Rifiuti speciali ed urbani (II parte)

Nel precedente articolo si è dato spazio alla questione dei rifiuti speciali, rifiuti prodotti dalle aziende diversi da quelli urbani e che richiedono procedure di gestione particolari.

In questo  articolo si intende invece affrontare il tema dei rifiuti urbani, molto più vicino alla realtà del lettore che giorno dopo giorno produce nella propria abitazione una serie di rifiuti che dovrebbero essere gestiti al meglio ossia attraverso la raccolta differenziata.
Essendo la nostra una società di tipo consumistico, basato su un sistema di produzione in serie e non più artigianale che comporta una riduzione dei prezzi di acquisto dei beni e che ha teso, negli ultimi 40 anni, le proprie abitudini verso un comportamento poco rispettoso dell’ambiente ma in grado di determinare un’ampia impronta ecologica, la questione della raccolta differenziata è diventata un argomento che non può più essere rinviato.

Dal punto di vista normativo si parla di raccolta differenziata già a partire dal 1982 quando furono  stabilite una serie di soglie da rispettare affinché si iniziasse un processo di conversione virtuosa di ogni paese facente parte dell’Unione Europea; l’Italia fanalino di coda in tantissime statistiche europee importanti, decise anche in quella occasione di declinare l’invito verso la crescita.
Purtroppo, come già anticipato, la continua estrazione di materie prime dalla terra, il continuo ed incrementato inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo e l’aumento del costo delle materie prime, nonché l’esaurimento delle discariche, ci obbligano a gestire i rifiuti in maniera differenziata predisponendo così un processo virtuoso di trattamento dei rifiuti che li riporti nel ciclo produttivo.

La Raccolta Differenziata, per chiarire meglio il concetto, può essere definita come “La raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura del rifiuto, al fine di facilitarne il trattamento specifico”
La definizione non potrebbe essere più chiara. Ritengo che questa definizione, unita a quella che viene data dalla normativa ambientale attribuisca, finalmente, la responsabilità della gestione dei rifiuti, non più solo al gestore della nettezza urbana e all’amministrazione pubblica, ma anche al cittadino. E’ infatti quest’ultimo che all’interno delle proprie mura domestiche, al termine del pranzo, della cena e delle altre quotidiane attività, deve differenziare i propri rifiuti.
Altresì è necessario che, affinché un soggetto modifiche le proprie abitudini per differenziare i propri rifiuti, egli sia a conoscenza di cosa accade loro quando li getta all’interno del cassonetto.

I rifiuti non differenziati ad oggi possono seguire unicamente due strade:
– Termovalorizzatori / inceneritori
– Discarica
E’ quindi evidente che da questi processi, a parte l’energia elettrica/termica ricavata dalla termodistruzione del rifiuto, null’altro se ne ricava per l’ambiente.
Al contrario, nel caso della raccolta differenziata i nostri rifiuti acquistano un valore economico. Valore quest’ultimo che interessa ogni singolo cittadino, poiché si tramuta in un risparmio sui costi di gestione dei rifiuti sostenuti dalla comunità.
Si consideri infatti che all’interno di ogni “sacchetto di rifiuti”, generalmente si è in grado di trovare la seguente composizione merceologica:
– Secco indifferenziata
– Organico
– Carta e cartone
– Plastica
– Vetro e barattolame
– RAEE
– Ingombranti
– Pile e batterie
– Medicinali
– Oli e grassi vegetali
Considerate separatamente, ciascuna frazione ha un valore economico, se correttamente avviata ad un apposito impianto di trattamento.
E’ sufficiente pensare che
– la frazione organica può essere inviata ad impianti che producono ammendante per terreni, i cui principali clienti sono agricoltori, giardinieri e simili;
– la frazione cartacea è annoverata tra i rifiuti nobili, ed il suo conferimento negli impianti di recupero non ha alcun costo;
– la frazione differenziata della plastica è anch’essa tra le più nobili poiché una volta trattata e ridotta in pellet è in grado di essere reintrodotta nel ciclo produttivo evitando così di utilizzare combustibili fossili per la produzione di plastica vergine.

Ogni frazione della raccolta differenziata è in grado di produrre nuova ricchezza, nuovi posti di lavoro,  e ridurre i costi di conferimento degli stessi agli impianti di trattamento.
Costi ancora più ridotti è possibile ottenerli se le frazioni raccolte hanno elevati gradi di purezza. Ciò è possibile attraverso una raccolta porta a porta, per fare un esempio, accompagnata da una buona sensibilizzazione e formazione della cittadinanza.
Ad ogni comune spetta quindi il compito di attivarsi, in tempi brevi, per avviare le campagne di raccolta differenziata facendo si che diventino delle buone abitudini e non delle coercizioni.

Devono essere sviluppati seri regolamenti comunali di assimilazione dei rifiuti promuovendo così il principio “Chi inquina paga”. Infatti è necessario che siano stabiliti i criteri di assimilabilità dei rifiuti speciali agli urbani. In assenza di tali criteri l’amministrazione pubblica si ritrova a dover gestire anche rifiuti speciali con un aggravio dei costi che ricadono, inevitabilmente, sulla comunità.
Ancora,  è necessario dire che ogni comune deve circondarsi di professionisti competenti che siano in grado di valutare le reali esigenze della cittadinanza la quale, ora più che mai, sente la necessità di risparmiare. La gestione integrata dei rifiuti dovrebbe essere programmata e progettata tenendo sempre presenti i criteri di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza.

Prendendo spunto da un precedente articolo dell’Ing. Muntoni: «L’Environmental Protection Agency, cui fa eco L’European Environment Agency, raccomanda, a ragione, di Ridurre, Riutilizzare, Riciclare e Recuperare i rifiuti. Infatti ogni qual volta che ci si disfa di un oggetto o di una sostanza e la si getta nel “cassonetto” del secco indifferenziata, si sta di fatto gettando nella spazzatura una risorsa».
Ed io aggiungo che tale risorsa deve essere intesa nel senso più ampio del termine. Rendendoci conto di quante risorse gettiamo nei nostri sacchetti della spazzatura, sarà più facile realizzare la raccolta differenziata.

Non si dimentichi che, seppure l’ecotassa in Puglia sia stata differita di fatto al 2014, il 2013 deve essere utilizzato come anno di preparazione alla corretta gestione dei rifiuti urbani. Se da un lato i comuni hanno tirato un sospiro di sollievo nel non essere “sovratassati” per una mancata raccolta differenziata, dall’altra non devono rilassarsi rimandando a domani un problema che deve essere risolto oggi. Purtroppo l’impostazione di un sistema integrato di gestione dei rifiuti non è una cosa facile e non può essere realizzata dalla sera alla mattina. Quando l’Ecotassa entrerà in vigore, i comuni più pigroni pagheranno un costo aggiuntivo per poter avviare  i rifiuti indifferenziati in discarica, e ciò a tutto discapito dei propri cittadini e delle loro tasche.

Per ulteriori informazioni e consulenza: la.forgia.v@gmail.com
Ing. la Forgia Vito – Ambiente & Rifiuti – http://www.ambienterifiuti.wordpress.com

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