AEE o non AEE…questo è il problema (e dal 15 Agosto che accade?)

RAEE, la rivoluzione è dietro l’angolo? Non proprio, scopriamo il perché insieme.

In questi ultimi mesi si sente parlare tanto di “Open Scope” per i RAEE. Ma cosa è di preciso? Perchè fa notizia?

In questo articolo vogliamo aiutarti a capirci qualcosa in più così da poter orientare la tua azienda e le tue decisioni nel modo corretto, adempiendo ai nuovi obblighi normativi che decoreranno dal 15 Agosto 2018.

Il riferimento normativo che occorre leggere è il D.Lgs. 49/2014 che abroga quasi completamente il D.Lgs. 151/2005 e disciplina il campo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche e conseguentemente anche la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici ormai conosciuti ampiamente con l’acronimo RAEE.

A far data dal 15 Agosto 2018 entra in vigore il “campo aperto” (Open Scope) di applicazione del D.Lgs. 49/2014 come già previsto dalla direttiva 2012/19/UE.

Ci sarà un vera rivoluzione nel settore dei RAEE? Non proprio, ma è vero che alcune cose cambiano ed è bene essere informati ed aggiornati sull’argomento per trovarsi preparati.

Partiamo dai fondamentali. La definizione di Apparecchiature Elettrica ed elettronica non cambia rispetto a quanto già conosciamo.

AEE: Apparecchiature che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e misurazione di queste correnti e campi  e progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1000 volt per la corrente alternata e a 1500 volt per la corrente continua.

RAEE: Rifiuti di apparecchiature elettrice o elettroniche che sono rifiuti ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 152/2006, inclusi tutti i componenti, sottoinsiemi e materiali di consumo che sono parte integrante del prodotto al momento in cui il detentore si disfi, abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsene.

Ciò che cambia realmente a partire dal 15 Agosto 2018 lo si evince nella relazione  COM(2017) 171 final del 18 Aprile 2017 nel riesame del campo di applicazione della direttiva 2012/19/UE sui RAEE: Le modifiche, apportate all’ambito di applicazione riguardano il passaggio dalle attuali 10 categorie dell’allegato 1 della nuova direttiva RAEE alle 6 nuove categorie dell’allegato III, che includono due categorie “aperte” relative alle apparecchiature di grandi e piccole dimensioni ed evidenzia che la nuova direttiva disciplina tutte le categorie di AEE che rientrano nell’ambito di applicazione della vecchia direttiva e che il fatto di “rendere aperto” l’ambito di applicazione dovrebbe permettere di eliminare  i problemi risultanti dalla diversa classificazione dei prodotti operata negli Stati membri.

Quindi che succede?

Per chi ha avuto modo di leggere integralmente il D.Lgs 49/2014 si sarà reso conto che vi erano degli allegati, i quali hanno una importanza rilevante nell’applicazione del decreto stesso. A partire dal 15  agosto 2018 l’allegato I del D.Lgs. 49/2014 che contiene le classiche dieci categorie di AEE ed una loro descrizione puntuale, viene sostituito dall’allegato III che ne contiene solo sei. Si riducono così le tipologie di AEE? Assolutamente no. Le sei categorie sono ora molto più generiche (open scope per l’appunto) come è possibile vedere:

Allegato III del D.Lgs. 49/2014

Categorie di AEE, rientranti nell’ambito di applicazione del presente decreto nel periodo indicato nell’articolo 2, comma 1 , lettera b).

  1. Apparecchiature per lo scambio di temperatura;
  2. Schermi, monitor ed apparecchiature dotate di schermi con una superficie superiore a 100 cmq;
  3. Lampade;
  4. Apparecchiature di grnadi dimensioni (con almeno una dimensione esterna superiore a 50 cm), compresi, ma non solo:
    1. Elettrodomestici;
    2. Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni;
    3. Apparecchiature di consumo;
    4. Lampadari;
    5. Apparecchiature per riprodurre suoni o immagini;
    6. Apparecchiature musicali;
    7. Strumenti elettrici ed elettronici;
    8. Giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e lo sport;
    9. Dispositivi medici;
    10. Strumenti di monitoraggio e di controllo;
    11. Distributori automatici;

Apparecchiature per la generazione di corrente elettrica. Questa categoria non include le apparecchiature appartenenti alle categorie 1,2 e 3;

  1. Apparecchiature di piccole dimensioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm), compresi ma non solo:
    1. Apparecchiature di consumo;
    2. Lampadari;
    3. Apparecchiature per riprodurre suoni o immagini;
    4. Apparecchiature musicali;
    5. Strumenti elettrici ed elettronici;
    6. Giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e lo sport;
    7. Dispositivi medici;
    8. Strumenti di monitoraggio e di controllo;
    9. Distributori automatici;
    10. Apparecchiature per la generazione di corrente elettrica.

Questa categoria non include le apparecchiature appartenenti alle categorie 1,2,3 e 6.

 

  1. Piccole apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm).

Come si può osservare l’elenco è più generico, rispetto al precedente, ed abbraccia la quasi totalità delle apparecchiature elettriche ed elettroniche in commercio. Ciò si traduce di conseguenza in un maggior numero di prodotti che potrebbero rientrare nell’ambito di applicazione del decreto. Tale conseguenza risolve un problema che spesso si presenta per il quale un produttore che non riusciva ad inquadrare un suo prodotto tra le AEE, secondo le definizioni dell’allegato oggi vigente, presenti nelle dieci categorie dell’allegato I, non faceva rientrare il suo prodotto tra le AEE che quindi veniva posto al di fuori del campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014. Di conseguenza queste apparecchiature non rientravano nel circuito dei RAEE quando giungevano a fine vita (vero solo per alcuni aspetti della filiera).

Con il nuovo elenco il problema viene praticamente risolto in quanto ogni dispositivo che rispetta la definizione di AEE viene a trovarsi obbligatoriamente in una delle 6 categorie in quanto, se il prodotto non dovesse risultare compatibile con nessuna delle prime tre categorie potrà sicuramente rientrare in una delle ultime tre, facendo queste ultime riferimento in modo prescrittivo soltanto ai parametri dimensioni.

Da ciò ne discende che certamente ci sarà un incremento delle quantità i AEE immesse sul mercato e di conseguenza dei RAEE che verranno raccolti quando questi prodotti giungeranno a fine vita.

E’ questo il vero dato che ha fatto notizia, e le implicazioni sono notevoli in termini economici. Certo non assisteremo ad una rivoluzione del settore ma avremo dei dati di raccolta più precisi in quanto l’intero mondo dei RAEE sarà finalmente inquadrato.

Riprendiamo ora la definizione di RAEE per esaminare più da vicino un aspetto particolare.

RAEE: Rifiuti di apparecchiature elettrice o elettroniche che sono rifiuti ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 152/2006, inclusi tutti i componenti, sottoinsiemi e materiali di consumo che sono parte integrante del prodotto al momento in cui il detentore si disfi, abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsene.

Stabilito che i RAEE sono rifiuti che rispondono a quanto riportato nell’articolo 183 comma 1 lettera a) del D.Lgs. 152/2006, si può osservare che la definizione racchiude anche:

  • I componenti
  • I sottoinsiemi
  • E materiali di consumo

Questi sono parte integrante del prodotto nel momento in cui esso diventa un rifiuto, anche se sono aggiunti successivamente e di altri produttori.

Il componente è una parte costituente del dispositivo che non può essere fisicamente diviso in parti più piccole senza perdere la sua particolare funzione. Tra i componenti rientrano quegli oggetti che, quando assemblati, permettono ad una AEE di lavorare correttamente. Sono esclusi dalla definizione quei componenti che sono immessi sul mercato per fabbricare o riparare apparecchiature elettriche ed elettroniche a meno che non abbiano una funzione indipendente.

 

 

 

 

 

 

Esempio: I cavi elettrici utilizzati per il cablaggio delle apparecchiature non sono AEE perché richiedono altri elementi per poter svolgere la loro funzione (occorrono dei connettori per poter trasferire la corrente).

Al contrario, rimanendo sul tema dei cavi elettrici, una prolunga è un AEE in quanto non necessità di altri componenti per svolgere la propria funzione.

L’argomento necessita ovviamente di un approfondimento maggiore, ed ancora di più questo ultimo aspetto che abbiamo appena accennato. Auspichiamo di riuscire a darvi prima del 15 Agosto 2018 alcuni dettagli in più in merito in quanto restano aperte ancora alcune tematiche che necessitano di una chiara indicazione al fine di evitare confusione.

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

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Registro di carico e scarico rifiuti (molto spesso) questo sconosciuto. Modalità di compilazione

Siamo sicuri di sapere compilare correttamente il registro di carico e scarico rifiuti?

Nel precedente articolo (clicca qui per leggerlo)  abbiamo descritto quali sono le operazioni preliminari da compiere per poter iniziare ad utilizzare il registro di carico e scarico, mentre in questo articolo andremo ad approfondire l’argomento illustrando quali sono le modalità con le quali dobbiamo compilarlo per essere certi di adempiere a tutti gli obblighi di legge previsti.

Il registro a cui faremo riferimento è il modello A ossia quello riservato ai produttori di rifiuti, impianti di stoccaggio, recupero, smaltimento, trasportatori di rifiuti, intermediari di rifiuti con detenzione.

Ricordiamo che la normativa di riferimento è il DM 148/98. All’interno del documento, il legislatore ha fornito tutte le istruzioni necessarie per poter compilare il registro.

Le pagine del registro di carico e scarico sono composte da una serie di righe, in genere due o tre a seconda del modello di stampa che viene utilizzato. Ogni riga deve essere utilizzata esclusivamente per l’annotazione di un singolo carico o di un singolo scarico e per singolo codice CER.

Ciò vuol dire che per ogni riga non possiamo in alcun modo registrare la presa in carico di più rifiuti con differenti codici CER e non possiamo annotare più scarichi che fanno riferimento a più formulari.

Ogni riga è composta da cinque colonne ed ognuna di essere ha un ruolo ben specifico.

registro-carico-e-scarico-rifiuti

Nella prima colonna occorre indicare se trattasi di una operazione di carico o di scarico; successivamente dovrà essere indicata la data in cui l’operazione viene annotata ed un numero di registrazione progressivo.

Per semplicità di gestione si suggerisce di iniziare la numerazione da 1 ogni anno.

Nel caso in cui si tratti di una operazione di scarico, sarà necessario indicare il numero del formulario e la data di emissione dello stesso.

Tale dato dovrà essere indicato in fase di carico, solo per gli impianti quando ricevono rifiuti da terzi.

Per i trasportatori di rifiuti è possibile annotare ogni singolo formulario avendo cura di barrare le caselle “carico” e “scarico” ed indicando nel campo annotazioni (ultima colonna) la data di inizio e fine trasporto. Non si ha quindi la necessità di registrare un carico ed uno scarico separatamente.

L’ultima parte della prima colonna deve essere compilata unicamente in fase di scarico (per i produttori). Tale sezione richiede che vengano inseriti numeri di registrazione delle operazioni di carico che vengono scaricate con tale annotazione.

Per fare un esempio:

Num. Protocollo Tipo operazione CER Peso Numeri di protocollo dei carichi da scaricare
1 Carico 15.01.01 10  
2 Carico 16.02.14 25  
3 Carico 15.01.01 50  
4 Carico 16.02.13 45  
5 Scarico 15.01.01 60 1 – 3

Per gli impianti tale sezione potrà essere usata per indicare quali sono le operazioni di presa in carico di rifiuti che vengono allontanate dall’impianto, perché destinate ad altri impianti o perché trasformate in prodotti (cessazione della qualifica di rifiuto) o perché sottoposte ad operazioni di recupero/smaltimento all’interno dell’impianto stesso.

La seconda colonna è riservata all’inserimento delle caratteristiche chimico fisiche del rifiuto. Dovrà essere indicato il codice CER e la relativa descrizione riportata nel catalogo europeo dei rifiuti (allegato D alla parte IV del D.Lgs. 152/2006). Se si ritiene necessario è possibile completare la descrizione con un’annotazione personalizzata.

Per fare un esempio, se dovessimo caricare/scaricare un rifiuto contraddistinto dal codice CER 17.04.05, la cui descrizione formale è ferro e acciaio, potrebbe essere utile specificare quale dei due metalli sia.

Nella seconda colonna andremo inoltre ad inserire lo stato fisico del rifiuto, le eventuali caratteristiche di pericolo presenti nel rifiuto (da HP1 a HP 15) ed infine, solo nel caso di scarico, indicheremo se il rifiuto è avviato a recupero o smaltimento specificando il codice dell’operazione (da R1 ad R13 e da D1 a D15). Tale dato dovrebbe già essere noto al produttore, ma qualora non lo sia, sarà possibile desumerlo dai formulari.

Per i trasportatori l’indicazione dell’operazione di recupero/smaltimento a cui è avviato il rifiuto è sempre obbligatoria.

Nella terza colonna  andrà inserita la quantità di rifiuto presa in carico o scaricata. Le unità di misura disponibili sono:

  • Chilogrammi
  • Litri
  • Metri cubi

Si suggerisce di utilizzare quella più congrua alla misurazione del rifiuto. Inoltre dato che a destino il rifiuto potrà essere accettato in litri o chilogrammi, solo queste ultime due unità di misura potranno essere utilizzate nell’annotazione di scarico.

Se non si dispone di un sistema di pesatura del rifiuto, il quantitativo di rifiuto preso in carico e quello scaricato dovrà essere considerato presunto e pertanto potranno verificarsi casi in cui il quantitativo di rifiuti indicato nella registrazione non corrisponda con quello verificato a destino. In tal caso sarà necessario, nella colonna annotazioni, indicare: “peso riscontrato a destino: xx” ed apporre la propria firma.

Nei vecchi modelli dei registri di carico e scarico, era presente invece la casella: “Peso verificato a destino” che permetteva quindi di indicare quest’ulteriore dato senza dover utilizzare la colonna annotazioni.

La quarta colonna si compone di due sezioni. La prima è relativa al “Luogo in cui il rifiuto è stato prodotto”. Tale sezione è obbligatoria per quei soggetti che effettuano attività di manutenzione delle infrastrutture, ma non è insolito indicare anche il luogo in cui i rifiuti vengono prodotti se diversi dal luogo in cui il registro è conservato.  Si pensi ad esempio a chi svolge attività edilizie, impiantisti che producono spesso rifiuti in cantiere e che devono essere avviati ad impianti autorizzati.

Qualora le operazioni di gestione dei rifiuti siano effettuate tramite un soggetto terzo che abbia svolto un’attività di intermediazione dovranno essere riportati i seguenti dati:

  • Denominazione (ragione sociale completa)
  • Sede (indirizzo della sede legale)
  • Codice fiscale dell’impresa
  • Numero di iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali

La quinta colonna è quella dedicata alle annotazioni ossia eventuali note di correzione al movimento, in modo da evitare cancellature ed abrasioni. E’ consigliabile infatti, in caso di errore, evitare di ricalcare ciò che si è già scritto per rimediare all’errore o fare inutili scarabocchi. Gli errori, in caso di controllo devono essere visibili e le correzioni vanno sempre apportate nella colonna delle annotazioni.

In questa sezione è possibile riportare eventuali annotazioni aggiuntive come ad esempio:

  • Quando si verifica il caso in cui, per la natura del rifiuto o l’indisponibilità di un sistema di pesatura, la quantità del rifiuto è stata annotata nell’operazione di scarico con un valore approssimativo, ricevuta la quarta copia, il produttore indicherà il peso effettivo nello spazio delle annotazioni;
  • Quando un carico non sia stato accettato integralmente, dovranno essere indicate le motivazioni ed al rientro del carico parziale o totale, il produttore indicherà in tale spazio la quantità di rifiuti rientrata e lo riprenderà in carico.

Per gli impianti che effettuano il trattamento di rifiuti elettronici è obbligatorio disporre di un modello di registro di carico e scarico rifiuti leggermente diverso.

Il D.Lgs. 49/2014, relativo alla gestione dei RAEE, prevede che i titolari degli impianti di trattamento dei RAEE debbano annotare su apposita sezione del registro di carico e scarico, suddivisa nelle 10 categorie previste dalla norma, il peso dei RAEE in entrata, nonché il peso dei loro componenti, dei loro materiali e delle sostanze in uscita.

Si conclude qui questa breve disamina delle modalità di compilazione del modello A del registro di carico e scarico rifiuti.

Vi ricordiamo che esiste la possibilità di trasformare il vostro registro di carico e scarico cartaceo in uno completamente digitale e con un controllo puntuale del vostro deposito temporaneo. Per richiedere i 30 giorni di prova gratuita potete visitare la pagina di ARSolution all’indirizzo www.arsolution.it oppure cliccate direttamente qui e compilare il form di richiesta.

Se hai necessità di maggiori chiarimenti o vuoi porre qualche domanda contattaci per richiedere una sessione di consulenza.

Ambiente & Rifiuti – Consulenza tecnica per la gestione dei Vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

DM 25 Luglio 2016 – Incentivi per nuove tecnologie di trattamento dei RAEE

schede_elettronicheL’acronimo RAEE è entrato ormai nel nostro linguaggio quotidiano da almeno 3-4 anni grazie alle recenti novità normative che hanno cercato di incrementare il più possibile i tassi di raccolta di questa tipologia di rifiuto che noi tutti produciamo nelle nostre case e nelle nostre imprese.

Ciò di cui però spesso ci si dimentica è che oltre alla raccolta è importante procedere poi al loro recupero. Spesso questa parte della filiera ci è oscura, in alcuni casi ignota ed in altri preferiamo ignorarla lasciando ad altri il compito di occuparsene.

Cosa accade quindi ai RAEE che vengono raccolti e convogliati presso gli impianti di trattamento? In genere questi vengono disassemblati nelle loro componenti principali, vengono asportate le componenti più pericolose e poi il tutto viene avviato ad un trituratore in grado di ridurre ad una pezzatura ridotta ogni singolo RAEE al fine di poterne separare a valle le varie frazioni di materiali come rame, ferro, plastica ecc… (il processo in realtà è molto più complesso ma era necessario semplificare).

Ad oggi questa è la prassi, la normale chiusura del ciclo di recupero dei RAEE. C’è dell’altro? Questo è il solo sistema che abbiamo per trattare i RAEE?

In alcuni casi è possibile estrarre dalle schede elettroniche delle sostanze ad elevato valore economico al fine di poterlo immettere nuovamente sul mercato. Queste sostanze sono ad esempio oro, argento, rame, palladio, terre rare di vario tipo. Tutti questi materiali sono di primaria importanza per la produzione dei nostri dispositivi elettronici.

Di questi materiali e delle tecnologie alla base della loro estrazione dai RAEE ne abbiamo parlato in alcuni articoli presenti sul blog www.ambienterifiuti.wordpress.com al quale siete tutti invitati per dare un’occhiata ovviamente.

Cercare di migliorare i processi di recupero di qualsiasi tipologia di rifiuto ha un costo in termini di ricerca, sviluppo, test e implementazione delle soluzioni innovative. Per le imprese italiane, in particolare in questo momento storico, è difficile ed in alcuni casi impossibile, pensare di avviare questi studi. Fortunatamente, grazie all’introduzione del DM 25 Luglio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.188 del 12 Agosto 2016, il Ministero dell’Ambiente ha avviato i processi di incentivazione per le imprese coinvolte nella filiera dei RAEE per lo sviluppo di nuove tecnologie per il trattamento dei RAEE.

I contributi economici saranno erogati a favore di soggetti pubblici e privati, singoli o associati, operanti nella filiera di gestione dei RAEE ed istituti universitari e di ricerca.

Gli obiettivi dell’intervento da mettere in atto sono ad esempio:

  1. Massimizzare la quantità di materia recuperabile o riciclabile in uscita dagli impianti di recupero, riciclaggio e trattamento;
  2. Ottimizzare il consumo energetico dei processi di recupero, riciclaggio e trattamento;
  3. Ridurre i tempi ed il numero delle fasi dei processi di recupero, riciclaggio e trattamento;
  4. Ridurre i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Riuscire a massimizzare la quantità di materia recuperabile è importantissimo per poter incrementare il valore in uscita delle varie componenti, ma non solo in quanto ciò permetterebbe di ottenere la massima resa da ogni trattamento.

Ridurre invece il consumo energetico dei vari processi, permetterebbe alle imprese di essere più green ma anche di utilizzare processi più economici il che può avere solo ricadute positive sull’intera filiera. Ed ancora, se riuscissimo a ridurre tutti i tempi di trattamento delle varie fasi di lavorazione avremmo una ottimizzazione dei processi stessi che condurrebbero ad una riduzione di energia impiegata ma anche di risorse economiche investite. Per le imprese ciò potrebbe tradursi in vantaggi economici di non poco conto.

Infine, e forse non meno importante, qualsiasi innovazione tecnologica che sia in grado di ridurre al minimo i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori contribuirebbe a migliorare le condizioni di lavoro degli addetti della filiera ed anche di ridurre i costi legati alla sicurezza ma anche di ridurre le malattie professionali.

Questi incentivi quindi andrebbero sfruttati al massimo per poter potenziare le nostre imprese di trattamento RAEE.

I contributi saranno erogati a seguito di avviso pubblico con il quale saranno definiti i criteri, le modalità e le procedure per l’accesso ai suddetti contributi e le risorse stanziate annualmente dalla Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del Ministero dell’Ambiente.

I soggetti che possono richiedere i contributi, potranno farlo solo se i loro progetti sono finalizzati all’implementazione tecnologica per il raggiungimento degli obiettivi di recupero minimi già previsti del D.Lgs. 49/2014 e dovranno dimostrare di offrire la migliore soluzione tecnologica sotto i profili:

  • Tecnici
  • Economici
  • Ambientali

Ciò significa doversi impegnare per poter presentare sul mercato delle vere e proprie innovazioni.

E’ bene sottolineare però che i contributi non potranno essere richiesti per le attività preliminari di recupero ossia la cernita ed il deposito dei RAEE.

Nel momento in cui questo articolo viene scritto non sono presenti sul sito del Ministero dell’Ambiente bandi inerenti gli incentivi di cui si parla nel decreto. Dovremo pertanto attendere così da poter analizzare nel dettaglio le misure con le quali questi contributo vengono erogati e dare il via ad un processo di rivoluzione tecnologica dei nostri impianti in Italia.

L’innovazione tecnologica sappiamo bene essere importante in qualunque settore produttivo. Nel campo dei rifiuti assume un’importanza strategica in quanto poter massimizzare il recupero dei rifiuti elettronici ci assicurerebbe una maggior produzione di “MPS” o materie prime seconde ossia materiali da poter introdurre nuovamente nei cicli produttivi.

Come abbiamo più volte già affermato nel corso dei precedenti articoli, è importante poter recuperare quanto più possibile dai rifiuti elettronici e non solo, poiché non potremo estrarre materia prima vergine all’infinito dal nostro pianeta. E se questa è una considerazione puramente ambientale è bene considerare anche quella strettamente economica e che tocca da vicino ognuno di noi.

Sappiamo bene, perché in ogni servizio o articolo sui RAEE lo si ripete, che il ricambio tecnologico dei nostri dispositivi elettronici è elevatissimo. Grazie alla produzione di massa, ed all’accesso a tutte le materie prime necessarie per la produzione di ogni apparecchio, è possibile per noi utenti acquistare a prezzi accessibili tutti i dispositivi di cui abbiamo bisogno nella nostra vita quotidiana. Dal Televisore ultrapiatto, allo smartphone, al tablet, al pc portatile ecc… l’accesso a questi prodotti è garantito dalla presenza sul mercato di ogni singolo componente di cui ci sia bisogno.

Nel momento in cui una delle materie prime dovesse scarseggiare, il costo di produzione si impennerebbe perché l’accesso a quella particolare materia prima è divenuto costoso; di conseguenza anche il prezzo di vendita del prodotto finito sarà più elevato e non tutti potremmo accedervi.  Ciò potrebbe condurre ad un rallentamento anche dell’innovazione tecnologica poiché le imprese produttrici di AEE non avrebbero a disposizione i fondi necessari per poter investire in ricerca e sviluppo.

Questo è un classico scenario che dovrebbe farci riflettere. Oggi siamo in grado di acquistare un automobile ad un prezzo contenuto perché qualcuno anni addietro comprese che la produzione di massa avrebbe abbattuto i costi e perché le materie prime necessarie erano facilmente accessibili. Ciò si tradusse nella possibilità di far avvicinare al mercato dell’auto non solo i soggetti facoltosi ma anche le famiglie. E’ così che nacque il boom economico e successivamente quello tecnologico (chiaramente semplificando moltissimo). Nel momento in cui non potremo accedere alle materie prime di cui abbiamo bisogno, probabilmente potremmo assistere ad una involuzione del fenomeno.

Ecco il motivo per il quale dobbiamo essere in grado di procurarci da ogni RAEE tutte le materie prime estraibili. Oggi siamo in grado di triturare i RAEE e separare le componenti di cui essi sono composti; e se fossimo in grado di farlo spendendo meno energia? E se fossimo in grado di farlo riducendo il numero di fasi di cui l’intero trattamento necessità? E se fossimo in grado di estrarre rapidamente ed a basso costo (economico ed ambientale) le terre rare di cui le schede elettroniche sono composte?

Forse in quel caso potremmo iniziare a pensare che chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti elettronici non è poi così lontano come si pensa e potremo fare un ulteriore salto evolutivo nella scala tecnologica.

Nell’area normativa ambientale troverete tutti i decreti aggiornati relativamente ai RAEE, compreso il DM 25 Luglio 2016

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia  – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com