Emergenza Covid-19 – Indicazioni SNPA disinfezione e pulizia ambienti esterni

Condividiamo con tutti i lettori le indicazioni tecniche del consiglio del Sistema Nazionale Rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) relativamente agli aspetti ambientali della pulizia degli ambienti esterni e dell’utilizzo di disinfettati nel quadro dell’emergenza CoViD-19.

Il documento è scaricabile qui

Il Consiglio SNPA riunitosi in videoconferenza il 18 Marzo 2020 ha approvato il documento con indicazioni tecniche relative agli aspetti ambientali della pulizia degli ambienti esterni e dell’utilizzo di disinfettanti.

Vi riportiamo di seguito i passaggi principali rinviando ad una lettura attenta del documento per un approfondimento.

L’ISS conferma l’opportunità di procedere alla ordinaria pulizia delle strade con saponi/detergenti convenzionali, assicurando tuttavia di evitare la produzione di polveri e aerosol, e valuta la “disinfezione” una misura la cui utilità non e al momento accertata in quanto non esiste, allo stato attuale, alcuna evidenza che le superfici calpestabili siano implicate nella trasmissione del CoViD-19.

Per il Consiglio SNPA, a seguito del parere dell’ISS, le superfici esterne, quali sono le strade, piazze, prati, non devono essere ripetutamente cosparse con disinfettanti poiché ciò potrebbe comportare inquinamento ambientale.

L’utilizzo di ipoclorito di sodio per la disinfezione delle strade è associabile ad un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con conseguente possibile esposizione della popolazione e degli animali.

Infatti l’uso di ipoclorito di sodio, sostanza corrosiva per la pelle e dannosa per gli occhi, per la disinfezione delle strade è associabile ad un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con conseguente possibile esposizione delle popolazione e degli animali. L’utilizzo indiscriminato della sostanze può nuocere alla qualità delle acque sotterranee qualora veicolato tramite acque di scolo non convogliate negli impianto di depurazione.

Particolare attenzione va inoltre data anche nelle aree servite da fognatura con trattamento di depurazione. Quantità eccessive di ipoclorito di sodio possono avere impatti sulla funzionalità degli impianti biologici di trattamento delle acque con conseguenze negative sulla qualità degli scarichi finali.

L’ipoclorito di sodio in presenza di materiali organici presenti sul pavimento stradale potrebbe dare origine a formazione di sottoprodotti estremamente pericolosi, quali cloroammine e trialometani e altre sostanze cancerogene volatili. Non è inoltre possibile escludere la formazione di sottoprodotti pericolosi non volatili che possono contaminare gli approvvigionamento di acqua potabile.

Nel caso in cui le autorità locali ritengano comunque necessario, per finalità di tutela della salute pubblica, l’utilizzo di ipoclorito di sodio nelle pratiche di pulizia delle superfici stradali e pavimentazione urbana, tale utilizzo, alle condizioni sottoelencate, dovrebbe intendersi esclusivamente come integrativo e non sostitutivo delle modalità convenzionali di pulizia stradale e limitato ad interventi straordinari.

In tali casi, per quello che riguarda le concentrazioni di ipoclorito di sodio da utilizzare nelle operazioni di disinfezione stradale e pavimentazione urbana è opportuno, anche per garantire la tutela ambientale, far riferimento alle concentrazione di ipoclorito di sodio indicate per la sanificazione di oggetti e superfici soggette a contatto diretto con la popolazione, da realizzarsi, come per le altre superfici, con soluzioni di ipoclorito di sodio allo 0,1%, dopo pulizia con un detergente neutro.

In particolare si forniscono le seguenti indicazioni per l’eventuale uso straordinario di ipoclorito di sodio:

  • I sistemi di aspersione devono operare in prossimità delle superfici minimizzando il trasporto a distanza di aerosol;
  • E’ consigliabile che il servizio di pulizia sia effettuato con macchine spazzatrici e solo ove non possibile con dispositivi manuali a getto d’acqua a pressione ridotta e sospendendo in ogni caso l’utilizzo di soffiatori meccanici;
  • E’ preferibile avviare le operazioni di aspersione esclusivamente in aree urbane pavimentate che siano drenate in pubblica fognatura mista o dedicata alle sole acque meteoriche;
  • L’applicazione delle soluzioni di ipoclorito di sodio deve avvenire bagnando le superfici ma evitando ruscellamenti che trasportino la sostanza in significative quantità nel sistema fognario con possibili ripercussioni sui sistemi biologici dei depuratori; in tutti i casi risulta necessario informare il gestione del Servizio Idrico Integrato, per consentire l’attivazione, dove possibile di misure di mitigazione;
  • L’applicazione delle soluzioni di ipoclorito do sodio deve avvenire osservando adeguate distanze da fossi, fossati, corsi e specchi d’acqua, preferendo per queste situazioni, ove possibile, metodi di nebulizzazione rispetto a quelli di lavaggio e comunque, in modo da evitare ruscellamenti di soluzione nelle acque superficiali che possano comportare effetti nocivi diretti e indiretti su fauna e flora che abitano;
  • Va mantenuta un’adeguata distanza dalle colture in modo che queste non siano interessate da aerosol;
  • Va evitata l’applicazione sul suolo non impermeabilizzato (limitarsi a irrorare le superfici urbanizzate, strade, piazze, marciapiedi);
  • Per ottimizzare l’azione dell’ipoclorito di sodio l’impiego dello stesso è opportuno che avvenga nelle ore di minore insolazione (notturne);
  • Va evitata l’applicazione in caso di presenza di vento.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Indicazioni per gestione rifiuti urbani potenzialmente infetti da CoronaVirus

EPcxME_W4AAnV0zCondividiamo con tutti i lettori le indicazioni ad interim per la gestione dei rifiuti urbani in relazione alla trasmissione dell’infezione da Virus SARS-COV-2 elaborato dal Gruppo di lavoro ISS Ambiente e Gestione dei rifiuti.

Di seguito vi riportiamo i passaggi fondamentali invitandovi caldamente ad una lettura completa del documento che è possibile scaricare dal link posto al termine dell’articolo.

Le linee guida riportate nel documento, improntate sul principio di cautela su tutto il territorio nazionale,  si basano sulle evidenze ad oggi note per la trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2, e fungono da supporto per la corretta gestione dei rifiuti urbani.

Al momento non è noto il tempo di sopravvivenza in un rifiuto domestico dei coronavirus in generale e del virus SARS-CoV-2 in particolare. Limitatamente a quanto è noto al momento, si può ipotizzare che il virus SARS-CoV-2 si disattivi in un intervallo temporale che va da pochi minuti a un massimo di 9 giorni, in dipendenza della matrice/materiale, della concentrazione e delle condizioni microclimatiche.

Generalmente altri coronavirus non sopravvivono su carta in assenza di umidità, ma si ritrovano più a lungo su indumenti monouso (se a concentrazione elevata, per 24 ore), rispetto ad esempio al cotone.

Le linee guida analizzando la gestione di due tipi di rifiuti:

  • Rifiuti urbani prodotti nella abitazioni dove soggiornano soggetti positivi al tampone in isolamento o in quarantena obbligatoria;
  • Rifiuti urbani prodotti dalla popolazione generale, in abitazioni dove non soggiornano soggetti positivi al tampone in isolamento o in quarantena obbligatoria.

Da un punto di vista normativo, occorre dare uno sguardo al DPR 254/2003 “Regolamento recante la disciplina della gestione dei rifiuti sanitari a norma dell’articolo 24 della legge 31 Luglio 2002, n. 179” per individuare  le disposizioni normative in materia.

Tale regolamento identifica quali rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo “i rifiuti che provengano da ambienti di isolamento infettivo e siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto da pazienti isolati”.

Rifiuti derivanti da soggetti positivi al tampone o in quarantena obbligatoria

I rifiuti urbani che provengono da abitazioni dove soggiornano soggetti positivi al tampone o in isolamento o in quarantena obbligatoria, dovrebbero quindi essere considerati equivalenti a quelli che si possono generare in una struttura sanitaria, così come definito dal DPR 254/2003.

Da ciò ne discende che devono essere applicate le prescrizioni del DPR stesso.

  • I rifiuti andrebbero raccolti in idonei imballaggi a perdere (art. 9 del DPR 254/2003)

Le linee guida, in riferimento a ciò riportano la seguente nota:

“Nella consapevolezza che la procedura sopra descritta potrebbe essere di difficile attuazione, anche per l’assenza di contratti in essere con aziende specializzate nella raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti infettivi, si raccomandano le seguenti procedure che si considerano sufficientemente protettive per tutelare la salute della popolazione e degli operatori del settore dell’igiene ambientale (Raccolta e Smaltimento Rifiuti).

Si raccomanda quindi che nelle abitazioni in cui sono presenti soggetti positivi al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria, sia interrotta la raccolta differenziata, ove in essere, e che tutti i rifiuti domestici, indipendentemente dalla loro natura e includendo fazzoletti, rotoli di carta, i teli monouso, mascherine e guanti, siano considerati indifferenziati e pertanto raccolti e conferiti insieme.

Per la raccolta dovranno essere utilizzati almeno due sacchetti, uno dentro l’altro, o in numero maggiore in dipendenza della loro resistenza meccanica, possibilmente utilizzando un contenitore a pedale.

Si raccomanda di:

  • chiudere adeguatamente i sacchi utilizzando guanti mono uso;
  • non schiacciare e comprimere i sacchi con le mani;
  • evitare l’accesso di animali da compagnia ai locali dove sono presenti i sacchetti di rifiuti;
  • smaltire il rifiuto dalla proprio abitazione quotidianamente con le procedure in vigore sul territorio.”

Rifiuti derivanti da soggetti NON positivi al tampone e NON in quarantena obbligatoria

Per le abitazioni in cui non sono presenti soggetti positivi al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria, si raccomanda di mantenere le procedure in vigore nel territorio di appartenenza NON interrompendo la raccolta differenziata.

A scopo cautelativo fazzoletti o rotoli di carta, mascherine e guanti eventualmente utilizzati, dovranno essere smaltiti nei rifiuti indifferenziati.

Inoltre dovranno essere utilizzati almeno due sacchetti uno dentro l’altro o in numero maggiore in dipendenza della resistenza meccanica dei sacchetti.

Si raccomanda di chiudere adeguatamente i sacchetti, utilizzando guanti monouso, senza comprimerli, utilizzando legacci o nastro adesivo e smaltirli come da procedura già in vigore.

Raccomandazioni per gli operatori del settore di raccolta e smaltimento rifiuti

Relativamente agli operatori del settore dell’igiene ambientale (Raccolta e Smaltimento Rifiuti) si raccomanda l’adozione di dispositivi di protezione individuale (DPI), come da gestione ordinaria, in particolare di mascherine (filtranti facciali) FFP2 o FFP3 (in quest’ultimo caso, compatibilmente con la valutazione del rischio in essere in azienda). Si raccomanda inoltre di effettuare in maniera centralizzata:
– la pulizia delle tute e degli indumenti da lavoro, riducendo al minimo la possibilità di disperdere il virus nell’aria (non scuotere o agitare gli abiti), sottoponendo le tute e gli indumenti a lavaggi e seguendo idonee procedure (lavaggio a temperatura di almeno 60°C con detersivi comuni, possibilmente aggiungendo disinfettanti tipo perossido di idrogeno o candeggina per tessuti);
– la sostituzione dei guanti da lavoro non monouso, nella difficoltà di sanificarli, ogni qualvolta l’operatore segnali al proprio responsabile di aver maneggiato un sacco rotto e/o aperto;
la sanificazione e la disinfezione della cabina di guida dei mezzi destinati alla raccolta dei rifiuti urbani dopo ogni ciclo di lavoro, facendo particolare attenzione ai tessuti (es., sedili) che possono rappresentare un sito di maggiore persistenza del virus rispetto a volante, cambio, ecc., più facilmente sanificabili. Tuttavia è da tenere in considerazione la necessità di non utilizzare aria compressa e/o acqua sotto pressione per la pulizia, o altri metodi che possono produrre spruzzi o possono aerosolizzare materiale infettivo nell’ambiente. L’aspirapolvere deve essere utilizzato solo dopo un’adeguata disinfezione. È consigliato l’uso di disinfettanti (es: a base di alcol almeno al 75% v/v) in
confezione spray.

Raccomandazioni per i volontari

Poiché esistono sul territorio iniziative di volontariato atte a sostenere le esigenze di persone anziane, sole, o affette da patologie, si raccomanda quanto segue:
– i volontari non possono prelevare rifiuti presso abitazioni in cui siano presenti soggetti positivi al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria
–  nelle abitazioni nelle quali siano presenti soggetti NON positivi al tampone, e non in isolamento o in quarantena obbligatoria, i volontari possono prelevare i rifiuti utilizzando le seguenti precauzioni e osservando nome comportamentali:
a) utilizzare guanti monouso, che successivamente all’uso dovranno essere smaltiti come rifiuti indifferenziati;
b) non prelevare sacchetti aperti o danneggiati;
c) gettare il sacchetto come da procedure già in vigore (es: apposito cassonetto dell’indifferenziato o contenitore condominiale).

Link per approfondire

Scarica il documento Indicazioni ad Interim per la gestione dei rifiuti urbani in relazione alla trasmissione dell’infezione da Virus Sars-CoV-2

Ambiente&Rifiuti – Consulenza tecnica per la gestione dei rifiuti

Gas Radon Puglia – Solo il 30% delle imprese ha avviato il monitoraggio

Entro il mese di novembre 2018 tutte le attività aperte al pubblico in Puglia ubicate al piano terra, interrato e seminterrato devono procedere al monitoraggio del Gas Radon in base a quanto stabilito dalla L.R. 30/2016 e s.m.i. .

A differenza di quanto accade con l’inadempimento di altre norme, le attività che non procederanno alla rilevazione del Gas Radon nei propri locali non rischiano una sanzione amministrativa ma la perdita del titolo di agibilità dell’immobile il che potrebbe tradursi per molte imprese in un collasso economico della propria attività.

A rischio di chiusura sono oltre 200 mila attività tra negozi, alberghi, strutture ricettive e laboratori artigiani.

Come evitare che durante un controllo da parte degli organi di vigilanza venga sospeso il titolo di agibilità dell’immobile?

E’ necessario avviare una campagna annuale, divisa in due semestri, del monitoraggio del Gas Radon.

La nostra struttura è al vostro completo servizio per assistervi e fornirvi un servizio completo:

  • Monitoraggio del Gas Radon;
  • Analisi di laboratorio dei dosimetri installati;
  • Elaborazione dei dati di laboratorio per il calcolo del livello di esposizione al Gas Radon e la sua concentrazione;
  • Elaborazione della relazione tecnica da inviarsi al comune di competenza ed all’ARPA.

Se vuoi maggiori informazioni puoi contattarci via mail: commerciale@ambiente-rifiuti.com o chiamare uno dei nostri recapiti. In breve sulla base delle poche informazioni che ti richiederemo svilupperemo per te un preventivo personalizzato in base alle tue esigenze.

Il monitoraggio del Gas Radon può essere un costo per la tua impresa oppure una forma di investimento per la salute dei tuoi lavoratori e dei tuoi clienti.

Grazie al progetto Radon OFF, per le attività che vorranno affidarsi alle nostre competenze nel settore, oltre all’avvio del monitoraggio è prevista l’attribuzione del marchio Radon OFF che identificherà la tua impresa come virtuosa ed attenta alla salute dei tuoi lavoratori e dei tuoi clienti.

Guarda il servizio sul Gas Radon di TgNorba 24

Se non sai cosa sia il Gas Radon e vuoi saperne di più, ti consiglio di leggere il resto dell’articolo.

Il Gas Radon è un gas naturale radioattivo sprigionato dal sottosuolo, inodore ed incolore che costituisce la principale sorgente di esposizione alle radiazioni ionizzanti per la popolazione mondiale.

Nonostante si accusi il Gas Radon di essere un killer silenzioso esso è in realtà poco reattivo da un punto  di vista chimico, i veri killer sono i suoi figli, Polonio, Bismuto e Piombo che si formano dal decadimento del Radon.

Essi sono molto più reattivi ed una volta formatisi vengono veicolati all’interno del corpo umano grazie a particelle di fumo, vapore acqueo, polveri ecc…

Giunti a livello polmonare queste sostanze si fissano ai tessuti e continuano ad emettere particelle alfa in grado di danneggiare il DNA delle cellule in modo irreversibile.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il Radon come cancerogeno di prima classe per l’Uomo.

Questa breve premessa era doverosa per poter spiegare, più avanti, perché la Regione Puglia, prima regione in Italia, abbia obbligato tutte le attività aperte al pubblico al monitoraggio di questo gas.

Diamo ora uno sguardo più da vicino alla problematica per comprendere insieme in quali luoghi questo gas  è più probabile che si presenti in concentrazioni maggiori.

I risultati degli studi medici hanno dimostrato che:

  • Il rischio di tumore polmonare attribuibile al gas radon aumenta proporzionalmente all’aumentare della sua concentrazione;
  • Il rischio di tumore polmonare attribuibile al gas radon aumenta proporzionalmente alla durata dell’esposizione;
  • L’aumento del rischio di cancro avviene proporzionalmente rispetto alla “normale” frequenza dei tumori polmonari;
  • A parità di concentrazione di radon e durata dell’esposizione, il rischio di tumore polmonare è molto più alto per i fumatori (cica 25 volte) rispetto ai non fumatori.

La Regione Puglia con questa norma intende assicurare il più alto livello di protezione e tutela della salute pubblica dai rischi derivanti dall’esposizione alle concentrazioni di gas radon negli edifici residenziali e non residenziali.

Entro due anni dalla data di entrata in vigore della  legge, la Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente, approverà il Piano regionale di prevenzione e riduzione dei rischi connessi all’esposizione al gas radon in ambiente confinato, in coerenza con il Piano nazionale radon del Ministero della salute (PNR).

Il Piano sarà predisposto con il supporto tecnico-scientifico dell’ARPA e dell’Autorità di bacino della Puglia, eventualmente avvalendosi anche della collaborazione dell’Istituto superiore di sanità (ISS) e di ulteriori enti di ricerca, pubblici o privati competenti in materia.

I contenuti del Piano Regionale Radon

  • L’aggiornamento ( o l’individuazione) delle aree a rischio
  • L’individuazione degli edifici a rischio
  • Criteri, prescrizioni e modalità per il risanamento degli edifici
  • Limiti di concentrazione del gas radon per le diverse tipologie e destinazioni degli immobili, prescrizioni costruttive e accorgimenti tecnici da  osservare nelle nuove edificazioni, con particolare  attenzione nelle aree a rischio di cui alla lettera a)
  • Realizzazione e gestione di una banca dati delle misure di radon, come strumento per le iniziative di prevenzione
  • Studi aggiornati sull’incidenza del gas radon rispetto all’insorgenza delle patologie ed elaborati in collaborazione con Osservatorio Epidem. Regionale e l’ISS
  • La definizione di un sistema di informazione della popolazione dei rischi connessi all’esposizione al radon
  • Il procedimento di monitoraggio periodico e anche differenziato per destinazioni urbanistiche a maggiore rischio

Entro un anno dall’approvazione del Piano, anche per stralcio, i comuni, la Città metropolitana, le province e la Regione adeguano i propri strumenti di pianificazione urbanistico-territoriale, integrando le relative norme tecniche difformi.

Cosa fare per tutelare sé stessi, i propri lavoratori, la propria clientela?

La Legge Regionale impone a tutti gli edifici strategici di cui al DM 14/01/2008 e destinati all’istruzione, compresi gli asili nido e le scuole materne nonché per gli edifici esistenti ed aperti al pubblico (sono esentati dagli obblighi di misurazione i locali a piano terra con superfice non superiore a 20 mq, salvo che in virtù di collegamento strutturale con altri locali non derivi il      superamento del limite dimensionale previsto per     l’esenzione, purché dotati di adeguata ventilazione) di procedere ad avviare le misurazioni delle concentrazione di gas radon su base annuale entro e non oltre 90 giorni dall’entrata in vigore della legge. Per tali edifici l’obbligo è valido se i locali sono ubicati a piano terra, interrati e seminterrati.

Al termine della campagna di monitoraggio dovranno essere trasmessi gli atti ,entro un mese, al comune interessato ed all’ARPA Puglia.

In caso di mancata trasmissione delle misurazioni entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il comune provvede a intimare con ordinanza la trasmissione delle  misurazioni svolte, concedendo un termine non superiore a 30 giorni, pena la  sospensione  della certificazione di agibilità.

Se l’esito delle misurazioni del livello di concentrazione dovesse risultare superiore al limite di 300 Bq/mc, il proprietario dell’immobile presenta al Comune interessato entro sessanta giorni, un piano di risanamento con relativo crono-programma delle opere da realizzare entro un anno. Il piano di risanamento è approvato dal comune entro e non oltre sessanta giorni dalla sua presentazione, previa richiesta di esame e parere della ASL competente.

Terminati i lavori previsti dal piano di risanamento, il proprietario dell’immobile effettua le nuove misurazioni di concentrazione di attività di gas radon su base annuale e dichiara al comune, sotto la responsabilità di un tecnico abilitato alle misurazioni di attività radon, il rispetto dei limiti previsti dalla presente legge.

Il mancato rispetto dei termini e delle modalità di risanamento dichiarate nel relativo piano presentato, determina la sospensione della certificazione di agibilità per dettato di legge, e con provvedimento espresso può essere disposto il conseguente sgombero forzoso dell’immobile.

 

Qualora il proprietario dell’immobile fosse lo stesso comune, il soggetto passivo degli obblighi derivanti dalla presente legge è il dirigente/datore di lavoro dello stesso ente.

Tutto chiaro? Proviamo a riassumere.

 

I soggetti interessati dalla norma sono:

 

  • Tutti gli edifici strategici (sedi di enti pubblici, scuole, ospedali, case di cura, caserme militari, asili, scuole di ogni ordine e grado ecc…)
  • Tutti gli edifici già esistenti a livello interrato, seminterrato e locali a piano terra, aperti al pubblico; ciò vuol dire che ogni attività commerciale aperta al pubblico è coinvolta dalla norma
  • Gli unici edifici esistenti esenti dalla norma, se aperti al pubblico, sono quelli con una superficie inferiore a 20 mq a condizione che tale locale non abbia connessioni con altre parti dell’edificio tale che il limite venga superato.

 

Tu rientri in queste categorie? Hai già avviato la tua campagna di monitoraggio?

Noi possiamo aiutarti grazie a radON.OFF

Cosa possiamo fare per te e la tua attività?

  • Sopralluogo preliminare ed acquisizione delle planimetrie dell’immobile;
  • Elaborazione del piano di monitoraggio dei tuoi locali;
  • Fornitura e posizionamento dei campionatori passivi conformi a quanto sancito dalla “Guida Tecnica per le misure di concentrazione media annua di radon in aria in luoghi di lavoro, abitazioni e luoghi aperti al pubblico” per la prima sessione di campionamento;
  • Rimozione ed invio al laboratorio di analisi dei campionatori passivi;
  • Posizionamento dei campionatori passivi per la seconda sessione di campionamento;
  • Rimozione ed invio al laboratorio di analisi dei campionatori passivi;
  • Ricezione dei rapporti di prova a firma di tecnico specializzato attestante la concentrazione di gas radon per ciascun ambiente monitorato e successiva elaborazione dei dati;
  • Redazione della relazione tecnica illustrativa relativa alla campagna di monitoraggio;
  • Invio della relazione di monitoraggio agli Enti preposti ai controlli (ARPA PUGLIA e Comune);
  • Attribuzione del marchio depositato radON.OFF

Il laboratorio a cui verranno inviati i campionatori passivi è un certificato laboratorio di rilevanza internazionale.

L’attribuzione del marchio radON.OFF garantirà ai tuoi clienti che la tua attività è Radon free.

La campagna di monitoraggio del Radon non è un ulteriore balzello imposto alle attività per fare cassa ma è uno strumento di prevenzione per te, i tuoi lavoratori ed i tuoi clienti. Essere certo che i locali in cui lavori tutto il giorno presenti concentrazioni di Radon inferiori ai limiti di legge (e di pericolosità per la salute) ti permetterà di lavorare più sereno e di evitare di perdere il certificato di agibilità dell’immobile con conseguente paralisi della tua attività.

Se vuoi maggiori informazioni o un preventivo gratuito, non esitare a contattarci.

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Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica Ambientale

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com