Attribuzione HP14 Ecotossico – ISPRA fornisce metodologie di valutazione

In uno degli articoli precedenti abbiamo scritto dell’entrata in vigore, dal 5 Luglio 2018, del regolamento 2017/997 il quale modifica l’allegato III della direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE per quanto concerne l’assegnazione della caratteristica di pericolo HP 14 Ecotossico.

L’ISPRA ha pubblicato un documento recante l’approccio metodologico per la valutazione della caratteristica di pericolo HP 14 che è degno di nota e che fornisce alcune utili considerazioni e spunti di riflessione per gli addetti ai lavori.

Ricordiamo ancora una volta che spetta sempre al Produttore procedere alla corretta caratterizzazione e classificazione dei propri rifiuti, prima che gli stessi vengano allontanati dal deposito temporaneo (luogo di produzione).

Non ci stancheremo mai di dire ai nostri clienti che le attività di classificazione e caratterizzazione devono essere svolte subito dopo la produzione del rifiuto al fine di poter essere certi di quale sia il codice CER corretto da assegnare, quali sono le eventuali caratteristiche di pericolo HP da attribuire, quali sono i corretti contenitori da utilizzare per il raggruppamento di tali rifiuti all’interno del deposito temporaneo.

Le norme continuano ad evolversi, la tutela della salute dell’Uomo e dell’Ambiente rappresentano oggi un aspetto importante che non è possibile sottovalutare e affinché tale tutela sia messa in pratica occorre che ognuno di noi faccia la propria parte, anche attraverso la corretta classificazione dei propri rifiuti.

In questo articolo cercheremo di fornire alcuni spunti di riflessione leggendo insieme le parti principali del documento fornito dall’ISPRA rinviando comunque il lettore ad una lettura più approfondita del documento in quanto molto interessante.

La nota fornita dall’ISPRA è finalizzata a fornire indicazioni in merito alla valutazione della caratteristica di pericolo HP 14 nell’ambito della procedura più generale di classificazione dei rifiuti. Pertanto sia chiaro sin da ora che per procedere ad una corretta classificazione non è sufficiente conoscere la metodologia di attribuzione della sola HP 14.

La pericolosità di un rifiuto può derivare dalla sussistenza di una o più caratteristiche di pericolo, ognuna delle quali deve essere oggetto di opportuna valutazione ai fini dell’espletamento dell’intera procedura di classificazione.

Come ormai dovremmo sapere da tempo, l’individuazione del codice CER di un rifiuto, ultima operazione dell’intera procedura di caratterizzazione e classificazione, segue un processo normato.

L’ordine di precedenza da considerare nella consultazione dei vari capitoli dell’elenco europeo è il seguente:

  1. Capitoli da 1 a 12 e da 17 a 20, relativi alla fonte che ha generato il rifiuto
  2. Capitoli da 13 a 15, relativi al tipo di rifiuto;
  3. Capitolo 16, relativi ai rifiuti non specificati altrimenti nell’elenco.

In qualità di produttore segui questa procedura?

Quando si giunge ad individuare il codice CER del rifiuto, possiamo trovarci di fronte a una delle seguenti casistiche:

  1. Il rifiuto è individuato esclusivamente da un codice non pericoloso, ossia il codice CER non è asteriscato e non è accompagnato da una corrispondente voce a specchio. Ad esempio il codice CER 08.02.01 Polveri di scarti di rivestimenti il quale non ha il corrispondente codice CER asteriscato. Tale rifiuto quindi è sempre classificato come non pericoloso in base all’origine. Stando a quanto riportato sugli Orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti, qualora un rifiuto sia assegnato una voce ANH (Absolute Non Hazardous), lo stesso è classificato come non pericoloso e non occorrono ulteriori valutazioni per decidere se detto rifiuto debba essere classificato come non pericoloso.
  2. Il rifiuto è individuato esclusivamente da un codice pericoloso, ossia da un codice CER asteriscato il quale non ha il corrispondente codice CER non asteriscato. Un esempio è il CER 05.01.03* che individua le morchie depositate sul fondo dei serbatori derivanti dalle operazioni di raffinazione del petrolio. Facendo riferimento, anche in questo caso agli Orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti, qualora un rifiuto sia assegnato a una voce AH (Absolute Hazardous), è classificato come pericoloso e non occorrono ulteriori valutazioni per decidere se debba essere classificato come non pericoloso. Si badi bene che ciò non vuol dire che le attività di caratterizzazione sono esaurite e che dovremo lasciare al trasportatore o all’impianto di destino la possibilità di decidere quali HP attribuire al rifiuto. Anzi, si rende necessario procedere all’esecuzione di tutte le successive fasi di analisi al fine di determinare quali siano le caratteristiche di pericolo. Solo in questo modo potremo adempiere alle disposizioni dell’articolo 19, della direttiva quadro sui rifiuti, concernente la corretta etichettatura dei rifiuti pericolosi. Come si può osservare da qui poi ne discendono tutta una serie di obblighi che spesso il produttore ignora, quali possono essere: Obbligo di trasporto in ADR, corretta applicazione dei pittogrammi di sicurezza, scelta del corretto contenitori per il raggruppamento dei rifiuti ecc…
  3. Il rifiuto è individuato da voci a specchio, ovvero sono presenti due voci, di cui una asteriscata e l’altra no che fanno riferimento allo stesso rifiuto. In questo caso il rifiuto potrà essere classificato come pericoloso o meno solo a seguito della verifica della sussistenza o meno di una o più caratteristiche di pericolo. Ogni qual volta un rifiuto è assegnato ad un gruppo di voci alternative, occorre procedere ad una valutazione approfondita ai fini della sua classificazione. Gli orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti riportano che qualora sia possibile scegliere tra assegnare una voce MH (Mirror Hazardous) o una voce MNH (Mirror Non Hazardous) è necessario procedere ad una indagine approfondita in maniera da determinare, sulla base dei risultati ottenuti se assegnare una voce MH o una voce

Pertanto si consiglia vivamente di evitare la prassi, spesso vista in alcune realtà aziendali, di attribuire un codice CER pericoloso al rifiuto in via cautelativa al fine di evitare analisi chimiche ed attività di caratterizzazione del rifiuto più approfondite. Tale pratica è errata! In questo modo in realtà si espone l’impresa a maggiori rischi in quanto un rifiuto pericoloso conduce all’adempimento di tutti gli obblighi già citati al punto 2.

Questa premessa era utile per rinfrescare la memoria, in tempi di calura estiva, su come si dovrebbe procedere quando si devono classificare i propri rifiuti. Siamo fiduciosi che al rientro dalle ferie estive i produttori effettueranno le dovute verifiche sulle modalità adottate all’interno della propria azienda.

Entriamo ora nel dettaglio della caratteristica di pericolo HP 14 andando ad analizzare la sua definizione.

Ai sensi dell’allegato III della direttiva 2008/98/CE, così come modificato dal Regolamento 2017/997/UE, è definito HP 14 – Ecotossico un rifiuto che presenta o può presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali.

Lo stesso allegato ci dice che sono classificati come rifiuti pericolosi per la caratteristica di pericolo HP14 i rifiuti che soddisfano almeno una delle seguenti condizioni:

  • I rifiuti che contengono una sostanza classificata come sostanza che riduce lo strato di ozono, con il codice di indicazione di pericolo H420 conformemente al regolamento 2008/1272/CE, se la concentrazione di tale sostanze è pari o superiore al limite di concentrazione dello 0,1%; L’equazione da adottare è la seguente: Σ c (H420) ≥ 0,1%
  • I rifiuti che contengono una o più sostanze sono classificate come sostanze con tossicità acuta per l’ambiente acquatico con il codice di indicazione di pericolo H400 conformemente al regolamento 2008/1272/CE, se la somma delle concentrazioni di tali sostanze è pari o superiore al limite di concentrazione del 25%. A tali sostanze si applica un valore soglia dello 0,1%.

L’equazione da adottare  è la seguente: Σ c (H400) ≥ 25%

  • I rifiuti che contengono una o più sostanze classificate come sostanze con tossicità cronica per l’ambiente acquatico 1,2 o 3 con il codice di indicazione di pericolo H410, H411, H412 conformemente al regolamento 2008/1272/CE, se la somma delle concentrazioni di tutte le sostanze della categoria 1 (H410) moltiplicata per 100, aggiunta alla somma delle concentrazioni di tutte le sostanze della categoria 2 (H411) moltiplicata per 10, aggiunta alla somma delle concentrazioni di tutte le sostanze della categoria 3 (H412) è pari o superiore al limite di concentrazione del 25%. Alle sostanze classificate con il codice H410 si applica un valore soglia dello 0,1% e alle sostanze classificate con il codice H411 o H412 si applica un valore soglia dell’1%.

L’equazione da adottare è la seguente:  [100 x Σ c (H410) + 10 x Σ c (H411) + Σ c (H412)] ≥ 25%

  • I rifiuti che contengono una o più sostanze classificate come sostanze con tossicità cronica per l’ambiente acquatico ,2,3, o 4 con il codice di indicazione di pericolo H410,H411, H412 o H413 conformemente al regolamento 2008/1272/CE, se la somma delle concentrazioni di tutte le sostanze classificate come sostanze con tossicità cronica per l’ambiente acquatico è pari o superiore al limite di concentrazione del 25%. Alle sostanze classificate con il codice H410 si applica un valore soglia dello 0,1% e alle sostanze classificate con il codice H411, H412 o H413 si applica un valore soglia dell’1%.

L’equazione da adottare è la seguente: [ Σ c (H410) + Σ c (H411) + Σ c (H412) + Σ c (H413) ] ≥ 25%

 

I quattro punti appena riportati non devono essere considerati come alternativi tra di loro. Infatti, qualora siano superati i limiti di concentrazione indicati in una qualsiasi delle formule, il rifiuto dovrà essere classificato come “Ecotossico”. Da ciò ne discende che un rifiuto che contiene sostanze classificate H410, H411 e H412, deve in ogni caso essere valutato applicando l’equazione riportata al punto 3 dell’elenco. Se dalla risoluzione dell’equazione dovesse risultare non Ecotossico, ed il rifiuto contiene una o più sostanze classificate H413, sarà necessario procedere all’applicazione anche del punto 4 dell’elenco.

Per l’applicazione dei metodi di prova, occorre far riferimento alle indicazioni riportate nell’allegato alla decisione 2000/532/CE, al paragrafo “Valutazione e Classificazione”.

Secondo il regolamento 2017/997/CE, quando si effettua una prova per stabilire se un rifiuto presenta la caratteristica di pericolo HP14 “Ecotossico”, è opportuno applicare i metodi pertinenti di cui al regolamento CE n.440/2008 della Commissione o altri metodi di prova e linee guida riconosciuti a livello internazionale. La decisione 2000/532/CE dispone che, laddove una caratteristica di pericolo di un rifiuto sia stata valutata sia mediante una prova che utilizzando le concentrazioni di sostanze pericolose come indicato nell’allegato III della direttiva 2008/98/CE, devono prevalere i risultati della prova. Inoltre, si dovrebbe tener conto dell’articolo 12 del regolamento CE n. 1272/2008, in particolare dell’articolo 12, lettera b) e delle metodologie per la sua applicazione. È opportuno che la Commissione promuova lo scambio di migliori prassi relative ai metodi di prova per la valutazione delle sostanze per quanto riguarda la caratteristica di pericolo HP 14 “Ecotossico” ai fini della loro eventuale armonizzazione.

I test stabiliti dal regolamento 2008/440/CE rappresentano ad oggi il riferimento espressamente richiamato dalla decisione 2000/532/CE e dal Regolamento 2017/997/UE e pertanto la loro applicazione è senz’altro conforme al dettato normativo.

 

Quanto fin qui riportato è una breve estrazione di quanto è possibile leggere nel documento dell’ISPRA che vi invitiamo a leggere con attenzione per poter procedere alla valutazione della caratteristica di pericolo HP 14 dei vostri rifiuti.

Di seguito riportiamo lo schema decisionale che potrebbe rappresentare un valido supporto per gli operatori:

 

 

 

 

 

 

 

(1) Nell’applicazione delle sommatorie non vanno considerate le sostanze acquatiche Acute 1 – H400 e Acquatico Chronic 1 – H 410 presenti in concentrazione inferiore allo 0,1% e le sostanze Acquatic Chronic 2,3 e 4 presenti in concentrazione inferiore all’1%.

Seguendo il link potrete scaricare il documento: Approccio Metodologico ISPRA HP14

Certi che la lettura di questo breve articolo non sia argomento da mettere sotto l’ombrellone restiamo a vostra disposizione, al rientro dalle ferie estive, per supportarvi nelle attività di classificazione e caratterizzazione dei vostri rifiuti.

 

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei Vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

 

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Risparmiare sui costi delle analisi chimiche…quanto può costare alla fine?

Quando si sta conducendo un progetto di gestione dei rifiuti presso i produttori e si giunge alla fase delle analisi chimiche da svolgere sui rifiuti, capita spesso che si diffonda il panico nella stanza.

Le domande più frequenti sono:

  • “Ma sono proprio necessarie?”
  • “Ma le abbiamo fatte qualche anno fa”
  • “E’ necessario spendere questi soldi?”
  • “Chi mai verrà a controllare”

Le domande chiaramente sono molte di più ma credo che il problema sia stato inquadrato.

Il problema di tanto panico discende spesso dal non aver messo a budget i costi di gestione dei rifiuti o dal fatto che quel famoso “cugino” ha detto che non sono necessarie. Spesso ci si convince che i costi di gestione siano solo quelli legati al trasporto ed al conferimento in impianto dei rifiuti ed ancor più spesso ci si convince che le proprie responsabilità decadano nel momento in cui si firma un contratto con un intermediario o un trasportatore che si occuperà dell’avvio in impianto dei rifiuti prodotti.

Mi spiace dover deludere tutti i lettori che credevano che avrei dato ragione loro a questo punto dicendo che le analisi si possono sempre evitare. Non è così e nel corso di questo articolo vedremo il perché.

Partiamo dalle basi che ormai tutti conoscete ma che è bene rinfrescare. Il produttore di rifiuti ha degli obblighi ai quali non può esimersi. Uno di questi è la classificazione e la caratterizzazione dei propri rifiuti.

Queste due attività non possono essere delegate, nelle proprie responsabilità, a trasportatori, intermediari ecc.. senza vigilare sull’operato.

Ciò significa che il produttore deve sempre partecipare alle sessioni di classificazione e caratterizzazione in quanto è l’unico profondo conoscitore dei processi produttivi che hanno condotto alla produzione di quel particolare rifiuto.

L’abitudine diffusa dell’attribuire codici CER in maniera arbitraria, ai rifiuti che palesemente ne dovrebbero avere un altro, personalmente mi irrita in quanto denota una cattiva etica da parte del trasportatore o dell’impianto che ha attribuito un particolare codice CER per poter assecondare le autorizzazioni dell’impianto, quale conferisce, o le proprie autorizzazioni al trasporto di rifiuti che magari non prevedono tutti i codici CER.

Di tutta l’erba non se ne può fare un fascio e non tutti gli operatori si comportano in questo modo. Anzi al contrario  ho avuto la fortuna di incontrare operatori che ci mettono impegno e molta serietà in questa fase e chiaramente tutto questo ha un costo.

La classificazione e la caratterizzazione, lo abbiamo detto più volte, sono due processi che ci permettono di giungere all’attribuzione del corretto codice CER ai nostri rifiuti dopo averne esaminato tutte le caratteristiche chimico-fisiche.

Vediamo ora cosa dice il legislatore in merito a queste operazioni.

La classificazione dei rifiuti è disciplinata dal D.Lgs. 152/2006, parte IV allegato D che contiene l’elenco dei rifiuti.

Art. 184

Classificazione

  1. Ai fini dell’attuazione della parte quarta del presente decreto i rifiuti sono classificati, secondo l’origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.
  2. Sono rifiuti urbani:

a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;

b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell’articolo 198, comma 2, lettera g);

c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;

d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;

e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;

f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), c) ed e).

3. Sono rifiuti speciali:

a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti dell’Art. 2135 c.c.;(*)

b) i rifiuti derivanti dalle attivita’ di demolizione, costruzione, nonche’ i rifiuti che derivano dalle attivita’ di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 184-bis(*)

c) i rifiuti da lavorazioni industriali, [fatto salvo quanto previsto dall’articolo 185, comma 1, lettera i);](**)

d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;

e) i rifiuti da attività commerciali;

f) i rifiuti da attività di servizio;

g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;

h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;

i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;

l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti;

m) il combustibile derivato da rifiuti;](***)

n) i rifiuti derivati dalle attività di selezione meccanica dei rifiuti solidi urbani.](**)

Le operazioni di classificazione

  1. La classificazione dei rifiuti è effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente codice CER, applicando le disposizioni contenute nella decisione 2000/532/CE.
  2. Se un rifiuto è classificato con codice CER pericoloso ‘assoluto’, esso è pericoloso senza alcuna ulteriore specificazione. Le proprietà di pericolo, definite da H1 ad H15, possedute dal rifiuto, devono essere determinate al fine di procedere alla sua gestione.
  3. Se un rifiuto è classificato con codice CER non pericoloso ‘assoluto’, esso è non pericoloso senza ulteriore specificazione.
  4. Se un rifiuto è classificato con codici CER speculari, uno pericoloso ed uno non pericoloso, per stabilire se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso debbono essere determinate le proprietà di pericolo che esso possiede. Le indagini da svolgere per determinare le proprietà di pericolo che un rifiuto possiede sono le seguenti:

a) individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso: la scheda informativa del produttore; la conoscenza del processo chimico; il campionamento e l’analisi del rifiuto;

b) determinare i pericoli connessi a tali composti attraverso: la normativa europea sulla etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi; le fonti informative europee ed internazionali; la scheda di sicurezza dei prodotti da cui deriva il rifiuto;

c) stabilire se le concentrazioni dei composti contenuti comportino che il rifiuto presenti delle caratteristiche di pericolo mediante comparazione delle concentrazioni rilevate all’analisi chimica con il limite soglia per le frasi di rischio specifiche dei componenti, ovvero effettuazione dei test per verificare se il rifiuto ha determinate proprietà di pericolo.

5. Se i componenti di un rifiuto sono rilevati dalle analisi chimiche solo in modo aspecifico, e non sono perciò noti i composti specifici che lo costituiscono, per individuare le caratteristiche di pericolo del rifiuto devono essere presi come riferimento i composti peggiori, in applicazione del principio di precauzione.

6. Quando le sostanze presenti in un rifiuto non sono note o non sono determinate con le modalità stabilite nei commi precedenti, ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate, il rifiuto si classifica come pericoloso.

7. La classificazione in ogni caso avviene prima che il rifiuto sia allontanato dal luogo di produzione.

Come si può osservare, il legislatore dice chiaramente al punto 1 che la classificazione è effettuata dal produttore.

Il legislatore continua spiegando le differenze tra rifiuto pericoloso in assoluto, rifiuto non pericoloso in assoluto rifiuto contraddistinto da un codice CER a specchio.

In quest’ultimo caso non si può pensare di attribuire il codice CER non pericoloso semplicemente perché si ha la “sensazione” che il rifiuto sia non pericoloso o perché in questo modo si ha un risparmio sui costi di smaltimento.

Quindi la classificazione forse è un’operazione ben più complessa di quanto potrebbe sembrare ad un primo approccio, in particolare se non si studia a fondo quali sono i processi che hanno generato il rifiuto e quali sono le caratteristiche chimico-fisiche della sostanza o dell’oggetto che si deve avviare a recupero/smaltimento.

Questo studio prende invece il nome di caratterizzazione ossia il produttore deve stilare una carta di identità del proprio rifiuto. Tale carta di identità è la famosa scheda di caratterizzazione che consiglio a tutti i produttori di redigere per ogni singolo rifiuto prodotto e di aggiornarla ogni qual volta sia necessario (variazione dei processi produttivi, variazione delle materie prime coinvolte ecc…).

La caratterizzazione dei rifiuti è un processo tecnico che richiede delle conoscenze approfondite e che effettua le sue indagini a partire dai processi produttivi che hanno generato il rifiuto, quali sono le materie prime coinvolte, studio delle relative schede di sicurezza, analisi dei riferimenti normativi vigenti in materia di sostanze pericolose ecc…

Se fin qui abbiamo riportato i riferimenti di legge, ora introduciamo un ulteriore elemento che dovrebbe far riflettere i produttori prima di chiedersi se le analisi devono essere fatte.

Facciamo quindi riferimento alla Sentenza della Corte di Cassazione n°46897 che vi invito a leggere. La sentenza riguarda il caso di conferimento di rifiuti in un impianto autorizzato allo stoccaggio e trattamento di soli rifiuti non pericolosi. A tali rifiuti era stato attribuito un codice CER non pericoloso e non erano state condotte analisi per verificare la presenza o meno di sostanze pericolose che potessero determinare l’attribuzione del codice CER, a specchio, pericoloso.

Il documento effettua una disamina molto attenta sulla classificazione dei rifiuti e la corretta attribuzione di un codice CER quando esso presenta una voce speculare e sulla necessità (obbligatorietà) di effettuare le analisi chimiche per essere certi che quel rifiuto sia non pericoloso.

Spesso capita che il produttore decida di attribuire, in via prudenziale, il codice CER pericoloso ad un rifiuto con codice CER a specchio, solo per evitare di effettuare le analisi chimiche.

Personalmente non sono concorde su questo comportamento poiché a fronte di una spesa annuale per le analisi si potrebbe avere la certezza che il rifiuto sia non pericoloso e quindi ottenere un risparmio sui costi di conferimento.

Quindi, cercare di risparmiare sulle analisi chimiche potrebbe non essere proprio una bella idea. Come non lo è trovare escamotage per cercare di evitarle. Se conferite i vostri rifiuti in una discarica le analisi saranno obbligatorie, idem se conferiti in impianti che presentano nelle autorizzazioni l’obbligo di richiedere i certificati di analisi ai produttori che conferiscono.

Se grazie al SISTRI è emerso il problema della gestione dei rifiuti nelle imprese (cosa che prima si evitava palesemente) ora è tempo di considerare l’intero sistema di gestione dei rifiuti come normale prassi aziendale. Non classificare correttamente i propri rifiuti espone la vostra azienda a sanzioni in caso di controllo ed in un periodo storico come questo credo che se si possano evitare con una piccola spesa tanto vale farlo.

Quando ad inizio anno predisponete il budget annuale il mio invito è quello di considerare a pieno i costi di gestione dei rifiuti (trasporti, conferimenti, analisi, consulenze) poiché quei soldi non saranno mai spesi inutilmente ma vi metteranno al riparo da sanzioni in caso di controllo ed in molti casi vi permetteranno di risparmiare.

Una corretta gestione dei rifiuti è oggi da intendersi parte integrante delle attività lavorative aziendali e non può più essere considerata una frazione residuale o addirittura un aspetto da trascurare.

Esistono le norme che disciplinano questo settore ed esistono anche le relative sanzioni.

Ogni processo produttivo conduce alla produzione di un bene che viene immesso sul mercato. Esso ha un valore che è la somma non solo delle materie prime utilizzate, della forza lavoro impiegata ma anche dei costi di gestione dei rifiuti che derivano dall’intero processo produttivo.

Se vuoi verificare la correttezza della gestione dei tuoi rifiuti nella tua azienda contattaci per un preventivo gratuito e se la tua azienda ha sede provincia di Bari potrai usufruire di un audit iniziale gratuito.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei tuoi rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

L’assegnazione del codice CER ai rifiuti: semplice alchimia o metodo standardizzato

Logo_2Quando un materiale viene identificato come un rifiuto, dovrà essere caratterizzato e classificato con un adeguato codice CER che lo identifichi in maniera univoca.

Se questa è la regola, la pratica molto spesso si concretizza nell’applicazione del ragionamento inverso, e si parte dal presupposto che se un rifiuto è incluso nell’immenso elenco dei codici CER allora esso sia un rifiuto. Così ovviamente non è e mai si deve dimenticare una delle definizioni principali che il D.Lgs 152/2006 ci fornisce per poter identificare un rifiuto. E’ infatti riportato all’art. 183 la seguente definizione:

Rifiuto: “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi.”

E questa è la definizione di produttore del rifiuto, anch’essa importante come definizione ma molto spesso dimenticata o mal interpretata:

Produttore: “Il soggetto la cui attività produce rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura della composizione di detti rifiuti”

Non saranno mai troppe le volte in cui si tenterà di ricordare ai produttori di rifiuti (altra fantastica figura mitologica non bene identificata) che un rifiuto è tale quando risponde alla definizione normativa citata. Nel momento in cui un materiale assume la connotazione di rifiuto, si innescano tutti quei processi, descritti nella parte IV del Testo Unico Ambientale, ai quali bisogna adempiere per una corretta gestione dei rifiuti.

Continua a leggere l’articolo…