I rifiuti pericolosi viaggiano sempre in ADR?

Al fine di tranquillizzare i lettori diamo subito la risposta alla domanda posta nel titolo di questo articolo: No.

Non tutti i rifiuti pericolosi viaggiano in ADR.

E’ errata convinzione che vi sia una diretta corrispondenza tra i codici CER dei rifiuti pericolosi ed il regolamento ADR.

Le motivazioni che conducono i Produttori di rifiuti ed in alcuni casi anche i trasportatori ad adottare tale convinzione sono molteplici e frutto di diverse situazioni e condizioni che non staremo qui ad illustrare.

E’ importante invece comprendere cosa sia il regolamento ADR, quando esso va applicato e quali sono i punti di collegamento con la gestione dei rifiuti pericolosi (ed in pochi casi anche non pericolosi).

L’ADR è l’Accordo Europeo Relativo al Trasporto Internazionale delle merci pericolose su strada.

Pertanto, come si può ben comprendere, non nasce per la gestione dei trasporti di rifiuti pericolosi ma bensì per il trasporto di merci pericolose. All’interno del novero delle merci vi rientrano anche i rifiuti così come illustrato nelle pagine dell’ADR.

L’accordo originale è stato siglato a Ginevra il 30 Settembre del 1957. In Italia l’accordo è stato ratificato con la legge n.1839 del 12 Agosto 1962; successivamente con il DPR n. 1285 del 3 Luglio 1969, si è data piena e completa esecuzione agli emendamenti all’accordo stesso che sono stati adottati sempre a Ginevra nel 1966.

L’ADR essendo un documento dinamico si evolve e si aggiorna ogni due anni ed è teso a garantire che le merci pericolose, che transitano su strada attraverso differenti Paesi, siano trasportate in modo adeguato al fine di garantire la massima sicurezza.

L’accordo si applica a tutti i trasporti effettuati, anche solo in transito, sul territorio di almeno due Paesi contraenti. L’ADR inoltre specifica quali materie pericolose sono escluse dal trasporto internazionale e quali, invece, sono ammesse a certe condizioni.

Esso è composto da 17 articoli e due allegati. L’Allegato A è composto da 7 parti e l’allegato B da 2 parti.

Se da un lato è vero che l’ADR disciplina il trasporto su strada delle merci pericolose, è bene sottolineare che esso fornisce anche istruzioni per il trasporto in sicurezza di alcuni rifiuti pericolosi. Infatti, leggendo nel dettaglio le disposizioni speciali riportate per i singoli numeri ONU, non è raro imbattersi in istruzioni specifiche nel caso in cui la merce in questione sia un rifiuto e debba essere trasportata presso impianti di recupero.

E’ il caso ad esempio delle batterie al piombo ovvero Accumulatori elettrici riempiti di elettrolita liquido acido N° ONU 2794 per il quale con la disposizione 598 vengono illustrate le istruzioni da adottare nel caso in cui la batteria sia un rifiuto.

Esistono poi anche codici ONU specifici per alcune tipologie di rifiuti. Ad esempio:

  • N° ONU 1345 – rifiuti di gomma, sotto forma di polvere o di grani
  • N° ONU 3291 – rifiuti medicali regolamentati

Non entreremo nel dettaglio dell’uso dell’ADR in quanto la letteratura in materia è già vasta e non abbiamo la presunzione di poter descrivere l’uso dell’ADR in un articolo come questo. L’obiettivo che vorremmo invece raggiungere è quello di far comprendere che è importante conoscere cosa sia l’ADR. E’ importante sapere che se i nostri rifiuti pericolosi viaggiassero sempre in ADR, ne scaturirebbero una serie di obblighi e di adempimenti per tutti gli attori della filiera.

Per i Produttori quindi è fondamentale sapere quando i propri rifiuti devono viaggiare in ADR e quando ciò non è obbligatorio.

Ricordiamo infatti che se i rifiuti pericolosi (ed anche le merci pericolose ovviamente) viaggiano in ADR, al Produttore di rifiuti spettano una serie di obblighi, tra i quali:

  • Nomina di un consulente ADR;
  • Analisi tecnica del rifiuto al fine di individuare il corretto numero ONU da attribuire (non vi è una tabella che faccia corrispondere ad un codice CER il numero ONU corrispondente)
  • Acquistare ed utilizzare imballaggi specifici che abbiano i requisiti imposti dall’ADR
  • Essere certi che il trasportatore sia in possesso dei requisiti e dei mezzi allestiti per il trasporto in ADR
  • Fornire istruzioni scritte al conducente

Ci si chiede quindi se per il Produttore di rifiuti pericolosi, il trasporto in ADR sia realmente sinonimo di sicurezza.

Voler agire adottando le massime precauzioni può essere certamente lodevole per quel Produttore che vuole porsi in una posizione di sicurezza, ma far trasportare un rifiuto pericoloso in ADR (e quindi indicarlo nel formulario con le dovute annotazioni del caso) e poi non adempiere a tutti gli obblighi imposti dal regolamento, rischiano in realtà di ribaltare completamente la situazione esponendo il Produttore e quindi l’imprenditore, ad un rischio maggiore in caso di controllo o di incidenti.

Inoltre è bene sapere che vi sono dei casi in cui il trasporto di talune merci e rifiuti pericolosi potrebbero usufruire di particolari agevolazioni. Infatti al ricorrere di alcune specifiche condizioni, stabilite nel testo ADR, è possibile effettuare un trasporto in esenzione ADR o in esenzione parziale ADR.

Ma per poter giungere alla corretta definizione di quali siano le corrette condizioni di trasporto di un rifiuto pericoloso è fondamentale svolgere un’attività preliminare di cui abbiamo parlato in questo articolo : La caratterizzazione e la classificazione del rifiuto. Solo a valle di questa attività si avranno informazioni sufficienti per poter comprendere se il rifiuto pericoloso prodotto debba essere trasportato o meno in regime ADR e se può usufruire di qualche agevolazione.

Quindi per poter essere certi se un rifiuto pericoloso è soggetto o meno alla disciplina ADR è importante conoscere sia le disposizioni della normativa ambientale che quelle dell’ADR. Mettendo in correlazione queste informazioni, per il Produttore di rifiuti è possibile sapere se deve adempire ad obblighi ulteriori o se le disposizioni previste dalla disciplina ambientale sono quelle sufficienti da rispettare.

Appare ora forse più chiaro che per poter gestire correttamente i propri rifiuti è necessario che l’impresa si doti di personale qualificato e formato.

Come ben sappiamo, i rifiuti pericolosi sono sempre identificati oltre che dal codice CER da delle caratteristiche di pericolo, in sigla HP. Queste, purtroppo, non sono direttamente correlabili con le classi di pericolo indicate nell’ADR.

Infatti anche se i nomi indicati per le HP e per le classi di pericolo possono sembrare simili in alcuni casi, la ratio alla base della disciplina ambientale e quella dell’ADR inseguono due obiettivi diversi.

Da un lato abbiamo la disciplina ambientale che si pone nell’ottica di individuare i rifiuti e caratterizzarli al fine di gestirli nella piena tutela dell’ambiente, dall’altra l’ADR insegue invece l’obiettivo di effettuare un trasporto di merci pericolose in piena sicurezza tutelando principalmente le persone.

Ciò premesso, per poter verificare se un rifiuto pericoloso è soggetto o meno all’ADR occorre procedere per gradi:

  1. Caratterizzazione del rifiuto
  2. Classificazione del rifiuto
  3. Verifica delle condizioni per le quali il rifiuto potrebbe essere soggetto ad ADR
  4. Individuazione del numero ONU di competenza seguendo le istruzioni dell’ADR
  5. Verificare nell’ADR, capitolo 3.2. tabella A, in funzione del numero ONU individuato, le informazioni concernenti la materia in oggetto.
  6. Verificare attentamente le disposizioni speciali, le quantità limitata ed esenti

Effettuate queste verifiche, il Produttore avrà tutte le informazioni necessarie per sapere se il rifiuto prodotto ricade nella disciplina ADR o meno.

E’ importante sottolineare che la lettura della tabella A del capitolo 3.2 è probabilmente la fase residuale del processo.

Infatti, il passo preliminare è tenere sempre a mente il capitolo 1.1.3 denominato esenzioni. In tale capitolo sono tante le informazioni che possono supportare il Produttore nella prima fase per comprendere se il suo rifiuto sia esentato dalle disposizioni ADR o meno.

Ovviamente queste brevi istruzioni non vogliono in alcun modo essere esaustive nella comprensione ed utilizzo dell’ADR ma vogliono essere un utile spunto al lettore per approfondire la materia o per porre in essere delle nuove modalità di gestione dei propri rifiuti. Avere a disposizione delle nozioni di base permette ad un’impresa di poter fare in autonomia delle valutazioni. Non dimentichiamo inoltre che esiste la figura abilitata del consulente ADR.

Come posso applicare le varie normative in vigore per gestire correttamente i miei rifiuti?

Grazie all’evoluzione normativa a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, oggi è più semplice effettuare delle correlazioni, anche se non sempre dirette, tra normativa ambientale, regolamento CLP e disciplina ADR. Ciò è possibile grazie ad un avvicinamento di queste norme che finalmente hanno cominciato a comunicare tra di loro, anche se timidamente. Questo avvicinamento tra tre importanti discipline ha di fatto “semplificato” l’applicazione e l’interpretazione di alcune disposizioni e tale semplificazione ha ovviamente delle ricadute positive su tutti gli attori della filiera.

Un tale avvicinamento normativo però, può dare i suoi frutti solo se siamo in grado di comprendere quali sono i punti di contatto tra le norme e ciò può essere ottenuto solo informandosi, aggiornandosi ed appoggiandosi a consulenti che svolgano il proprio lavoro in modo professionale.

E’ indubbio che voler continuare ad adottare schemi e comportamenti frutti di un passato in cui le norme erano meno precise ed in alcuni casi lacunose non può condurre ad alcun risultato utile per la collettività. Eppure capita spesso di vedere applicate delle prassi o dei comportamenti che dovrebbero essere stati abbandonati tempo fa in favore di sistemi evoluti e più sicuri.

Ma aldilà del porre al riparo da sanzioni l’impresa, quali sono gli altri risvolti importanti di una corretta applicazione delle norme di cui abbiamo parlato? Riteniamo che la tutela dell’ambiente e delle persone siano sicuramente i punti fondamentali ma è anche vero che vi sono degli obblighi morali e ideologici che dovrebbero essere perseguiti.

Ci si chiede infatti quanti abbiano chiaro il significato del principio gerarchico di gestione dei rifiuti. Tale principio è riscontrabile nell’art. 179 del D.Lgs. 152/2006. Spesso tale principio passa inosservato ma è di fondamentale importanza in quanto fornisce alle imprese quali sono, nell’ordine, i possibili destini dei propri rifiuti.

Leggendo l’art. 179 dovrebbe apparirci chiaro che oggi più che mai abbiamo la necessità di far confluire i nostri rifiuti verso impianti specializzati nel riciclaggio ed il recupero.

E’ proprio l’articolo 179 che ci impone di considerare la “discarica” quale “ultima spiaggia”. Prima di giungere ad una tale decisione però dobbiamo aver valutato il riciclaggio ed il recupero dei nostri rifiuti, ed ancor prima di tale decisione le imprese dovrebbero valutare possibili azioni sui loro processi di produzione al fine di ottenere una riduzione della produzione dei rifiuti oppure una riduzione delle pericolosità degli stessi. Quest’ultima ad esempio, potrebbe essere ottenuta variando le materie prime impiegate nei processi.

E’ vero che tali attività sono un costo per l’impresa sia in termini economici che di tempo da dedicare, ma è pur vero che viviamo in un periodo storico in cui la nostra natura consumistica deve lasciare il passo ad una natura più vicina all’ambiente che ci circonda. Tali costi saranno destinati a ridursi e a ripagarsi se ogni impresa avviasse il cambiamento.

Non vogliamo fare filosofia sui cambiamenti climatici, incendi di foreste o di impianti di stoccaggio di rifiuti, ma la realtà è sotto i nostri occhi. Se vogliamo cambiare in meglio le condizioni in cui viviamo ed evolverci verso una società che sia in grado di riciclare al meglio i propri rifiuti per utilizzarli come nuove materie prime, evitando quindi di proseguire nell’estrazione di materie prime dal nostro pianeta, allora è importante compiere il primo passo e comprendere quali tipologie di rifiuti produciamo e soprattutto assicurarci che essi siano conferiti in impianti che possano realmente riciclarli.

Abbiamo coniato il termine “economia circolare” ma forse abbiamo dimenticato che il primo passo da compiere è proprio quello di innescare l’economia circolare ossia avviare negli impianti di recupero i rifiuti differenziati e caratterizzati in maniera corretta.

A molti forse non è noto che ogni impianto è in genere specifico per determinate tipologie di rifiuti. Ogni imprenditore specializza il proprio impianto di trattamento per poche tipologie di rifiuti. Non è possibile immaginare impianti di recupero specializzati nel recupero di tutte le frazioni.

Ciò che spesso accade quindi è che un impianto sia in grado di ricevere le diverse frazioni e di trattarne solo poche. Le restanti frazioni sono quindi mantenute in stoccaggio e successivamente vengono convogliate in altri impianti di recupero. Ciò significa costi di conferimento, di stoccaggio e di trasporto verso l’impianto successivo.

Se noi fossimo in grado di caratterizzare al meglio i nostri rifiuti, in funzione delle quantità e della fattibilità tecnico-economica, potrebbe essere possibile convogliare le varie frazioni in impianti diversi ma specializzati per quella singola frazione.

E’ chiaro che le variabili in gioco sono tante e non sempre un ragionamento come quello appena fatto è applicabile. Di ciò ne siamo consapevoli, ma siamo altresì consapevoli che prendere coscienza del problema è sicuramente un primo passo rispetto al non fare nulla cullandosi nell’idea che ai nostri rifiuti ci penserà il nostro trasportatore di fiducia.

Potrà apparire banale, ma il cambiamento può avvenire solo se iniziamo a cambiare il nostro sistema di vedere e classificare i rifiuti. Un rifiuto può e deve essere considerata una risorsa futura. Una errata classificazione condurrà ad un costo di recupero/smaltimento più alto (danno per l’imprenditore) ed un errato conferimento in impianto che non sarà in grado di garantire il recupero del rifiuto (danno per l’ambiente).

Se da un lato abbiamo l’economia circolare, ci piace pensare che prima di essa ci debba essere il pensiero circolare.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia – info@ambiente-rifiuti.com

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Se sei un’impresa hai l’obbligo di caratterizzare i tuoi rifiuti. Scopri il perchè…

Se sei un’impresa, produci sicuramente dei rifiuti e potresti essere già a conoscenza dell’obbligo di caratterizzare e classificare i tuoi rifiuti. Se non ne hai mai sentito parlare allora questa potrebbe essere una buona occasione per informarti e decidere come adeguare la tua gestione dei rifiuti.

In molti articoli, dall’apertura del blog ad oggi, ne abbiamo parlato diffusamente ed in maniera ancor più dettagliata ne abbiamo parlato durante i nostri corsi di formazione o durante le attività di screening iniziali che effettuiamo presso i nuovi clienti.

Ma cosa significa caratterizzare e classificare i rifiuti? E perché deve essere il Produttore a farlo?

Caratterizzazione e Classificazione dei rifiuti non sono due sinonimi come spesso erroneamente si crede ma sono due attività, che in parte si intrecciano, necessarie per poter giungere a definire in maniera certa un rifiuto.

Per caratterizzazione dobbiamo intendere l’insieme di processi di indagine finalizzati a comprendere quali sono le materie prime ed i processi coinvolti nella generazione del rifiuto, quali possono essere le sostanze e le relative concentrazioni che possono rendere il rifiuto pericoloso, quali sono i documenti e le informazioni disponibili ed utili per conoscere nel dettaglio il rifiuto prodotto.

Ogni informazione è preziosa.

Per classificazione invece dobbiamo intendere le attività poste a valle della caratterizzazione e tese ad individuare il corretto codice CER del rifiuto.

La caratterizzazione e la classificazione devono essere quindi intesi come due processi indispensabili e preliminari alla gestione dei rifiuti.

Ciò vuol dire che ancor prima di preoccuparsi di organizzare un deposito temporaneo, impostare i registri di carico e scarico, stipulare contratti per l’avvio a recupero/smaltimento degli stessi, è obbligatorio procedere con le attività su indicate in quanto senza di esse, di fatto, non sappiamo con quale rifiuto abbiamo a che fare.

E’ un’attività da svolgere sempre? La risposta è Si. L’obiettivo finale della caratterizzazione e classificazione è giungere senza dubbi ad identificare correttamente il rifiuto che è stato prodotto. Tali attività, se svolte correttamente, pongono in una posizione di sicurezza il Produttore del rifiuto in caso di controllo.

E’ solo una questione sicurezza e responsabilità del Produttore? La risposta in questo caso è no.

Essere in grado di procedere ad una corretta classificazione dei rifiuti conduce a dei risvolti importanti dal punto di vista:

  • Economico
  • Di filiera
  • Adempimenti ambientali

Le imprese sanno bene che un rifiuto pericoloso è più costoso da gestire rispetto ad uno non pericoloso eppure spesso si assiste a Produttori che optano per una classificazione “cautelativa” del rifiuto come pericoloso solo per evitare i costi delle analisi chimiche. Inutile dire che tale prassi non ha alcuna giustificazione razionale.

Attraverso una corretta caratterizzazione dei rifiuti, il Produttore si pone in una posizione di sicurezza in caso di controllo in quanto sarà per lui possibile dimostrare che sono state svolte tutte le indagini necessarie per conoscere nel dettaglio ogni aspetto che riguarda il rifiuto in oggetto.

Se il rifiuto dovesse risultare non pericoloso, dalla caratterizzazione dovranno emergere i dati e le informazioni che conducono a tale asserzione e viceversa, se dovesse risultare pericoloso i dati e le informazioni raccolte permetteranno di dimostrare che l’attribuzione del CER pericoloso al rifiuto non è stata effettuata in modo arbitrario.

E’ importante sottolineare che tutti i dati e le informazioni che raccogliamo durante la fase di caratterizzazione dovranno essere riversate all’interno di una scheda di caratterizzazione che si rivelerà fondamentale per poter ricevere un preventivo dettagliato dal fornitore di servizi ambientali (intermediario, trasportatore, impianto di destino).

Infatti per un operatore ambientale, avere a disposizione molte informazioni sul rifiuto permette di poter comprendere se il rifiuto è recuperabile o meno, in quale impianto deve essere destinato e a quale metodologia di trattamento deve essere sottoposto. Ne discende da ciò che egli sarà in grado di formulare un’offerta economica mirata e quindi più conveniente per il Produttore.

Caratterizzazione: scienza o alichimia?

E’ bene sottolineare che la caratterizzazione di un rifiuto non è alchimia né un gioco di prestigio ma è un’operazione tecnica mirata all’analisi processi e di documenti. Sono richieste molte conoscenze ed esperienza al tecnico che dovrà svolgere tali attività.

Allo stesso modo l’attribuzione delle caratteristiche di pericolo, se il rifiuto dovesse risultare pericoloso, non è da intendersi arbitraria. Anche in questo caso la normativa ci viene in soccorso e ci fornisce le indicazioni da seguire per giungere alla corretta attribuzione delle “famose” HP.

Fortunatamente il legislatore ci ha fornito tutti gli elementi necessari per poter procedere ad una corretta caratterizzazione ed all’attribuzione delle caratteristiche di pericolo ad un rifiuto. Ciononostante non si comprende come mai capita spesso di assistere a casi in cui le HP attribuite al rifiuto non hanno alcuna correlazione con la pericolosità del rifiuto stesso.

Prassi di questo genere, oltre ad essere errate, espongono tutti i soggetti della filiera al pericolo di sanzioni. Ma oltre a ciò potrebbero determinarsi casi in cui le HP attribuite obblighino il Produttore ad organizzare un trasporto in regime ADR (magari senza la nomina di un consulente ADR come previsto dalla norma) o viceversa si corre il rischio di effettuare un trasporto in regime ordinario quando dovrebbe essere svolto in ADR.

E le analisi chimiche?

La domanda che più frequentemente ci viene posta e se le analisi chimiche sono sempre obbligatorie. Ovviamente no. Ci sono dei rifiuti che non ne necessitano perché composti da materiali facilmente identificabili, altri corredati da schede di sicurezza aggiornate e ben redatte che forniscono informazioni sufficienti a desumere tutte le caratteristiche necessarie del rifiuto per poter giungere alla sua corretta caratterizzazione e classificazione.

Ci sono però dei casi in cui le analisi si rendono necessarie ed altri in cui sono obbligatorie (ad esempio il conferimento in discarica). Pensare quindi di classificare il rifiuto come pericoloso solo per evitarle è errato oltre che rischioso.

Se un rifiuto viene classificato come pericoloso, a questo dovranno essere attribuite una o più caratteristiche di pericolo, ma se la classificazione è stata fatta in modo arbitrario è chiaro che non si avranno a disposizione informazioni sufficienti per poter attribuire correttamente le HP.

Ricordiamo che le analisi chimiche ci permettono di determinare anche le caratteristiche di pericolo.

Se volessimo provare a fare due calcoli ci renderemmo subito conto che il risparmio del costo delle analisi chimiche, espone il Produttore di rifiuti a sanzioni notevoli considerando che stiamo parlando di rifiuti pericolosi.

La domanda che noi poniamo quindi è: E’ conveniente aggirare la norma e non eseguire le analisi chimiche a fronte del rischio di sanzioni?

Considerando la complessità della materia non pretendiamo di poter elencare in questo articolo tutti i passaggi necessari per una corretta caratterizzazione dei rifiuti ma se avete necessità di procedere alla caratterizzazione dei vostri rifiuti è bene sapere che occorre raccogliere almeno le seguenti informazioni:

  • Schede di sicurezza aggiornate delle materie prime che vengono coinvolte nei processi produttivi e che generano il rifiuto;
  • Descrizione accurata del processo produttivo che conduce alla generazione del rifiuto;
  • Normative nazionali ed internazionali di riferimento (regolamento REACH, regolamento CLP, regolamento ADR, normativa ambientale D.Lgs. 152/2006 e normative specifiche);
  • Analisi chimiche pregresse;
  • Analisi chimiche aggiornate;
  • Foto del rifiuto ed eventualmente del suo contenitore;

Queste poche informazioni permettono di avere una prima sommaria idea delle caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto e potrebbero fornire importanti informazioni al produttore per poter giungere ad una corretta classificazione del rifiuto stesso.

Il Produttore può trasferire la responsabilità della classificazione del rifiuto ad un altro soggetto?

Non è insolito assistere a casi in cui il Produttore, per pigrizia o mancanza di informazioni o di tempo o altro, decida di affidarsi unicamente ad uno degli operatori ambientali affinché classifichi per lui il rifiuto. Non è una prassi corretta. Purtroppo nel panorama nazionale non tutti gli operatori del settore ambientale sono competenti in materia. E’ possibile trovarne alcuni che forniscono servizi specializzati di consulenza assumendosi le proprie responsabilità, ma ve ne sono anche altri che attribuiscono il codice CER più conveniente in base alle proprie autorizzazioni.

Inutile ribadire ancora che la responsabilità ricade sempre sul Produttore dei rifiuti, così come stabilito con la legge 123/2017:

La classificazione dei rifiuti è effettuata dal Produttore assegnando ad essi il competente codice CER ed applicando le disposizioni contenute nella decisione 2014/955/UE e nel Regolamento (UE) n.1357/2014 della Commissione, del 18 Dicembre 2014, nonché nel Regolamento (UE) 2017/997 del Consiglio, dell’8 Giugno 2017.

Il legislatore ha indicato chiaramente che l’obbligo di procedere alla caratterizzazione e classificazione dei rifiuti, ricade sul Produttore in quanto unico conoscitore del processo produttivo che ha condotto alla generazione di tali rifiuti. Ritengo che i lettori siano tutti concordi con tale affermazione. Solo l’imprenditore ed il suo team possono sapere quali materie prime e quali processi industriali sono coinvolti nella produzione di un bene e conseguentemente dei rifiuti (scarti).

A supporto di quanto abbiamo scritto finora, riportiamo di seguito alcuni passaggi di due importanti sentenze della Corte di Giustizia che forniscono chiare indicazioni sull’obbligatorietà della caratterizzazione dei rifiuti:

La sentenza della Corte di Giustizia del 15 Novembre 2018 afferma che non è possibile invocare il principio di precauzione come pretesto per non applicare la procedura di classificazione dei rifiuti…[omissis]

La sentenza della corte di Giustizia, sez X, 28 Marzo 2019 cause riunite da C-487/17 a C-489/17 afferma che qualora la composizione di un rifiuto cui potrebbero essere attribuiti codici speculari non sia immediatamente nota, spetta al suo detentore, in quanto responsabile della sua gestione, raccogliere le informazioni idonee a consentirgli di acquisire una conoscenza sufficiente di detta composizione e, in tal modo, di attribuire a tale rifiuto il codice appropriato. Infatti, in mancanza di tali informazioni, il detentore di un siffatto rifiuto rischia di venire meno ai suoi obblighi in quanto responsabile della sua gestione, qualora successivamente risulti che tale rifiuto è stato trattato come non pericoloso, malgrado presentasse una o più caratteristiche di pericolo di cui all’allegato III della direttiva 2008/98

Possiamo concludere dicendo che la caratterizzazione e la classificazione dei rifiuti è un’attività obbligatoria che deve essere svolta nel momento in cui il rifiuto viene prodotto e prima che esso venga posto nel deposito temporaneo.

E’ in capo all’impresa e quindi al Produttore dei rifiuti l’obbligo di procedere allo svolgimento di tali attività anche con il supporto di un consulente esperto in materia.

Solo a seguito di tali attività è possibile redigere la scheda di caratterizzazione ossia una sorta di carta di identità del rifiuto. Tale scheda non deve però essere intesa come un documento statico ma è dinamico, si aggiorna man mano che si aggiornano i processi produttivi ed ogni qualvolta cambiamo le materie prime coinvolte nei processi.

Grazie alla scheda di caratterizzazione sarà possibile richiedere un’offerta economica all’operatore ambientale di fiducia ed operare in sicurezza.

Sono attività che già svolgi in azienda? Ritieni che il tuo processo di caratterizzazione necessiti di un miglioramento? Ambiente&Rifiuti è a vostra completa disposizione per effettuare un audit delle attività di gestione dei rifiuti nella tua azienda e fornirti un report completo di quanto riscontrato.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni o vuoi richiedere un preventivo personalizzato puoi scrivere a info@ambiente-rifiuti.com

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia

MUD 2019 – Approfondimento

Come avevamo promesso nel precedente articolo, abbiamo pubblicato un approfondimento per il MUD 2019 individuando i soggetti obbligati alla presentazione della comunicazione 2019, modalità di trasmissione, scadenza e diritti di segreteria.

L’approfondimento è consultabile qui

Buona lettura

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei Vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com