Gestire il recupero delle lampade a risparmio energetico

Le lampade a risparmio energetico sono ormai entrate da qualche anno nelle nostre case, hanno una vita più lunga, una qualità di illuminazione superiore rispetto alle vecchie lampade ad incandescenza , e ciò che pochi sanno è che seguono una diversa strada da queste ultime al termine della loro vita.

Le lampade a risparmio energetico, ma anche i tubi fluorescenti conosciuti più comunemente come “neon” sono inclusi nella categoria dei RAEE, inclusi nel raggruppamento R5 dal Centro di Coordinamento RAEE, e come tali devono essere correttamente gestiti al termine della loro vita utile.

La Normativa comunitaria RoHS (Direttiva 2002/95/CE), a partire dal luglio 2006, vieta la commercializzazione nell’Unione europea di apparecchiature elettriche ed elettroniche contenenti sostanze considerate tossiche, quali piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati (PBB) o etere di difenile polibromurato (PBDE). La Direttiva esentava da tale obbligo chi commercializzasse lampade fluorescenti compatte per un quantitativo massimo di mercurio pari a 5 mg per lampada, dato che il mercurio era un elemento necessario per il funzionamento di queste lampade. Tale esenzione non è stata riesaminata ed è tuttora in vigore, anche in seguito alla comparsa sul mercato di lampade fluorescenti completamente prive di vapori di mercurio.

Più volte si è parlato della differenza tra RAEE domestici e professionali ed anche in questo caso possiamo distinguerli in quanto sono domestici tutti quelli che derivano dall’ambito domestico ma sono professionali quelli che per quantità e qualità derivano dalle attività produttive.

Lampade a risparmio energetico domestiche:

Al termine della loro vita, quando ormai devono essere cambiate il consumatore ha due strade per avviare correttamente a recupero questi RAEE:

–          Restituire la lampadina direttamente al punto vendita dal quale acquista una nuova, adempiendo così agli obblighi imposti dalla normativa, il D.M. 65 meglio conosciuto come “Uno contro Uno” entrato in vigore il 18 Giugno 2010;

–          Portare la lampada direttamente ad un isola ecologica comunale, per riporla nell’apposito contenitore dedicato. E’ utile ricordare che i RAEE, all’interno dell’isola ecologica vengono separati in base al loro raggruppamento di appartenenza e quindi le lampade a risparmio energetico saranno destinate ad un contenitore all’interno del quale vi saranno RAEE simili e contrassegnati da una R nera su sfondo giallo, ad indicare la loro pericolosità per l’ambiente.

Lampade a risparmio energetico professionali:

Quando all’interno di un’attività produttiva, un’azienda, lo studio di un libero professionista, le lampade a risparmio energetico giungono a fine vita come devono essere gestite?

Anche in questo caso possiamo distinguere due strade:

– Nel primo caso l’elettricista che effettua la sostituzione le prende in carico come rifiuti prodotto dalla sua attività, ed in virtù del D.M. 65 le ritira, considerando che sta contestualmente vendendo il nuovo. Tale RAEE seguirà poi la strade designata dal decreto, ossia l’avvio ad impianti di recupero autorizzati.

– Capita però sovente, che l’elettricista non abbia, nell’oggetto sociale della sua attività l’attività di vendita, e pertanto non ritirerà il corpo illuminante appena sostituito in adempimento agli obblighi del D.M. 65. In questo caso, considerando che ha appena sostituito un bene che è rifiuto in quanto non funzionante può ritirarlo e trasportarlo con apposita autorizzazione rilasciata dall’albo nazionale gestori ambientali. Art. 212 comma 8 D.Lgs. 152/2006.

– L’utente può decidere in autonomia di sostituire la lampada. In questo caso può decidere di depositare tali corpi illuminanti in appositi contenitori e procedere poi all’avvio ad impianto di recupero usufruendo dei servizi di un’azienda autorizzata al trasporto di tali rifiuti che rilasceranno copia del formulario di identificazione rifiuti. E’ utile ricordare che essendo la lampada a risparmio energetico, ed il tubo fluorescente un rifiuti pericoloso, la produzione di quest’ultimo deve essere annotata sul registro di carico e scarico e potenzialmente, l’azienda dovrebbe iscriversi al SISTRI, qualora dovesse entrare in vigore nei prossimi mesi.

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