Imposte ecologiche: l’1% destinato alla tutela dell’ambiente

Tra tutte le imposte che ogni cittadino paga annualmente, ci sono anche delle imposte i cui proventi dovrebbero essere destinate all’ambiente. Ciò che non sappiamo però è quale percentuale di tali imposte è realmente destinata alla tutela ambientale.

In considerazione dello stato in cui versano i nostri territori, specialmente quelli a rischio alluvione, i pendii che necessitano di interventi affinché vengano stabilizzati permettendo alle popolazioni che vivono alle loro pendici di vivere in tutta sicurezza senza doversi far prendere da attacchi di panico ogni qualvolta i cielo promette pioggia, c’è da aspettarsi che l’intera somma dei proventi delle suddette imposte venga utilizzata a tale scopo e che tali fondi non siano poi sufficienti per porre rimedio o attivare i lavori in tali luoghi.

La realtà però è ben diversa come dimostra un’elaborazione su dati istat del Cgia di Mestre. E’ emerso, da tale elaborazione che solo l’1,1 % delle imposte ambientali versate dai cittadini e dalle imprese italiane all’erario e agli enti locali è realmente destinato alla protezione dell’ambiente.

I dati più recenti disponibili sono quelli relativi all’anno 2009 e i numeri indicano un gettito totale proveniente da tal imposta pari a 41.293 miliardi di euro. Considerando la percentuale citata è chiaro che solo 459 milioni di euro son ostati destinati realmente alla “protezione dell’ambiente” mentre la somma restante, pari a 40.835 miliardi di euro sono stati destinati per il finanziamento di altre voci di spesa.

Cosa dimostra ciò? Secondo il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, “ciò dimostra che il nostro sistema fiscale necessita urgentemente di una completa revisione.”  Proprio dopo aver assistito all’ultimo disastro ambientale, e non solo considerando le vittime, si può ben intuire che dovrebbero essere maggiori le somme destinate ad attività di manutenzione di protezione ambientale.

Come ben si sa il nostro paese è esposto in maniera eccessiva a disastri di questo genere e questi ultimi sono accentuati dalla mancanza di cura e di interventi i quali molto spesso vengono attivati solo dopo che “il danno è stato fatto”.

Secondo il segretario della CGIA “se a fronte di poco più di 41 miliardi di euro che vengono incassati ogni anno, il 99% è destinato a coprire altre voci di spesa, non possiamo più denunciare che questi disastri avvengono anche perché non ci sono le risorse finanziare disponili per la tutela del territorio.  La beffa di tutta questa storia è che a seguito di ogni alluvione che il nostro paese subisce, noi tutti ci ritroviamo a subire un aumento delle accise sulla benzina o ad una nuova tassa di scopo.”

E’ chiaro quanto ciò sia ridicolo visto ciò che i dati hanno mostrato. Sarebbe auspicabile una presa di coscienza dello stato di fatto in cui versiamo sia dal punto di vista economico che ambientale e che venga al più presto posto rimedio affinché il denaro che sulla carta è destinato alla protezione ambientale venga realmente destinato a ciò evitando di dover successivamente aumentare delle tasse già preposte a questo scopo con l’unico risultato che tale denaro viene invece destinato ad altre voci di spesa.

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