RAEE: Uno contro uno, l’ abc per compiere i primi passi

L’acronimo RAEE è, negli ultimi tempi, entrato di prepotenza nella nostra vita quotidiana assumendo finalmente un senso. Ora tutti, o quasi, sanno che i RAEE altro non sono che rifiuti derivanti da rifiuti elettrici ed elettronici. Ciò che invece pochi sanno è cosa farne affinché non vengano dispersi nell’ambiente, non arrechino danni all’ambiente stesso e vengano invece valorizzati considerato che contengono numerosi componenti che possono essere reintrodotti nel ciclo produttivo.

Il D.Lgs. 151/2005 ha introdotto non solo la definizione di RAEE ma ha anche stabilito quali fossero gli obblighi in capo ai produttori di Apparecchiature elettriche ed elettroniche in merito alla gestione delle AEE giunte a fine vita.

Infatti il problema principale dei RAEE risiede nei suoi componenti, che non solo sono dannosi per l’ecosistema, ma hanno un alto valore economico se recuperati.

Ad oggi ognuno di noi, considerato il rapido ricambio tecnologico presente nelle nostre case, è un grande produttore di RAEE. Considerate con quanta rapidità siamo soliti cambiare telefoni cellulari, pc portatili, frigoriferi, televisori, ed altre apparecchiature elettroniche per essere al passo con i tempi o semplicemente perché una volta guasti il costo da sostenere per ripararlo è talmente elevato che conviene acquistarne uno nuovo. Ma dove finiscono tutti i RAEE che noi produciamo?

Molto spesso nelle nostre case accumuliamo moltissimi RAEE. Chi di noi non ha un cassetto pieno di vecchi cellulari che non getta nella raccolta indifferenziata perché sa che è sbagliato, o li conserva ad oltranza per semplice valore affettivo? Il legislatore però si è reso conto che tutte queste apparecchiature possono essere recuperate generando ricchezza e posti di lavoro (e in periodo di crisi è necessario che se ne creino il più possibile). Ma non basta rendersi conto del valore intrinseco dei RAEE affinché questi ultimi acquistino pieno valore e siano reperibili. Infatti il tasso di raccolta dei RAEE è ancora molto basso e l’Europa già pensa a come aumentare questo tasso con nuove misure.

Eppure tra tutte le tipologie di rifiuti che quotidianamente produciamo, i RAEE sono quelli più semplici da raccogliere. Il problema sta molto spesso nella mancanza di strutture e di informazione.

I Comuni sono obbligati a fornire un servizio di raccolta mettendo ad esempio a disposizione dei cittadini le cosiddette isole ecologiche che fungono da polo di raccolta prima dell’avvio ad un impianto di recupero di queste apparecchiature. Ma non basta. Infatti il legislatore ha anche considerato quanto il cittadino medio sia in realtà pigro di fronte alla necessità di portare i propri RAEE ad un isola ecologica ed ha così istituito la pratica dell’Uno contro Uno.

Con il decreto ministeriale n. 65 del 8 Marzo 2010, ed entrato in vigore il 18 Giugno 2010, il legislatore ha obbligato i distributori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, gli installatori e i centri di assistenza tecnica a ritirare gratuitamente dal privato cittadino il RAEE che egli consegna all’atto dell’acquisto del nuovo AEE a parità che sia equivalente per funzioni. Ossia è possibile restituire un tostapane obsoleto o guasto al proprio rivenditore all’atto dell’acquisto di un nuovo tostapane, ma non è possibile consegnare il solito tostapane rotto all’atto dell’acquisto di un televisore. Tale obbligo avrebbe dovuto incentivare la raccolta dei RAEE aumentandone rapidamente il tasso di raccolta. Purtroppo ad oggi così non è.

Al distributore sono stati così imposti degli obblighi che lo rendono di fatto un gestore di rifiuti e che come tale deve essere autorizzato a farlo. Ma quali sono gli step da seguire per adempiere a tutti gli obblighi che la normativa impone?

Il D.M. 65 8 Marzo 2010 impone al distributore:

–          Comunicare in maniera chiare ai propri utenti che il suo esercizio è abilitato al ritiro dei RAEE in ragione di uno contro uno

–          Ritirare a titolo gratuito i RAEE dai propri utenti a fronte della vendita del nuovo a condizione che quest’ultimo sia equivalente per funzioni

–          Raggruppare i RAEE presso il proprio punto vendita, o presso un punto di raggruppamento diverso dal punto vendita a condizione che rispetti determinati requisiti e sia stato comunicato all’Albo Nazionale Gestori Ambientali

–          Trasportare i RAEE raggruppati ad un centro di raccolta comunale al raggiungimento dei 3500 Kg e comunque non oltre un mese dal ritiro dei RAEE stessi

–          Compilare uno schedario di carico e scarico per tenere traccia dei RAEE presi in carico e di quelli scaricati presso il centro di raccolta comunale

–          Compilare un documento di trasporto semplificato durante il trasporto dal domicilio dell’utente al proprio punto vendita, al proprio punto di raggruppamento, o dal punto vendita o dal punto di raggruppamento al centro di raccolta comunale ed infine dal domicilio dell’utente al centro di raccolta comunale.

Affinché il distributore possa compiere questi passaggi è però prima necessario che esso adempia ad alcuni obblighi:

–          Iscrizione all’albo nazionale gestori ambientali nell’apposita sezione RAEE compilando la relativa modulistica messa a disposizione dall’Albo sul suo sito ufficiale www.albonazionalegestoriambientali.it

–          Comunicazione all’albo nazionale gestori ambientali i dati generali del proprio esercizio, del punto vendita presso il quale si vuole effettuare il raggruppamento dei RAEE, e dell’eventuale punto di raggruppamento diverso dal punto vendita presso il quale il raggruppamento verrà effettuato. In tale caso sarà necessario comunicare anche il titolo giuridico di utilizzo dell’area.

–          Comunicazione delle targhe dei mezzi che si intendono utilizzare per il trasporto dei RAEE. In questo caso la normativa ha imposto un limite alla tipologia di mezzi utilizzabili. Massa complessiva 6000 Kg, portata non superiore a 3500 Kg

–          Acquisto di uno schedario di carico e scarico

–          Acquisto di un blocchetto per l’emissione di documenti di trasporto semplificati.

Prima di procedere è necessario precisare precisare che sia lo schedario di carico e scarico che il documento di trasporto semplificato non richiedono, attualmente, la vidimazione presso la camera di commercio, e possono essere anche liberamente creati e personalizzati purché si rispettino i modelli proposti negli allegati al D.M. 65.

All’atto della consegna della documentazione all’albo gestori ambientali, viene rilasciata una ricevuta che permette di iniziare da subito ad adempiere agli obblighi normativi. E’ consigliabile comunque, al 31 Dicembre dell’anno far rinnovare tale ricevuta qualora l’Albo Gestori Ambientali, non abbia ancora rilasciato apposito provvedimento.

Al distributore viene inoltre lasciata facoltà di avvalersi di un trasportatore (che abbia la licenza di trasporto c/terzi) per il trasporto dei RAEE. Tale trasportatore dovrà iscriversi per conto del distributore all’albo nazionale gestori ambientali indicando i dati del distributore, del punto di raggruppamento, e le targhe dei mezzi che intende utilizzare.

I Costi:

–          € 50,00 diritti di iscrizione annuale versati a favore della sezione dell’albo gestori ambientali c/o la quale ci si iscrive. Tali diritti dovranno essere rinnovati entro il 30 Aprile di ogni anno

–          € 10,00 diritti di segreteria versati a favore della sezione dell’albo gestori ambientali c/o la quale ci si iscrive. Tali diritti vanno nuovamente versati nel caso in cui ci saranno variazioni da comunicare (ad esempio variazione targa del mezzo adoperato)

–          € 168,00 tassa di concessione governativa a favore del centro operativo di pescara. Tale tassa a seconda della sezione dell’albo presso la quale ci si iscrive può essere richiesta al momento della presentazione della documentazione o all’atto dell’emissione del provvedimento

–          1 marca da bollo da € 14,62 ogni 4 fogli presentati

Le sanzioni:

La normativa ha imposto le seguenti sanzioni per gli inadempienti:

Art. 16 D.Lgs. 151/2005 prevede che i distributore che non ritira a titolo gratuito un RAEE domestico a fronte dell’acquisto di un AEE, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 150 euro a 400 euro per ciascuna apparecchiature non ritirata o ritirata a titolo oneroso.

I soggetti che effettuano attività di raccolta e di trasporto dei RAEE sono assoggettati alle sanzioni relative alle attività di raccolta e trasporto dei rifiuti e alle sanzioni relative alla violazione degli obblighi di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari, e quindi i distributori, e i trasportatori che prestano la propria opera al distributore sono obbligati all’utilizzo del documento di trasporto semplificato e dello schedario di carico e scarico (solo distributori). (Art. 258 D.Lgs. 152/2006)

In caso di mancanza della prescritta autorizzazione al trasporto l’art. 256 del D.Lgs. 152/20069 prevede che:

–          Pena dell’arresto da 3 mesi a un anno o con l’ammenda da 2600 euro a 26000 euro se si tratta di rifiuti non pericolosi cui consegue obbligatoriamente il sequestro del mezzo con cui è stato effettuato il trasporto

–          Pena dell’arresto da 6 mesi a 2 anni e con l’ammenda da 2600 euro a 26000 euro se si tratta di rifiuti pericolosi cui consegue obbligatoriamente il sequestro del mezzo con cui è stato effettuato il trasporto

L’art. 256 del D.Lgs 152/2006 prevede che chiunque omette di tenere ovvero tiene in modo incompleto il registro di carico e scarico è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2600 euro a 15500 euro. Se il registro è relativo ai rifiuti pericolosi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 15500 euro a 93000 euro, nonché la sanzione amministrativa accessoria della sospensione da un mese a un anno dalla carica rivestita dal soggetto responsabile dell’infrazione e dalla carica di amministratore.

L’art. 256 del D.Lgs 152/2006 prevede che chiunque effettua il trasporto di rifiuti senza il documento previsto (documento di trasporto semplificato) ovvero indica nel formulario stesso dati incompleti o inesatti è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1600 euro a 9300 euro. Si applica la pena di cui all’art. 483 del codice penali nel caso di trasporto di rifiuti pericolosi

Il distributore che adempie agli obblighi imposti dal decreto ministeriale è esonerato dalla compilazione del MUD e dall’iscrizione al SISTRI, attualmente.

 

RAEE professionali e RAEE domestici

Il D.lgs. 151/2005 ha tentato di definire quali sono i RAEE domestici e quali i RAEE professionali.

Sintetizzando potremmo così descriverli:

RAEE domestici: sono rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche  originati da nuclei domestici. Ma anche quelli provenienti da altra attività (commerciale, industriale, istituzionale ecc.) che per natura e quantità possono essere considerati analoghi a quelli originati dai nuclei domestici

RAEE professionali: sono rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche destinate ad attività amministrate ed economiche.

La distinzione è ovviamente poco chiara e soggetta a numerose interpretazioni.

Essenziale è però la destinazione di queste tipologie di rifiuti. Infatti se i RAEE domestici possono essere conferiti ad un centro di raccolta comunale ed assumono generalmente i codici CER della famiglia 20, lo stesso non si può dire che RAEE professionali che sono identificati dalla famiglia 16 dei codici CER e devono essere conferiti ad un impianto autorizzato al recupero. Inoltre le attività professionali hanno necessità di un documento che attesti l’eliminazione di tali RAEE dal loro libro cespiti e tale documento è rappresentato dal Formulario di Identificazione Rifiuti che viene rilasciato da azienda autorizzate al trasporto di rifiuti.

Fatta questa breve premessa sulle distinzioni è opportuno precisare che quanto è stato fin qui detto circa i distributori ed il ritiro gratuito nell’ambito dell’uno contro uno è valido per i soli RAEE domestici. Infatti per i RAEE professionali il distributore deve essere incaricato dal produttore di AEE per procedere al ritiro, e tali RAEE professionali raccolti devono essere poi conferiti ad un impianto autorizzato e non al centro di raccolta comunale. Resta ferma comunque la obbligatorietà durante il trasporto del documento di trasporto semplificato.

Installatori e centri di assistenza tecnica

Tali figure sono state coinvolte nell’ambito del D.M. 65. Essi sono obbligati ad adempiere a tutti gli obblighi previsti nel decreto nel momento in cui la loro attività comprenda la vendita. In caso contrario infatti non sono obbligato ad adempiere all’uno contro uno, fermo restando che adempiranno invece a tutti gli obblighi inerenti la gestione dei rifiuti speciali come espressamente citato nel D.lgs. 152/2006.

Ulteriore limitazione imposta a tali figure è l’impossibilità di avvalersi di un trasportatore e l’impossibilità di definire un punto di raggruppamento diverso dai locali all’interno dei quali esercitano l’attività.

Inoltre essi devono compilare un apposito modello di autocertificazione nel quale dichiarano che i RAEE che stanno conferendo al centro di raccolta comunale sono di origine domestica.

Conclusioni

Del D.M. 65 si potrebbe parlare ancora a lungo poiché i casi particolari che si sono creati nel corso dell’ultimo anno sono quanto mai vari ed ognuno di essi necessità particolari attenzioni e studio. Considerando che tale decreto avrebbe dovuto rappresentare una semplificazione della gestione dei rifiuti elettronici si è dimostrato quanto mai complesso.

Infatti non sono state rilasciate dal ministero dell’ambiente delle delucidazioni in merito, ad esempio alla compilazione della documentazione, né tantomeno sono state date spiegazioni in merito alla gestione di un punto di raggruppamento da parte di un unico gestore per conto di più distributori.

Sarà sicuramente la giurisprudenza a darci tali indicazioni nel corso del tempo.

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Produttori AEE e finanziamento sistema di gestione RAEE

In uno dei precedenti articoli abbiamo accennato al sistema di finanziamento per la gestione dei RAEE, che come ricordiamo sono rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. In questo articolo cercheremo di approfondire un attimo la questione andando ad individuare i soggetti che devono contribuire al finanziamento di tale gestione e come ciò deve avvenire.

Il D.Lgs. 151/2005 stabilisce una classificazione per i RAEE a seconda che essi derivino da nuclei domestici o da nuclei professionali dandone due definizioni:

RAEE domestici: sono rifiuti elettrici ed elettronici originati da nuclei domestici e i RAEE di origine commerciale, industriale, istituzionale e di altro tipo analoghi, per natura e per quantità a quelli originati da i nucei domestici

RAEE professionali: sono rifiuti elettrici ed elettronici prodotti da attività amministrative ed economiche, diversi da quelli domestici

Restando semplicemente fermi alle definizioni date dalla normativa, è difficile inquadrare quali siano realmente i RAEE domestici e quelli professionali. Certamente per esclusione è possibile dire che certamente tutti i RAEE prodotti all’interno delle nostre case come privati cittadini sono RAEE domestici, mentre per quelli professionali dobbiamo estendere la definizione anche per necessità legate alla contabilità delle aziende. E’ possibile infatti considerare RAEE professionali tutti i rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche destinate ad attività amministrative ed economiche, la cui fornitura sia quantitativamente importante o le cui caratteristiche siano di uso esclusivamente professionale.

Ma la differenza tra RAEE domestici e RAEE professionali non è solo legata alla loro provenienza, ma anche al finanziamento per le operazioni di raccolta, trasporto e trattamento. Infatti per i RAEE professionali non è prevista l’applicazione di un eco-contributo su base preventiva, basato cioè sull’applicazione di un contributo al momento dell’immissione sul mercato, cosa che invece accade peri RAEE domestici. Il produttore dell’AEE sostiene dei costi solo nel momento in cui il cliente richiede il ritiro dell’AEE da smaltire, ossia quando esso diventa rifiuti.

I produttori di AEE, infatti per legge sono tenuti a finanziare le operazioni di raccolta, trasporto e trattamento dei prodotti da loro immessi sul mercato, e la normativa, il D.lgs. 151/2005 ed i successivi decreti attuativi, impongono ai produttori di AEE domestici di farlo aderendo ad uno dei sistemi collettivi. (in italia se ne contano ad oggi circa 15). Per i produttori di AEE professionali invece la normativa lascia libero il produttore di aderire ad un sistema collettivo versano periodicamente le quote richieste sulla base del numero di pezzi immessi sul mercato, o di organizzare su base individuale tale tipo di servizio.

Quindi se per i RAEE domestici è chiaro che i produttori, aderendo ad un sistema collettivo adempiono ai loro obblighi di legge (la procedura prevede l’iscrizione del produttore al registro AEE telematico previa iscrizione ad uno dei sistemi collettivi) per i RAEE professionali invece le cose sono leggermente diverse. Infatti il produttore di AEE professionali non è tenuto in tutti i casi a finanziare le operazioni di raccolta trasporto e trattamento.

La responsabilità per il fine vita delle apparecchiature professionali va così distinta, sulla base delle recenti normative (Decreto legge 30 dicembre 2009 n. 194 coneritito in legge 26 febbraio 2010 n. 25):

RAEE professionali storici: apparecchiatura immessa sul mercato prima del 31 Dicembre 2010, gli oneri si raccolta trasporto e trattamento sono a carico del soggetto detentore il RAEE professionale (tale soggetto è genericamente identificabile in un ente o impresa). La responsabilità finanziaria del produttore è prevista solo nel caso in cui, contestualmente alla vendita di una nuova AEE, egli ritiri un RAEE storico del medesimo tipo e funzione.

RAEE professionali nuovi: apparecchiatura immessa sul mercato dopo il 31 Dicembre 2010, gli oneri di raccolta trasporto e trattamento sono a carico del produttore. Quest’ultimo deve adempiere alle obbligazioni di legge individualmente o attraverso l’adesione ad un sistema collettivo

E’ inoltre necessario, per poter applicare queste due regole fare delle precisazioni in quanto non è sempre immediata, come già accennata, la distinzione tra RAEE domestico e professionale.

Alcune aziende sono definite produttrici esclusive di AEE professionali. Proviamo a considerare ad esmepio le apparecchiature elettro-medicali destinate ad uso strettamente medico oppure consideriamo i distributori automatici e cosi via. In questi casi è inderogabile la classificazione del RAEE come professionale.

In altri casi invece la questione diventa un tantino più spinosa, in quanto alcuni produttori definiti come produttori di AEE domestiche diventano saltuariamente produttori di AEE professionali quanto i loro prodotti vengono venduti in quantitativi importanti a utenti di tipo professionale. E quindi dobbiamo considerare la vendita di un intero parco computer destinato ad un’azienda ad esempio.

Infine dobbiamo considerare come RAEE professionali tutte le apparecchiature che rappresentano rimanenze di magazzino o resi di cui il produttore deve in qualche modo disfarsi. In questo caso tali RAEE entrano a far parte dei loro cespiti e come tali devono  seguire le procedure indicate dall’agenzia delle entrate per essere dismesse.

Abbiamo però tralasciato un quesito importante fondamentale per poter individuare i soggetti obbligati al finanziamento delle operazioni di raccolta, trasporto e trattamento dei RAEE, ossia chi sono i produttori di AEE?

Il D.Lgs. 151/2005 identifica in maniera chiara tali soggetti:

Produttore: chiunque, a prescindere dalla tecnica di vendita utilizzata, compresi i mezzi di comunicazione a distanza di cui aldecreto legislativo 22 maggio 1999 n. 185 e s.m.i.

– fabbrica o vende apparecchiature elettriche ed elettroniche recanti il suo marchio

– rivende con il proprio marchio apparecchiature  prodotte da altri fornitori. Il rivenditore non è considerato produttore se l’apparecchiatura reca il marchio del produttore

– importa o immette per primo, nel territorio nazione, apparecchiature eletriche ed elettroniche nell’ambito di un’attività professionale e ne opera la commercializzazione, anche mediante vendita a distanza

– non è considerato produttore chi fornisce finanziamenti esclusivamente sulla base o a norma di un accordo finanziario a meno che non agisca in qualità di produttore come specificato in precedenza

Le modalità con le quali i produttori devono adempiere agli obblighi di legge partono dal momento successivo all’iscrizione in camera di commercio. Da quel momento prima di immettere AEE sul mercato devono iscriversi al registro telematico AEE, fornire tutti i dati come richiesto dalla modulistica (ed una valida guida digitale messa a disposizione). Se le AEE sono domestiche, prima di iscriversi al registro telematico, dovranno aderire obbligatoriamente ad un sistema collettivo.

RAEE domestici e professionali

I rifiuti elettrici ed elettronici sono una particolare tipologia di rifiuti che tutti noi produciamo. Parliamo ovviamente di quei rifiuti che ormai in gergo comune sono denominati RAEE.

Il D.Lgs. 152/2006 identifica i rifiuti scindendoli in due categorie:

– rifiuti urbani

– rifiuti speciali

a loro volta questi vengono ulteriormente suddivisi in:

– rifiuti non pericolosi

– rifiuti pericolosi

Il D.lgs. 151/2005 che legifera in materia di RAEE opera più o meno la stessa distinzione. Infatti i RAEE possono essere classificati come:

– domestici

– professionali

La distinzione viene effettuata sulla base di una semplice definizione:

RAEE domestici: sono quei rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche originati da nuclei domestici. Ma anche quelli provenienti da alatra attività (commerciale, industriale, istituzionale, ecc…) che per natura e quantità possono essere considerati analoghi a quelli originati dai nuclei domestici.

RAEE professionali: sono quei rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche destinate ad attività amministrative ed economiche, la cui fornitura sia quantitativamente importante o le cui caratteristiche siano di usco esclusivo professionale, ovvero apparecchiature che non sono impiegate in casa.

Queste due definizioni, leggermente diverse da quelle enunciate dal D.Lgs. 151/2005 sono riportate all’interno della “Guida alla gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche” rilasciata da unioncamere Piemonte e che meglio cercano di spiegare le riduttive definizioni che il Decreto Legislativo sbrigativamente riporta.

Infatti ciò di cui spesso si sente il bisogno quando si ha a che fare con i RAEE è di una definizione quanto più chiara possibile nel distinguere i RAEE domestici da quelli professionali. I non addetti ai lavori potrebbero chiedersi il perché di così tanta pignoleria.

Cerchiamo di fare chiarezza andando ad individuare quelle che cono le differenze tra le due macrofamiglie:

RAEE domestici: sono identificati dai codici CER della famiglia 20. In particolare ritroviamo 20.01.36 per i RAEE non pericolosi, 20.01.35 per i RAEE pericolosi. I RAEE appartenenti a questa macrofamiglia possono essere conferiti ad un centro di raccolta comunale senza alcuna necessità di avere una documentazione che ne attesti il conferimento in quanto sono i cittadini per la maggior parte a detenere tale tipo di rifiuto.

RAEE professionali: sono identificati dai codici CER della famiglia 16. In particolare ritroviamo 16.02.16 per la componentistica rimossa non pericolosa, 16.02.14 per i RAEE non pericolosi e 16.02.13 per i RAEE pericolosi. i RAEE appartenenti a questa macrofamiglia sono originati da attività produttive ed economiche, quindi professionali e devono essere conferiti in appositi impianti autorizzati affinché vengano avviati a recupero.

Ora si può notare la differenza tra un RAEE domestico ed un RAEE professionale. Ma ancora un dettaglio potrebbe aiutare a capire quanto sia importante sapere con quale delle due tipologie si ha a che fare.

Si consideri un’attività produttiva che decide di eliminare i RAEE dalla sua azienda e decide di far da sè senza avvalersi di aziende autorizzate al trasporto rifiuti. Tale azienda conferisce i suoi RAEE in isola ecologica considerandolo a tutti gli effetti un RAEE domestico. Fatta questa operazione, in caso di controllo da parte dell’agenzia delle entrate si verificherà che è stato commesso un illecito in quanto il rifiuto è stato conferito in isola ecologica senza formulario di identificazione rifiuti, il quale è un documento necessario per attestare il corretto avvio a recupero dei propri cespiti. Al termine delle operazioni di conferimento in impianto, la quarta copia del formulario di identificazione rifiuti dovrebbe accompagnare l’autocertificazione per l’eliminazione dei cespiti.

Se al contrario la norma fosse stata chiara, allora avremmo meno dubbi su come procedere nel caso in cui un’attività economica debba eliminare i propri cespiti.  Ma il problema non si limita solo a ciò. Infatti la questione della distinzione tra RAEE domestico e professionale, deve essere allargata al sistema di finanziamento per le operazioni di raccolta, trasporto e trattamento.

I RAEE domestici infatti, richiedono ai produttori l’adesione obbligatoria ad un sistema collettivo affinché gestisca le AEE immesse sul mercato una volta giunte a fine vita.

Per i RAEE professionali invece tutto ciò non accade in quanto ogni produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche può decidere se aderire ad un sistema collettivo finanziandolo o se gestire in maniera autonoma il sistema di raccolta e trattamento delle AEE  immesse sul mercato che giungono a fine vita.

Di ciò cercheremo di parlare in un prossimo articolo.