2018…novità importanti per la gestione dei rifiuti

Il 2018 si apre con una serie di novità nel campo della gestione dei rifiuti.

Con l’introduzione della legge 205/2017 (legge di bilancio) vengono introdotte alcune nuove (vecchie) regole per il SISTRI ed alcune interessanti novità che dovrebbero cambiare, non poco, le regole della tracciabilità dei rifiuti.

Le novità riguardano:

  • SISTRI
  • MUD
  • Formulari
  • Tenuta dei registri di carico e scarico

Vediamo in sintesi cosa cambia sul fronte SISTRI.

Come ci aspettavamo il SISTRI continua ad essere una macchina mangia soldi ancora in viva e vegeta (vegetale) che richiede contributi economici da parte delle imprese. Infatti la legge 205/2017 in vigore dal 1 Gennaio 2018 proroga a fine 2018 (per l’ennesima volta) la piena operatività del SISTRI e fa restare valide le sanzioni relative alla tenuta tradizionale tracciabilità dei rifiuti ottenuta mediante formulari e registri di carico/scarico e di conseguenza il doppio binario.

L’aspetto curioso ed inaspettato (non proprio) della legge di bilancio è rappresentato dall’incarico dato al Ministero dell’Ambiente di stabilire le procedure per il recupero dei contributi SISTRI, dovuti e non versati dalle imprese iscritte al sistema.

I soggetti obbligati che non abbiano versato il contributo SISTRI saranno quindi in qualche modo chiamati a farlo al fine di estinguere l’apposita sanzione pecuniaria, senza il pagamento degli interessi.

E’ difficile trovare una definizione per questa azione da parte del governo che ora chiede, ponendo un pungolo alle spalle dell’imprenditore, di pagare per un servizio mai entrato in funzione, difettoso, lacunoso e di nessuna utilità. Lasciamo i commenti ai lettori.

Le cattive notizie fortunatamente finiscono qui e pertanto tutti i soggetti obbligati al versamento del contributo SISTRI, così come abbiamo caldamente raccomandato in passato, dovrebbero iniziare ad attivarsi per il saldo di quanto dovuto al fine di non incorrere in sanzioni sproporzionate.

In ogni caso vi terremo aggiornati sull’evolversi della questione.

MUD 2018

Cambia? Si. Quest’anno qualcosa cambia rispetto al passato. Con la pubblicazione sulla G.U. del 30 Dicembre 2017 del D.P.C.M. del 28 Dicembre 2017 viene approvato il nuovo modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2018.

Il provvedimento contiene il modello e le istruzioni per la presentazione entro il 30 Aprile 2018 della dichiarazione MUD relativa alla gestione rifiuti del 2017.

Le sezioni MUD sono così articolate:

  1. Comunicazione Rifiuti
  2. Comunicazione Veicoli fuori uso
  3. Comunicazione Imballaggi
  4. Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  5. Comunicazione Rifiuti urbani, assimilati e raccolti in convenzione
  6. Comunicazione Produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche

1)      Tutti i soggetti in possesso di autorizzazione, anche in procedura semplificata, allo svolgimento di attività di recupero o smaltimento rifiuti dovranno comunicare, tramite la scheda SA-AUT, una serie di informazioni relative alle autorizzazioni in loro possesso quali: tipo di autorizzazione, ente che ha rilasciato l’autorizzazione e data di rilascio e scadenza, operazioni di recupero e smaltimento autorizzate, e capacità complessiva autorizzata.

2)     La Comunicazione Rifiuti Semplificata dovrà essere compilata esclusivamente utilizzando l’applicazione disponibile sul sito http://mudsemplificato.ecocerved.it/ e non potrà essere compilata manualmente.  La comunicazione MUD in formato documento cartaceo dovrà riportare la firma del dichiarante (autografa o digitale), e dovrà essere trasformata in un documento elettronico in formato PDF, necessario per l’invio a mezzo Posta Elettronica Certificata all’indirizzo comunicazioneMUD@pec.it . Non è più prevista la spedizione postale.

3)      Il Conai dovrà comunicare, per via telematica, alla Sezione nazionale del Catasto dei rifiuti i dati sull’utilizzo annuale di borse di plastica di materiale leggero, acquisiti dai produttori e dai distributori di borse di plastica, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 220-bis del decreto legislativo n. 152/2006, recante “Obbligo di relazione sull’utilizzo delle borse di plastica”.

Non vi sono modifiche, rispetto al 2017, per quanto riguarda:

– Soggetti tenuti alla presentazione del MUD;

– Informazioni da comunicare;

– Diritti di segreteria;

– Modalità per l’invio telematico.

Nei prossimi giorni provvederemo ad aggiornare la nostra sezione MUD così da fornirvi tutte le informazioni aggiornate sulla tematica.

Invio 4° copia del formulario a mezzo PEC

Nell’era digitale in cui viviamo è difficile immaginare che alcuni documenti debbano obbligatoriamente viaggiare ancora tramite corriere in formato cartaceo, eppure per la gestione dei rifiuti è così. Qualcosa finalmente inizia a cambiare ed un primo piccolo passo viene fatto con la legge 205/2017 che con l’art. 194-bis del D.Lgs. 152/2006, permette finalmente la trasmissione della quarta copia del formulario di trasporto rifiuti “anche” mediante posta elettronica certificata.

Ci sono dubbi? Si ovviamente.

Non vengono descritte le procedure da adottare per l’invio del documento, a differenza di quanto avveniva nella risposta al quesito fornita dal Ministero dell’Ambiente che ne dettagliava alcuni passaggi. Pertanto si ritiene sia importante tenerli in considerazione nell’adozione di questa nuova procedura.

Interessante appare anche la nota esplicativa al quesito, riportata sul sito del Ministero dell’Ambiente all’indirizzo: http://www.minambiente.it/pagina/iv-copia-dei-formulari-fir-di-identificazione-rifiuti-al-produttore  che sicuramente ha suscitato alcune perplessità. Infatti il Ministero in riferimento al quesito specifica che la trasmissione a mezzo PEC e firma digitale della IV copia dei formulari di identificazione rifiuti al produttore non indica in nessun modo l’esclusività dell’invio della IV copia del FIR a mezzo PEC ma stabilisce una alternativa di trasmissione in conformità a quanto disposto dal codice dell’amministrazione digitale.

Questa nota esplicativa fornisce un piccolo chiarimento a quell’ “anche” che abbia volutamente virgolettato poc’anzi che lascia spazio ad alcuni dubbi.

Uno fra tutti:

  • L’invio a mezzo PEC sostituisce l’invio cartaceo del FIR? Oppure l’invio a mezzo PEC diviene una trasmissione aggiuntiva?

Qualora un’impresa decida di inviare la 4° copia del FIR unicamente a mezzo PEC, adempie ai propri obblighi di invio della 4° copia entro 90 gg dalla movimentazione del rifiuto?

Quel che è certo è che l’invio della 4° copia del formulario a mezzo PEC ridurrà notevolmente i casi di smarrimento delle 4° copie dei formulari le cui denunce affollano gli uffici provinciali.

Se da un lato ci aspettiamo degli ulteriori chiarimenti nel corso del 2018 non dobbiamo dimenticare che, in teoria, con l’ingresso del nuovo SISTRI (quando?) i formulari dovrebbero estinguersi lasciando spazio alla sola documentazione digitale che traccerà i nostri rifiuti.

Ai posteri l’ardua sentenza….

Semplificazione della tracciabilità dei rifiuti

Il D.Lgs. 205/2017 introduce una novità interessante in materia di digitalizzazione dei registri di carico e scarico. Ancora non è chiaro come avverrà tale digitalizzazione visto che il comma 2 dell’art. 194-bis del D.Lgs. 152/2006 rinvia ad un apposito decreto che il Ministero dell’Ambiente potrà emanare una volta sentiti il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dello sviluppo economico, l’Agenzia per l’Italia digitale e l’Unioncamere.

Pertanto non ci resta che aspettare.

Nel rinnovarvi i nostri migliori auguri per un buon 2018, restiamo sempre a vostra disposizione per ogni chiarimento e per fornivi il supporto necessario a gestire correttamente i vostri rifiuti.

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei Vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

Risparmiare sui costi delle analisi chimiche…quanto può costare alla fine?

Quando si sta conducendo un progetto di gestione dei rifiuti presso i produttori e si giunge alla fase delle analisi chimiche da svolgere sui rifiuti, capita spesso che si diffonda il panico nella stanza.

Le domande più frequenti sono:

  • “Ma sono proprio necessarie?”
  • “Ma le abbiamo fatte qualche anno fa”
  • “E’ necessario spendere questi soldi?”
  • “Chi mai verrà a controllare”

Le domande chiaramente sono molte di più ma credo che il problema sia stato inquadrato.

Il problema di tanto panico discende spesso dal non aver messo a budget i costi di gestione dei rifiuti o dal fatto che quel famoso “cugino” ha detto che non sono necessarie. Spesso ci si convince che i costi di gestione siano solo quelli legati al trasporto ed al conferimento in impianto dei rifiuti ed ancor più spesso ci si convince che le proprie responsabilità decadano nel momento in cui si firma un contratto con un intermediario o un trasportatore che si occuperà dell’avvio in impianto dei rifiuti prodotti.

Mi spiace dover deludere tutti i lettori che credevano che avrei dato ragione loro a questo punto dicendo che le analisi si possono sempre evitare. Non è così e nel corso di questo articolo vedremo il perché.

Partiamo dalle basi che ormai tutti conoscete ma che è bene rinfrescare. Il produttore di rifiuti ha degli obblighi ai quali non può esimersi. Uno di questi è la classificazione e la caratterizzazione dei propri rifiuti.

Queste due attività non possono essere delegate, nelle proprie responsabilità, a trasportatori, intermediari ecc.. senza vigilare sull’operato.

Ciò significa che il produttore deve sempre partecipare alle sessioni di classificazione e caratterizzazione in quanto è l’unico profondo conoscitore dei processi produttivi che hanno condotto alla produzione di quel particolare rifiuto.

L’abitudine diffusa dell’attribuire codici CER in maniera arbitraria, ai rifiuti che palesemente ne dovrebbero avere un altro, personalmente mi irrita in quanto denota una cattiva etica da parte del trasportatore o dell’impianto che ha attribuito un particolare codice CER per poter assecondare le autorizzazioni dell’impianto, quale conferisce, o le proprie autorizzazioni al trasporto di rifiuti che magari non prevedono tutti i codici CER.

Di tutta l’erba non se ne può fare un fascio e non tutti gli operatori si comportano in questo modo. Anzi al contrario  ho avuto la fortuna di incontrare operatori che ci mettono impegno e molta serietà in questa fase e chiaramente tutto questo ha un costo.

La classificazione e la caratterizzazione, lo abbiamo detto più volte, sono due processi che ci permettono di giungere all’attribuzione del corretto codice CER ai nostri rifiuti dopo averne esaminato tutte le caratteristiche chimico-fisiche.

Vediamo ora cosa dice il legislatore in merito a queste operazioni.

La classificazione dei rifiuti è disciplinata dal D.Lgs. 152/2006, parte IV allegato D che contiene l’elenco dei rifiuti.

Art. 184

Classificazione

  1. Ai fini dell’attuazione della parte quarta del presente decreto i rifiuti sono classificati, secondo l’origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.
  2. Sono rifiuti urbani:

a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;

b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell’articolo 198, comma 2, lettera g);

c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;

d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;

e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;

f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), c) ed e).

3. Sono rifiuti speciali:

a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti dell’Art. 2135 c.c.;(*)

b) i rifiuti derivanti dalle attivita’ di demolizione, costruzione, nonche’ i rifiuti che derivano dalle attivita’ di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 184-bis(*)

c) i rifiuti da lavorazioni industriali, [fatto salvo quanto previsto dall’articolo 185, comma 1, lettera i);](**)

d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;

e) i rifiuti da attività commerciali;

f) i rifiuti da attività di servizio;

g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;

h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;

i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;

l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti;

m) il combustibile derivato da rifiuti;](***)

n) i rifiuti derivati dalle attività di selezione meccanica dei rifiuti solidi urbani.](**)

Le operazioni di classificazione

  1. La classificazione dei rifiuti è effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente codice CER, applicando le disposizioni contenute nella decisione 2000/532/CE.
  2. Se un rifiuto è classificato con codice CER pericoloso ‘assoluto’, esso è pericoloso senza alcuna ulteriore specificazione. Le proprietà di pericolo, definite da H1 ad H15, possedute dal rifiuto, devono essere determinate al fine di procedere alla sua gestione.
  3. Se un rifiuto è classificato con codice CER non pericoloso ‘assoluto’, esso è non pericoloso senza ulteriore specificazione.
  4. Se un rifiuto è classificato con codici CER speculari, uno pericoloso ed uno non pericoloso, per stabilire se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso debbono essere determinate le proprietà di pericolo che esso possiede. Le indagini da svolgere per determinare le proprietà di pericolo che un rifiuto possiede sono le seguenti:

a) individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso: la scheda informativa del produttore; la conoscenza del processo chimico; il campionamento e l’analisi del rifiuto;

b) determinare i pericoli connessi a tali composti attraverso: la normativa europea sulla etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi; le fonti informative europee ed internazionali; la scheda di sicurezza dei prodotti da cui deriva il rifiuto;

c) stabilire se le concentrazioni dei composti contenuti comportino che il rifiuto presenti delle caratteristiche di pericolo mediante comparazione delle concentrazioni rilevate all’analisi chimica con il limite soglia per le frasi di rischio specifiche dei componenti, ovvero effettuazione dei test per verificare se il rifiuto ha determinate proprietà di pericolo.

5. Se i componenti di un rifiuto sono rilevati dalle analisi chimiche solo in modo aspecifico, e non sono perciò noti i composti specifici che lo costituiscono, per individuare le caratteristiche di pericolo del rifiuto devono essere presi come riferimento i composti peggiori, in applicazione del principio di precauzione.

6. Quando le sostanze presenti in un rifiuto non sono note o non sono determinate con le modalità stabilite nei commi precedenti, ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate, il rifiuto si classifica come pericoloso.

7. La classificazione in ogni caso avviene prima che il rifiuto sia allontanato dal luogo di produzione.

Come si può osservare, il legislatore dice chiaramente al punto 1 che la classificazione è effettuata dal produttore.

Il legislatore continua spiegando le differenze tra rifiuto pericoloso in assoluto, rifiuto non pericoloso in assoluto rifiuto contraddistinto da un codice CER a specchio.

In quest’ultimo caso non si può pensare di attribuire il codice CER non pericoloso semplicemente perché si ha la “sensazione” che il rifiuto sia non pericoloso o perché in questo modo si ha un risparmio sui costi di smaltimento.

Quindi la classificazione forse è un’operazione ben più complessa di quanto potrebbe sembrare ad un primo approccio, in particolare se non si studia a fondo quali sono i processi che hanno generato il rifiuto e quali sono le caratteristiche chimico-fisiche della sostanza o dell’oggetto che si deve avviare a recupero/smaltimento.

Questo studio prende invece il nome di caratterizzazione ossia il produttore deve stilare una carta di identità del proprio rifiuto. Tale carta di identità è la famosa scheda di caratterizzazione che consiglio a tutti i produttori di redigere per ogni singolo rifiuto prodotto e di aggiornarla ogni qual volta sia necessario (variazione dei processi produttivi, variazione delle materie prime coinvolte ecc…).

La caratterizzazione dei rifiuti è un processo tecnico che richiede delle conoscenze approfondite e che effettua le sue indagini a partire dai processi produttivi che hanno generato il rifiuto, quali sono le materie prime coinvolte, studio delle relative schede di sicurezza, analisi dei riferimenti normativi vigenti in materia di sostanze pericolose ecc…

Se fin qui abbiamo riportato i riferimenti di legge, ora introduciamo un ulteriore elemento che dovrebbe far riflettere i produttori prima di chiedersi se le analisi devono essere fatte.

Facciamo quindi riferimento alla Sentenza della Corte di Cassazione n°46897 che vi invito a leggere. La sentenza riguarda il caso di conferimento di rifiuti in un impianto autorizzato allo stoccaggio e trattamento di soli rifiuti non pericolosi. A tali rifiuti era stato attribuito un codice CER non pericoloso e non erano state condotte analisi per verificare la presenza o meno di sostanze pericolose che potessero determinare l’attribuzione del codice CER, a specchio, pericoloso.

Il documento effettua una disamina molto attenta sulla classificazione dei rifiuti e la corretta attribuzione di un codice CER quando esso presenta una voce speculare e sulla necessità (obbligatorietà) di effettuare le analisi chimiche per essere certi che quel rifiuto sia non pericoloso.

Spesso capita che il produttore decida di attribuire, in via prudenziale, il codice CER pericoloso ad un rifiuto con codice CER a specchio, solo per evitare di effettuare le analisi chimiche.

Personalmente non sono concorde su questo comportamento poiché a fronte di una spesa annuale per le analisi si potrebbe avere la certezza che il rifiuto sia non pericoloso e quindi ottenere un risparmio sui costi di conferimento.

Quindi, cercare di risparmiare sulle analisi chimiche potrebbe non essere proprio una bella idea. Come non lo è trovare escamotage per cercare di evitarle. Se conferite i vostri rifiuti in una discarica le analisi saranno obbligatorie, idem se conferiti in impianti che presentano nelle autorizzazioni l’obbligo di richiedere i certificati di analisi ai produttori che conferiscono.

Se grazie al SISTRI è emerso il problema della gestione dei rifiuti nelle imprese (cosa che prima si evitava palesemente) ora è tempo di considerare l’intero sistema di gestione dei rifiuti come normale prassi aziendale. Non classificare correttamente i propri rifiuti espone la vostra azienda a sanzioni in caso di controllo ed in un periodo storico come questo credo che se si possano evitare con una piccola spesa tanto vale farlo.

Quando ad inizio anno predisponete il budget annuale il mio invito è quello di considerare a pieno i costi di gestione dei rifiuti (trasporti, conferimenti, analisi, consulenze) poiché quei soldi non saranno mai spesi inutilmente ma vi metteranno al riparo da sanzioni in caso di controllo ed in molti casi vi permetteranno di risparmiare.

Una corretta gestione dei rifiuti è oggi da intendersi parte integrante delle attività lavorative aziendali e non può più essere considerata una frazione residuale o addirittura un aspetto da trascurare.

Esistono le norme che disciplinano questo settore ed esistono anche le relative sanzioni.

Ogni processo produttivo conduce alla produzione di un bene che viene immesso sul mercato. Esso ha un valore che è la somma non solo delle materie prime utilizzate, della forza lavoro impiegata ma anche dei costi di gestione dei rifiuti che derivano dall’intero processo produttivo.

Se vuoi verificare la correttezza della gestione dei tuoi rifiuti nella tua azienda contattaci per un preventivo gratuito e se la tua azienda ha sede provincia di Bari potrai usufruire di un audit iniziale gratuito.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei tuoi rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

Il Trasportatore è responsabile dei rifiuti che trasporta e dove li trasporta

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Al contrario delle leggende metropolitane che molto spesso si sentono in giro, il trasportatore ha l’obbligo di verificare che la documentazione autorizzativa ed inerente il trasporto, di tutti i soggetti coinvolti nella filiera della gestione del rifiuto, sia in ordine. Questo è quanto stabilito dalla sentenza della corte di cassazione penale, sezione III, sentenza del 9 Aprile 2013 n° 16209 e che offre spunto per alcune importanti riflessioni sull’argomento.

La sentenza  è riferita al caso di un trasportatore professionale di rifiuti che ha conferito i rifiuti presi in carico dal produttore ad un impianto non autorizzato alla gestione degli stessi.

Gli operatori del settore sanno benissimo che la filiera del rifiuto è generalmente costituita dalle seguenti figure:

–          Produttore / detentore del rifiuto

–          Trasportatore

–          Destinatario

Di tanto in tanto si riscontra anche la presenza dell’Intermediario, figura ancora in bilico nell’ordinamento italiano nonostante gli sia stata riconosciuta una categoria all’interno dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Ciò che è più importante è sapere che alcuni degli operatori appena citati, ossia tutti meno il produttore del rifiuto, devono essere autorizzati al trasporto, al trattamento, all’intermediazione dei rifiuti. Qualora venga a mancare l’autorizzazione, che può essere il provvedimento dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali o il provvedimento Regionale / provinciale per il trattamento dei rifiuti, il soggetto in questione non può operare in conformità alla normativa, ed eventuali suoi interventi nella filiera divengono illeciti.

Prendendo lumi dall’art. 183 lett. n del D.Lgs. 152/2006 riscontriamo rapidamente che il “trasporto” di rifiuti rientra tra le attività di gestione dei rifiuti. Ciò significa che tutto quanto è espressamente previsto per le attività di gestione dei rifiuti divengono automaticamente valide anche per l’attività di trasporto dei rifiuti. Questo chiarimento conduce ad una più ampia visione di quelle che sono le responsabilità in capo al trasportatore che fino ad oggi poteva anche fingere di nulla sapere circa il destinatario oggetto del trasporto, e di tanto in tanto anche del contenuto del trasporto.

Rinviando alla lettura della sentenza, ciò che preme sottolineare è l’importanza del controllo delle autorizzazioni, di tutto quanto sia tecnicamente verificabile prima di iniziare il trasporto e prima di accettare un carico di rifiuti presso il proprio impianto; infatti non è ammissibile che un trasportatore non si cauteli nel verificare che l’impianto presso il quale sta andando a scaricare il proprio carico sia autorizzato o meno e che l’autorizzazione sia in vigore.

 Certamente non è compito del conducente la verifica di questi dati ma di quella famosa figura di cui abbiamo parlato nel precedente articolo e che ora ritorna alla ribalta con le proprie responsabilità, oneri e doveri ossia il Responsabile Tecnico. E’ a questa figura, a mio parere che spetta il coordinamento di queste attività di supervisione delle autorizzazioni. Prima di iniziare un trasporto è bene verificare che queste ultime siano in ordine, che l’impianto di destinazione sia in grado di accettare il carico verificando la corrispondenza dei codici CER ed infine ma non meno importante dovrebbe essere verificata anche la corrispondenza del codice CER assegnato dal produttore del rifiuto al rifiuto stesso.

Se da un lato la responsabilità della classificazione del rifiuto è imputata al produttore, dall’altra non possiamo presumere la totale ignoranza del trasportatore (che il più delle volte svolge le veci del produttore in queste operazioni) nel controllare che un codice CER sia idoneo o meno alla identificazione del rifiuto che si sta per trasportare.

Inutile dire che parliamo ovviamente di quei casi lampanti dove emerge chiaramente la difformità del rifiuto dal codice CER e non di quei casi dove vi può essere il lecito dubbio tra due codici molto affini.

Pertanto è doveroso per un trasportatore prestare la massima attenzione alla documentazione con la quale accompagna il rifiuto, ossia il Formulario di Identificazione Rifiuti (non dimentichiamo infatti che il trasportatore lo sottoscrive assumendosi la responsabilità di quanto riportato) e delle autorizzazioni dei soggetti coinvolti richiedendone copia ancor prima di iniziare il trasporto. Oggi con la diffusione di internet è molto più semplice ottenere una copia delle autorizzazioni di qualsiasi soggetto intervenga nella filiera del rifiuto; anzi ancor più facile è verificare la correttezza delle autorizzazioni dei trasportatori grazie al database dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali consultabile all’indirizzo: http://www.albogestoririfiuti.it/ElenchiIscritti.aspx

Non è infatti insolita la consuetudine con la quale alcuni produttori di rifiuti settimane dopo la conclusione del trasporto si ricordano di chiedere le autorizzazioni del trasportatore e dell’impianto divenendo improvvisi investigatori su piccolezze e dettagli che andavano invece investigate prima. La domanda che come sempre mi pongo è: “ A posteriori se rilevi un errore o una mancanza la responsabilità di chi è?”

La risposta è sempre la solita e data sempre dalla normativa vigente, ossia di tutti i soggetti coinvolti ed identificati in maniera chiara proprio nel Formulario di Identificazione Rifiuti.

Si rimanda il lettore alla lettura della sentenza in oggetto per avere maggiori chiarimenti in merito