PFU – La gestione dei Pneumatici Fuori Uso

Nelle ultime settimane sento spesso parlare di questo argomento, ed alla fine è accaduto che me ne sono anche occupato personalmente. Così mi sono chiesto se non fosse il caso di coinvolgere anche i lettori in questo argomento che tocca un po’ tutti da vicino. Infatti, che voi siate privati cittadini o professionisti del pneumatico, il rifiuto che se ne produce quando arriva a fine vita deve essere correttamente gestito. Non è più possibile vedere montagne di pneumatici gettati nei prati o nelle campagne, o altre montagne di pneumatici incendiati sviluppando fiamme altissime che colorano il nero della notte e rilasciano diossina nell’aria che noi tutti respiriamo.

Il D.Lgs. 152/2006, il famoso Testo Unico Ambientale, riporta all’art. 228, l’obbligo per i produttori e gli importatori di pneumatici di provvedere alla corretta gestione dei quantitativi di PFU pari a quelli dai medesimi immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale.  Questo articolo ha visto poi la sua attuazione con il Decreto del 11 Aprile 2011 n. 82 ed entrato in vigore il 9 Giugno 2011.

PFU = Pneumatico Fuori Uso

Tutti questi  decreti riguardano non solo la gestione degli PFU provenienti dal mercato del ricambio ma anche la gestione di quelli provenienti dalla demolizione delle autovetture. Il provvedimento si presenta in linea con l’obiettivo dell’Unione Europea già disegnato nella direttiva 2008/98/CE, che vuole avviare tutti gli stati membri verso una società del riciclaggio per raggiungere  i famosi obiettivi di riduzione della produzione del rifiuto.

Per comprendere meglio le figure coinvolte dal decreto e quali sono gli obblighi ai quali devono adempiere è necessario dare altre due definizioni:

Produttore e importatore degli pneumatici: la persona fisica o giuridica che immette per la prima volta sul mercato pneumatici da impiegare come ricambio.

Quindi coloro che attualmente sono obbligati ad adempiere a quanto previsto dalla normativa, sono sostanzialmente i produttori di pneumatici per i quali non c’è bisogno di ulteriori chiarimenti e gli importatori ossia colo che introducono e immettono sul mercato pneumatici nuovi sul territorio italiano e lo vendono all’utente finale. Sia ben chiaro che anche i gommisti potrebbero rientrare tra queste figure in alcuni casi.

Chiarite quali sono le due figure che il legislatore ha chiamato in causa nella gestione dei PFU, possiamo elencare quali sono gli obblighi ai quali devono adempiere.

–         I produttori e gli importatori di pneumatici, devono raccogliere e gestire annualmente quantità di PFU (di qualsiasi marca) almeno equivalenti alle quantità di pneumatici che hanno immesso sul mercato nazionale del ricambio nell’anno solare precedente. A tale quota deve essere detratta la quota di pertinenza degli pneumatici usati ceduti all’estero per riutilizzo o carcasse cedute all’estero per ricostruzione.

–         Entro il 31 Maggio di ogni anno, ogni produttore e importatore di pneumatici deve dichiarare all’autorità competente, le quantità e le tipologie degli pneumatici immessi sul mercato del ricambio nell’anno solare precedente

–         Entro il 31 Maggiodi ogni anno, ogni produttore e importatore di pneumatici deve dichiarare le quantità, le tipologie e le destinazioni di recupero o smaltimento degli PFU provenienti dal mercato del ricambio e gestiti nell’anno solare precedente

Come si gestiscono i PFU? E’ chiaro che i produttori di pneumatici e gli stessi importatori, potrebbero avere delle difficoltà operative nell’adempiere alla parte riguardante la raccolta e la gestione dei PFU. La normativa permette a tali figure di associarsi, aderire ad un consorzio, o gestire individualmente tali obblighi. Attualmente in Italia, sono presenti due consorzi ai quali è possibile aderire.

Se operativamente, la raccolta e la gestione dei pneumatici può essere gestita in questa maniera, è opportuno ricordare che i PFU a fine vita sono da considerarsi a tutti gli effetti dei rifiuti speciali di tipo non pericoloso identificabile dal codice CER 16.01.03. Pertanto, se un produttore o un importatore decidesse di gestire in completa autonomia i PFU è bene che si affidi ad operatori specializzati ed autorizzati, evitando così di esporsi a sanzioni piuttosto elevate.

Contributo Ambientale per la gestione dei PFU

Per ogni pneumatico nuovo venduto, è necessario versare un contributo ambientale per la copertura dei costi di gestione del pneumatico a fine vita, evitando così di arrecare danni all’ambiente e all’Uomo. Tale contributo deve essere stimato dai produttori e dagli importatori di pneumatici e comunicato all’autorità competente entro il 30 Settembre di ogni anno. Entro il 30 Novembre, l’autorità competente individuerà l’ammontare del contributo e lo approverà. Aderendo ad un sistema collettivo tali quote saranno calcolate dal sistema collettivo. Infine è bene sapere che il contributo ambientale per la gestione dei PFU deve essere obbligatoriamente indicato in fattura in maniera chiara e distinta.

Il contributo, non sarà uguale per tutte le tipologie di pneumatico ma varieranno come da schema esemplificativo riportato di seguito:

Categoria Veicoli utilizzatori Pesi min-max (in Kg.) Contributo ambientale (€/pneumatico)
A Ciclomotori e motoveicoli (ciclomotori, motocicli, motocarri, ecc.) A1 (2-8) 1,40
B Autoveicoli e relativi rimorchi (autovetture, autovetture per il trasporto promiscuo, autocaravan, ecc.) B1 (6-18) 2,80
C Autocarri, Autobus (autotreni, autosnodati, autoarticolati, filoveicoli, trattori stradali, ecc.) C1 (20-40) 11,80
C2 (41-70) 23,10
D Macchine agricole, macchine operatrici, macchine industriali (trattori, escavatori, ecc.) D0 (<4) 0,85
D1 (4-20) 3,95
D2 (21-40) 9,50
D3 (41-70) 18,30
D4 (71-110) 28,40
D5 (111-190) 56,60
D6 (191-300) 98,00
D7 (301-450) 173,00
D8 (451-700) 229,00
D9 (oltre 700) 434,10

Fonte: http://www.ecopneus.it

Acquisto di un nuovo veicolo

A far data dall’11 Maggio 2012, all’atto dell’acquisto di un nuovo veicolo, si dovrà pagare anche il contributo che serve a finanziare le operazioni di gestione dei pneumatici fuori uso quando i veicoli giungono a fine vita.

I parametri per il contributo sono stabiliti nel decreto direttoriale del 26 Aprile 2012 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

A titolo rappresentativo, e rinviando comunque al testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si riportano gli importi dei contributi in base al tipo di pneumatico. Il dettaglio delle tipologie di pneumatico possono essere ritrovate all’allegato E del D.M. 82/2011

–          Ciclomotori e motoveicoli: €/veicolo 1,30

–          Autoveicoli: €/veicolo 5,25

–          Autocarri: €/veicolo da 27 a 49,85

–          Macchine agricole, operatrici ed industriali: €/veicolo da 4,10 a 121,15

Il contributo, versato dall’acquirente del veicolo, dovrà essere versato all’ACI da parte del rivenditore di veicoli per finanziare le operazioni di gestione PFU quando il veicolo giungerà a fine vita.

Sulla materia in esame appena esposta, seppur molto sinteticamente, non si è ancora venuta a creare una giurisprudenza, pertanto sarà necessario seguire la normativa ed essere altrettanto attenti nel seguire le varie sentenze che si susseguiranno in proposito e che daranno indicazioni più chiare sulle strade da percorrere e con quali modalità.

Per ogni informazione e consulenza, vi invitiamo come sempre a contattarci.

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