorizzazione comprende anche i rifiuti pericolosi allora l’impresa è tenuta all’iscrizione al SISTRI.

Tali soggetti dovranno versare il contributo di iscrizione, al termine della procedura di iscrizione, ed entro il 30 Aprile di ogni anno.

A differenza di quanto avviene con il versamento del diritto annuale di iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, per il quale il mancato pagamento comporta la sospensione d’ufficio dell’iscrizione nella relativa iscrizione, per il SISTRI il mancato pagamento del contributo annuale comporta una sanzione da 7.750 € a 46.500 € (già dimezzata come da vigente normativa).

Fino a questo momento abbiamo quindi messo in correlazione la produzione di rifiuti con la tenuta del registro di carico e scarico con l’obbligo di iscrizione al SISTRI.

Passiamo all’ultimo punto di questo articolo ossia l’obbligo di presentazione del MUD.

I soggetti coinvolti dalla normativa per la presentazione del MUD sono:

  • Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
  • Commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione;
  • Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
  • Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
  • Imprese ed enti produttori che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi (così come previsto dall’articolo 184 comma 3 lettere c), d) e g)).
  • Si ricorda inoltre che la Legge 28 dicembre 2015, n. 221 prevede che le imprese agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile, nonché’ i soggetti esercenti attività ricadenti nell’ambito dei codici ATECO 96.02.01, 96.02.02 e 96.09.02 assolvono all’obbligo di presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale attraverso la compilazione e conservazione, in ordine cronologico, dei formulari di trasporto.

 

Come si può osservare, i produttori di rifiuti non pericolosi derivanti da attività artigianali ed industriali sono tenuti alla presentazione del MUD, ma è anche vero che questi soggetti sono tenuti alla compilazione del registro di carico e scarico mentre non hanno obblighi nei confronti del SISTRI.

Per contro invece, i produttori di rifiuti pericolosi sono tenuti alla presentazione del MUD, alla tenuta del registro di carico e scarico e se hanno più di 10 dipendenti (complessivamente e non per singola unità locale) saranno obbligati anche ad aderire al SISTRI.

Con l’auspicio di aver fugato qualche dubbio, Ambiente & Rifiuti resta a vostra disposizione per esaminare più da vicino la gestione dei rifiuti nella vostra impresa e seguirvi in tutti gli adempimenti necessari.

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Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei tuoi rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

Registro di carico e scarico rifiuti (molto spesso) questo sconosciuto. Modalità di compilazione

Siamo sicuri di sapere compilare correttamente il registro di carico e scarico rifiuti?

Nel precedente articolo (clicca qui per leggerlo)  abbiamo descritto quali sono le operazioni preliminari da compiere per poter iniziare ad utilizzare il registro di carico e scarico, mentre in questo articolo andremo ad approfondire l’argomento illustrando quali sono le modalità con le quali dobbiamo compilarlo per essere certi di adempiere a tutti gli obblighi di legge previsti.

Il registro a cui faremo riferimento è il modello A ossia quello riservato ai produttori di rifiuti, impianti di stoccaggio, recupero, smaltimento, trasportatori di rifiuti, intermediari di rifiuti con detenzione.

Ricordiamo che la normativa di riferimento è il DM 148/98. All’interno del documento, il legislatore ha fornito tutte le istruzioni necessarie per poter compilare il registro.

Le pagine del registro di carico e scarico sono composte da una serie di righe, in genere due o tre a seconda del modello di stampa che viene utilizzato. Ogni riga deve essere utilizzata esclusivamente per l’annotazione di un singolo carico o di un singolo scarico e per singolo codice CER.

Ciò vuol dire che per ogni riga non possiamo in alcun modo registrare la presa in carico di più rifiuti con differenti codici CER e non possiamo annotare più scarichi che fanno riferimento a più formulari.

Ogni riga è composta da cinque colonne ed ognuna di essere ha un ruolo ben specifico.

registro-carico-e-scarico-rifiuti

Nella prima colonna occorre indicare se trattasi di una operazione di carico o di scarico; successivamente dovrà essere indicata la data in cui l’operazione viene annotata ed un numero di registrazione progressivo.

Per semplicità di gestione si suggerisce di iniziare la numerazione da 1 ogni anno.

Nel caso in cui si tratti di una operazione di scarico, sarà necessario indicare il numero del formulario e la data di emissione dello stesso.

Tale dato dovrà essere indicato in fase di carico, solo per gli impianti quando ricevono rifiuti da terzi.

Per i trasportatori di rifiuti è possibile annotare ogni singolo formulario avendo cura di barrare le caselle “carico” e “scarico” ed indicando nel campo annotazioni (ultima colonna) la data di inizio e fine trasporto. Non si ha quindi la necessità di registrare un carico ed uno scarico separatamente.

L’ultima parte della prima colonna deve essere compilata unicamente in fase di scarico (per i produttori). Tale sezione richiede che vengano inseriti numeri di registrazione delle operazioni di carico che vengono scaricate con tale annotazione.

Per fare un esempio:

Num. Protocollo Tipo operazione CER Peso Numeri di protocollo dei carichi da scaricare
1 Carico 15.01.01 10  
2 Carico 16.02.14 25  
3 Carico 15.01.01 50  
4 Carico 16.02.13 45  
5 Scarico 15.01.01 60 1 – 3

Per gli impianti tale sezione potrà essere usata per indicare quali sono le operazioni di presa in carico di rifiuti che vengono allontanate dall’impianto, perché destinate ad altri impianti o perché trasformate in prodotti (cessazione della qualifica di rifiuto) o perché sottoposte ad operazioni di recupero/smaltimento all’interno dell’impianto stesso.

La seconda colonna è riservata all’inserimento delle caratteristiche chimico fisiche del rifiuto. Dovrà essere indicato il codice CER e la relativa descrizione riportata nel catalogo europeo dei rifiuti (allegato D alla parte IV del D.Lgs. 152/2006). Se si ritiene necessario è possibile completare la descrizione con un’annotazione personalizzata.

Per fare un esempio, se dovessimo caricare/scaricare un rifiuto contraddistinto dal codice CER 17.04.05, la cui descrizione formale è ferro e acciaio, potrebbe essere utile specificare quale dei due metalli sia.

Nella seconda colonna andremo inoltre ad inserire lo stato fisico del rifiuto, le eventuali caratteristiche di pericolo presenti nel rifiuto (da HP1 a HP 15) ed infine, solo nel caso di scarico, indicheremo se il rifiuto è avviato a recupero o smaltimento specificando il codice dell’operazione (da R1 ad R13 e da D1 a D15). Tale dato dovrebbe già essere noto al produttore, ma qualora non lo sia, sarà possibile desumerlo dai formulari.

Per i trasportatori l’indicazione dell’operazione di recupero/smaltimento a cui è avviato il rifiuto è sempre obbligatoria.

Nella terza colonna  andrà inserita la quantità di rifiuto presa in carico o scaricata. Le unità di misura disponibili sono:

  • Chilogrammi
  • Litri
  • Metri cubi

Si suggerisce di utilizzare quella più congrua alla misurazione del rifiuto. Inoltre dato che a destino il rifiuto potrà essere accettato in litri o chilogrammi, solo queste ultime due unità di misura potranno essere utilizzate nell’annotazione di scarico.

Se non si dispone di un sistema di pesatura del rifiuto, il quantitativo di rifiuto preso in carico e quello scaricato dovrà essere considerato presunto e pertanto potranno verificarsi casi in cui il quantitativo di rifiuti indicato nella registrazione non corrisponda con quello verificato a destino. In tal caso sarà necessario, nella colonna annotazioni, indicare: “peso riscontrato a destino: xx” ed apporre la propria firma.

Nei vecchi modelli dei registri di carico e scarico, era presente invece la casella: “Peso verificato a destino” che permetteva quindi di indicare quest’ulteriore dato senza dover utilizzare la colonna annotazioni.

La quarta colonna si compone di due sezioni. La prima è relativa al “Luogo in cui il rifiuto è stato prodotto”. Tale sezione è obbligatoria per quei soggetti che effettuano attività di manutenzione delle infrastrutture, ma non è insolito indicare anche il luogo in cui i rifiuti vengono prodotti se diversi dal luogo in cui il registro è conservato.  Si pensi ad esempio a chi svolge attività edilizie, impiantisti che producono spesso rifiuti in cantiere e che devono essere avviati ad impianti autorizzati.

Qualora le operazioni di gestione dei rifiuti siano effettuate tramite un soggetto terzo che abbia svolto un’attività di intermediazione dovranno essere riportati i seguenti dati:

  • Denominazione (ragione sociale completa)
  • Sede (indirizzo della sede legale)
  • Codice fiscale dell’impresa
  • Numero di iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali

La quinta colonna è quella dedicata alle annotazioni ossia eventuali note di correzione al movimento, in modo da evitare cancellature ed abrasioni. E’ consigliabile infatti, in caso di errore, evitare di ricalcare ciò che si è già scritto per rimediare all’errore o fare inutili scarabocchi. Gli errori, in caso di controllo devono essere visibili e le correzioni vanno sempre apportate nella colonna delle annotazioni.

In questa sezione è possibile riportare eventuali annotazioni aggiuntive come ad esempio:

  • Quando si verifica il caso in cui, per la natura del rifiuto o l’indisponibilità di un sistema di pesatura, la quantità del rifiuto è stata annotata nell’operazione di scarico con un valore approssimativo, ricevuta la quarta copia, il produttore indicherà il peso effettivo nello spazio delle annotazioni;
  • Quando un carico non sia stato accettato integralmente, dovranno essere indicate le motivazioni ed al rientro del carico parziale o totale, il produttore indicherà in tale spazio la quantità di rifiuti rientrata e lo riprenderà in carico.

Per gli impianti che effettuano il trattamento di rifiuti elettronici è obbligatorio disporre di un modello di registro di carico e scarico rifiuti leggermente diverso.

Il D.Lgs. 49/2014, relativo alla gestione dei RAEE, prevede che i titolari degli impianti di trattamento dei RAEE debbano annotare su apposita sezione del registro di carico e scarico, suddivisa nelle 10 categorie previste dalla norma, il peso dei RAEE in entrata, nonché il peso dei loro componenti, dei loro materiali e delle sostanze in uscita.

Si conclude qui questa breve disamina delle modalità di compilazione del modello A del registro di carico e scarico rifiuti.

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Ambiente & Rifiuti – Consulenza tecnica per la gestione dei Vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com