I RAEE si dimostrano un miniera di Terre Rare

Pochi sanno che le apparecchiature elettriche ed elettroniche, i nostri dispositivi digitali, la maggior parte dei componenti elettronici che noi utilizziamo nella nostra tecnologica vita sono composti di materiali non sempre abbondanti sul nostro pianeta e non sempre accessibili facilmente a tutte le nazioni produttrici di queste apparecchiature. Stiamo parlando delle Terre Rare ossia materie prime minerali, che come dice il loro nome, sono rare e che come tutti minerali presenti in basse quantità sul pianeta hanno un prezzo elevato per poter essere acquistate.

Secondo la definizione della IUPAC, le terre rare (in inglese “rare earth elements” o “rare earth metals”) sono un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, precisamentescandio, ittrio e i lantanoidi

Ad oggi stiamo vivendo una crisi da fornitura di terre rare,dovuta alla predominanza della Cina nella loro estrazione e lavorazione ed una ancor più predominanza nelle esportazioni e nel dettare il prezzo di mercato. Come si può ben capire se il possesso di una sostanza rara è nelle mani di pochi, i molti che vorranno utilizzarla dovranno pagare un prezzo alto e di conseguenza i prodotti finiti che ne scaturiranno dai processi produttivi non potranno che avere un costo crescente man mano che il minerale comincerà a scarseggiare nel tempo.

Dove vengono utilizzate principalmente le Terre rare?

Il loro utilizzo più massiccio è visto nell’industria elettronica, nelle energie alternative (turbine eoliche) nei motori elettrici per le auto, nei sistemi di guida dei missili.

L’Occidente ha perciò deciso, negli ultimi tempi, di fare fronte comune e di contrastare il monopolio Cinese. Nella seconda conferenza trilaterale sulle terre rare che si terrà a Tokio nei prossimi giorni, Unione Europea, Giappone e USA, discuteranno delle restrizioni cinesi imposte sull’export di questi minerali, considerandole come una violazione delle regole del commercio internazionale.

Ma quanto valgono questi minerali?

Il loro valore di mercato si aggira intorno ai 4 miliardi di dollari, mentre nel 2008 il valore si aggirava intorno ai 1,25 miliardi di dollari secondo le analisi di Goldman Sachs. Il vero valore di questi minerali però risiede nel loro potere nella produzione di beni, come già detto in apertura di questo articolo. Questo mercato ha un valore odierno di circa 4 trilioni di dollari, ed ora si può ben comprendere per quale motivo è necessario che il costo di queste materie prime non salga alle stelle e non sia in mano ad una sola nazione.

Con l’aumento della domanda tecnologica, è necessario che le nazioni occidentali siano in grado di rimanere al passo nell’approvvigionamento di terre rare cominciando anche ad aprire miniere in loco per la loro estrazione laddove fosse possibile. L’alternativa è l’incremento della raccolta differenziata dei RAEE ed il loro trattamento in opportuni impianti. Trattamenti dedicati al recupero di queste materie potrebbe sicuramente dare respiro all’industria elettronica che troverebbe una seconda via di approvvigionamento. Certo è che in tempi di crisi economica come quelli che viviamo questa potrebbe rappresentare una nuova possibilità di business per il nostro paese con opportuni investimenti mirati ad un settore quasi di nicchia.

Cosa fare dunque?

Le opportunità che i paesi occidentali hanno, come già anticipato sono rappresentate dall’investimento nella ricerca di nuove miniere, trovare alternative all’uso delle terre rare e puntare al loro recupero con il riciclo. Si pensi che il Giappone per poter rimediare al gap creatosi nell’approvvigionamento di queste materie ha messo in campo un piano di investimenti di 1,25 milioni di dollari per la ricerca in una alternativa all’utilizzo di terre rare, l’individuazione di miniere off-shore ed il riciclo spinto di rifiuti elettronici.

Dove sono presenti le terre rare?

Fortuna vuole che il nostro pianeta abbia altri giacimenti al di fuori dei confini cinesi, ma affinché siano accessibili è necessario disporre di molti anni e di un avanzato know-how per poter mettere in piedi un piano di estrazione minerario.

Stati uniti e Canada hanno già optato per questa strada individuando le prossime miniere di terre rare anche se ci vorranno ancora alcuni anni prima che entrino in funzione. L’Europa invece si sta solo oggi rendendo conto di quanto sia rimasta indietro rispetto alle altre nazioni, e sta cercando oggi di correre ai ripari incrementando il riciclo di rifiuti elettronici. In quest’ottica si muove il progettoHydrowee che punta ad ottenere Indio e Ittrio da lampade al neon esauste e vecchi televisori.

Un primo impianto verrà realizzato a Rho, come anticipato da Bibiana Ferrari di Relight. Con questo impianto ed una collaborazione attiva con l’università dell’Aquila si tenterà di aumentare la purezza del prodotto ottenuto.

Abbiamo quindi un motivo in più oggi per gestire in maniera corretta i rifiuti elettronici in considerazione del fatto che se domani vogliamo acquistare nuovi prodotti tecnologici a basso prezzo o almeno a prezzi non stratosferici dovremo fare un passo in avanti nel riciclo dei RAEE affinché le materie prime siano disponibili per l’industria elettronica.

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